mercoledì 29 luglio 2009

Miracoli aquilani part two


LINK
di GIUSEPPE CAPORALE

In quasi tutti i 49 paesi colpiti dal sisma
i detriti non sono stati portati via

Scontro sindaci-Bertolaso
"Sulle macerie lavori a rilento"

Il sottosegretario: "A settembre chiuderemo le tendopoli,
non si può pretendere che faccia tutto la Protezione civile"


L'AQUILA - Le macerie del terremoto del 6 aprile sono ancora lì, in quasi tutti i 49 paesi colpiti dal sisma. Ferme da 113 giorni. Dopo la vicenda di Castelnuovo (riportata ieri da Repubblica), si scopre che anche in altri borghi gravemente danneggiati, la situazione è quantomeno simile, specie a Villa Sant'Angelo, Fossa, Sant'Eusanio e Tione degli Abruzzi (anche a causa degli ingenti danni). Ogni Comune dell'area del cratere, nel suo territorio, ha provveduto a pulire esclusivamente le vie d'accesso per la circolazione ed ha isolato la "zona rossa", lasciando così gran parte delle macerie al loro posto.

Alcune amministrazioni locali hanno anche predisposto siti temporanei per lo stoccaggio, ma i lavori, comunque, procedono a rilento. Non solo, all'Aquila - da giorni - è scoppiato un "caso macerie": la giunta guidata da Massimo Cialente ha affidato lo smaltimento di un milione e 500mila metri cubi di "rifiuti derivanti dai crolli connessi all'evento sismico", ad una sola ditta. Senza gara d'appalto. "Un business da 50 milioni di euro - accusa l'opposizione guidata dal capogruppo del Pdl, Gianfranco Giuliane - quanto meno sospetto per le procedure adottate". Dopo che la Guardia di Finanza ha acquisito gli atti della vicenda per approfondimenti, l'incarico è stato revocato.

E sulla vicenda "ricostruzione e macerie", ieri, è intervenuto anche il capo del Dipartimento della Protezione Civile, Guido Bertolaso: "Noi a settembre chiuderemo le tendopoli, riapriremo le scuole, ma non si può pretendere che faccia tutto la Protezione Civile. Anche le altre amministrazioni ed i cittadini si devono impegnare per affrontare i problemi e risolverli".

Questo ha risposto a margine dell'inaugurazione della strada per la funivia del Gran Sasso (risistemata dall'Esercito) alla presenza del ministro della Difesa Ignazio La Russa. Ed ha aggiunto: "La Protezione Civile ha emanato nei tempi stabiliti le ordinanze. Tocca però ad altri applicarle e ciò non sta avvenendo".

Secca e tecnica la replica del sindaco Cialente: "Al Comune dell'Aquila sono arrivati 20 milioni di euro, per far fronte alle domande di intervento delle case classificate A, B e C. Per le sole A, secondo le nostre stime ne servono 120. E poi: il prezziario regionale è incompleto; siamo sommersi da richieste di revisione per case classificate agibili. Ed i rimborsi per la ricostruzione leggera hanno procedure poco chiare".

Intanto l'1 agosto prenderà il via un censimento. Spiega Bertolaso: "Metteremo gli aquilani che sono ancora senza alloggio davanti a tre scelte: trasferirsi nelle case che stiamo costruendo, oppure andare ospiti presso parenti o amici. O andare in affitto in case che può trovare la Protezione Civile e si può eventualmente procedere a requisire le case sfitte".

LINK
di Vincenzo Bisbiglia

Ricostruzione L'Aquila.
I cittadini devono anticipare i soldi


L'AQUILA - La ricostruzione dell’Abruzzo dopo il terremoto? Ci pensa lo Stato, con i soldi dei terremotati. Il cittadino de L’Aquila che vorrà effettuare i lavori di ristrutturazione ed in molti casi di ricostruzione della propria abitazione, dovrà infatti anticipare tutta la somma e, intanto, fare richiesta di rimborso al Governo che, quando questo sarà effettuato, provvederà a restituire la somma al netto dell’Iva.

Questo è quanto si evince dagli indirizzi per l’esecuzione degli interventi firmata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri, Guido Bertolaso.
Al punto 10 dell’ordinanza, infatti, alla voce “documentazione dei lavori eseguiti, si richiedono testualmente “documenti di spesa costituiti da: computo metrico estimativo redatto sulla base del prezziario regionale; fatture di pagamento; documenti attestanti l’avvenuto pagamento delle fatture (unico valido è la copia del bonifico, ndr)” ed inoltre “rapporto fotografico dello stato post-operam e delle fasi lavorative, con relativa planimetria in cui sia indicato il punto di vista di ciascuna immagine fotografica”. In definitiva, fai eseguire i lavori, paga l’architetto, gli operai, i permessi e quant’altro e, infine, fai “richiesta” per ottenere il “contributo” (al netto dell’iva, non dimentichiamolo).

Adesso proviamo a fare un po’ di conti e prendiamo il caso, uno dei tanti, di una palazzina de L’Aquila semidistrutta dal terremoto. Mettiamo il caso che i danni totali ammontino a circa 1 milione e mezzo di euro e che questa palazzina contenga sei appartamenti: ognuno dei proprietari dovrà anticipare allo stato la bellezza di 250mila euro, probabilmente di più del valore della casa se fosse andata sul mercato prima del sisma. Ciò vuol dire che i proprietari degli appartamenti, dopo essersi accollati un mutuo nel migliore dei casi ventennale per quello che è diventato un ammasso di macerie, dovranno contrarre altri debiti (semmai gli verranno concessi dalle banche) per ricostruirli.
Insomma, pian piano sta venendo a galla l’ennesima bugia del governo Berlusconi, l’ennesima azione populista di un presidente del Consiglio tuttofare che si spreca in allettanti parole dai salotti compiacenti della tv di Stato che imbroglia gli italiani e gli fa trovare queste “divertenti” sorpresine.

LINK
di Anna

Di tetti sulla testa, ritardi ed indennizzi


Prima seduta ordinaria dopo il terremoto quella che si è tenuta ieri mattina presso l'aula del Consiglio Regionale, nel bellissimo palazzo dell'Emiciclo, sulla villa comunale di L'Aquila. Reso di nuovo agibile con poco lavoro. Ha esordito il Sindaco Cialente, rendendo finalmente noto a tutti ciò che i comitati cittadini vanno sbandierando dalla prim'ora: lo scellerato progetto C.A.S.E. non sarà sufficiente a mettere un tetto sulla testa a tutti gli sfollati. 12.500 i nuclei familiari che rimarranno senza casa per l'inverno. Fallimento ratificato, quindi: è stata ammessa la necessità di soluzioni abitative temporanee, in legno. Scempio compiuto, soldi intascati, terreno reso fertile per le associazioni mafiose, aree agricole rese per miracolo edificabili e cittadinanza disgregata fra tendopoli e alberghi. Una comunità annientata. Dopo quattro mesi in alloggi di fortuna, gli sfollati si sentono dire che avranno case temporanee. Non sarebbe stato il caso di approntare tali abitazioni per tutti e velocemente, in modo da tenere unita la comunità? Se così fosse stato, oggi, tutti saremmo nella nostra città, a minor prezzo per le tasche dei contribuenti. E' apparso chiaro che, se tutti avessimo agito, cittadini ed istituzioni locali, in coesione ed energicamente, e con decisione, forse, la Protezione Civile non avrebbe fatto di noi e dei nostri luoghi terra di conquista. Parlando di ricostruzione leggera, quella che vede le abitazioni rese agibili con lavori di medio e piccolo onere finanziario, i ritardi appaiono vergognosi. L'ordinanza del capo indiscusso dott. Bertolaso è stata firmata il 25 maggio. E' uscita il 6 giugno, ma le linee guida da intraprendere sono state rese note dall'alto solo il 23 luglio, pur decorrendo dal 6 giugno l'inappelabilità dei novanta giorni per la presentazione delle domande di contributo. A tutt'oggi, non è stato ancora designato un ufficio preposto a istruire tali pratiche. Di fatto, ancora nessuno ha iniziato a ricostruire, poichè i cavilli burocratici sono talmente macchinosi da disorientare anche il tecnico più scaltro. Se non ammanicato con chi di dovere, e dallo stesso indicato alla cittadinanza. La Regione Abruzzo non lavora insieme con il Comune di L'Aquila e, a tutt'oggi, non ha chiarito quanto sia stato stanziato, all'interno del piano finanziario, per il territorio aquilano e per le sue attività produttive. Quando Gianni Chiodi, presidente della Regione Abruzzo, ha preso la parola ed ha iniziato un breve quanto sterile excursus sulle vicende attraversate dalla popolazione aquilana, vicende che tutti gli astanti ben conoscevano, il dissenso fra i convenuti in sala si è reso palese. Il Chiodi, non amando, come il suo capo e maestro, chi non lo osanna, ha abbandonato il Consiglio, causando il successivo scioglimento dei lavori per mancanza del numero legale. E noi qui, ad aspettare che si decida delle nostre vite. Ci rendiamo conto che ci aspetta una battaglia di diritti. Una lotta per la difesa del nostro territorio, per sentirci ancora figli della nostra terra. E questo nonostante un governo che ci penalizza vergognosamente. E cerca di destabilizzarci.
Nel frattempo, oggi, a quasi quattro mesi dal sisma, è giunta per mio marito e per me la prima rata del danaro che ci ripaga per aver scelto la sistemazione autonoma. Riguarda il solo mese di aprile. Quel mese che ci ha visto dormire in automobile, e mangiare panini nei chioschi di fortuna. Il confortante importo è stato, per due, di ben centosessanta euro. E già, il terremoto ci ha distrutti il 6 aprile. Ci hanno decurtato i primi sei giorni. Cento euro a testa, diviso trenta, per ventiquattro : uguale ottanta euro. Stasera si va a ballare. Di questo passo, entro la fine dell'anno, ci avranno indennizzati con ben cinquecentottanta euro a testa. Pari a sei mesi di alloggio e vitto autonomi. Già vi ho parlato dei cinquanta euro giornalieri che uno sfollato in tenda o in albergo costa agli Italiani. Abbiamo fatto risparmiare allo stato ed ai contribuenti tutti 16.240 euro. Dicasi sedicimiladuecentoquaranta. Che non sono andati ad ingrassare albergatori compiacenti e vertici della Protezione Civile. Ci aspettiamo un applauso......

LINK
di Emilia Urso Anfuso

La ricostruzione? La pagano i terremotati.
I rimborsi? Poi…


I primi inganni del Maxi Decreto N° 39/2009 sulla ricostruzione in Abruzzo, si palesano. Prima di tutto agli Abruzzesi, ed i Media nazionali continuano ad occultare notizie ed informazioni preziose a tutti i cittadini italiani, relativamente al post sisma. Si deve infatti riflettere su un punto. Se da un lato in questo caso abbiamo i protagonisti passivi del fatto – i terremotati – è necessario pensare che, ogni terremotato abruzzese potevamo o potremmo un giorno essere noi. Con la conseguenza di ritrovarci nelle stesse identiche condizioni dei nostro connazionali che attualmente hanno un bel da fare per far si che vengano riconosciute loro, dignità ed accuratezza delle operazioni di ricostruzione.

Il punto in questione, è la nota dolente relativa agli stanziamenti per la ricostruzione. Ricordo ai lettori che, pur con promesse verbali di ben otto miliardi per la ricostruzione in Abruzzo, da parte del mondo politico, la realtà dei fatti palesa – all’interno del Decreto in questione – una somma di circa cinque miliardi, da trovare e da utilizzare da qui al 2032. C’è poco da scialare e da dormire sonni tranquilli.

Questi stanziamenti appunto, sembra che dovranno intanto esser messi dagli stessi terremotati. Per intero. Che potranno poi, richiedere allo Stato il risarcimento delle somme utilizzate per ricostruire il proprio immobile distrutto dal sisma e tramite presentazione di una serie di documenti.

Appare incredibile ma nella sua bizzarria, questa è la realtà dei fatti. Il denaro promesso come si dubitava, non c’è nelle casse dello Stato, che forse sperava davvero in un extra gettito fornito da ulteriori giochi di fortuna, come gratta e vinci e simili, così come si legge nel Decreto N°39.

Nel documento firmato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Guido Bertolaso, relativo alle norme per l’esecuzione degli interventi, si legge infatti che i cittadini dovranno presentare: “documenti di spesa costituiti da: computo metrico estimativo redatto sulla base del prezziario regionale; fatture di pagamento; documenti attestanti l’avvenuto pagamento delle fatture (unico valido è la copia del bonifico)” ed inoltre “rapporto fotografico dello stato post-operam e delle fasi lavorative, con relativa planimetria in cui sia indicato il punto di vista di ciascuna immagine fotografica”.

All’atto pratico, i terremotati dovranno prendersi cura a loro spese della ricostruzione dell’immobile disastrato, pagare quindi ogni fattura ed esibire poi la documentazione per intero, comprese fatture pagate e certificazione di agibilità da parte dell’Impresa edile costruttrice. Ed attendere poi, la restituzione degli importi pagati, ammesso che lo Stato sia poi in grado di aprire i cordoni della borsa al momento opportuno per risarcire tutti.

C’è da aggiungere peraltro, che molte persone che hanno subito gravi danni strutturali all’abitazione, stavano pagando – al momento del sisma – un mutuo proprio per pagare l’immobile acquistato. Con questa decisione quindi, non si fa altro che aggiungere danno al danno. In molti, hanno visto crollare in pratica, un debito da pagare. Oggi si ritrovano a pagarlo tre volte.

Questa nota dolente, va ad aggiungersi peraltro ad un’altra. Ad oggi, non è stato definito nulla di nuovo relativamente la decisione già presa relativamente al fatto che, i cittadini abruzzesi debbano riprendere a pagare regolarmente le tasse a partire da gennaio 2010. Appena otto mesi di tempo per respirare. In una regione in cui, moltissime attività commerciali, industriali e di servizi, sono ferme dal 6 Aprile, giorno del terribile sisma.

In altri casi, in altri terremoti, lo Stato ha garantito un lasso di tempo più ampio, proprio in virtù del fatto che, al disagio della distruzione non venisse fatto carico ai cittadini straziati dal sisma anche quello delle gabelle da tornare a pagare, prima ancora di riassestarsi economicamente attraverso la ripresa del lavoro.

Nel bailamme dei fatti e degli eventi che tengono incollati i cittadini italiani alla televisione ed alla lettura delle testate nazionali, grande è la confusione normativa e grande la non corresponsione di realtà alle garanzie date verbalmente.

Questo disastro naturale, sta svelando un disastro che promette di divenire ancor più grave. La totale mancanza di concretezza e sostegno da parte dello Stato nei confronti dei cittadini, che una volta in più, stanno vivendo una società aberrante che trascende le fondamentali necessità umane e da ampio respiro ad azioni nettamente contrarie in ordine di dignità e Democrazia.

Parlarne senza mai perdere il controllo della situazione, è un dovere che noi giornalisti non possiamo permetterci di dimenticare.

venerdì 24 luglio 2009

Anche in Iran fa tanto caldo, oggi

LINK

Iran, la polizia carica sostenitori di Mousavi
Scontri tra sostenitori dell'opposizione e forze dell'ordine vicino all'università di Teheran, dove si è tenuta la preghiera del venerdì. Secondo testimoni, gli agenti hanno usato lacrimogeni e bastoni per disperdere la folla

17 luglio, 2009 - Scontri tra sostenitori dell'opposizione e polizia vicino all'università di Teheran, dove nelle scorse ore si è tenuta la preghiera del venerdì. Secondo testimoni, gli agenti hanno usato lacrimogeni e bastoni per disperdere la folla, mentre l'ex presidente Rafsanjani - che sostiene il leader dell'opposizione Mousavi - stava pronunciando il sermone per la preghiera del venerdì. I sostenitori di Mousavi hanno interrotto il sermone - diffuso dalla tv di stato - gridando slogan in favore del loro rappresentante.

LINK

Teheran, la sfida continua. Rafsanjani attacca regime
Ieri il potentissimo ayatollah, durante la preghiera del venerdì, ha contestato i risultati elettorali, chiedendo che venga ristabilito un clima di libertà. Intanto, nella capitale iraniana, si temono altre proteste contro il governo

18 luglio, 2009 - Storico venerdì di preghiera ieri a Theran, sconvolta da nuovi scontri di piazza. Il tradizionale sermone all'università è diventato pretesto per un duro atto d'accusa contro il regime, a farlo l'ex presidente Rafsanjani, che guida l'assemblea degli esperti. Il suo discorso, trasmesso in tutto il Paese, dà vigore a un'opposizione sfiancata dalla repressione e segna ormai una frattura profonda all'interno della gerarchia iraniana. I sostenitori di Mousavi, ieri, sono tornati in piazza a migliaia e per oggi sono attese nuove proteste.

LINK

Iran, Rafsanjani sotto attacco: "Sostiene sovversivi"
Un importante giornale filo-governativo accusa l'ex presidente e attuale capo dell'Assemblea degli esperti per il sermone in cui ha appoggiato l'opposizione e le manifestazioni di protesta, durante le quali ci sarebbero stati 100 arresti

18 luglio, 2009 - Attacco degli ultraconservatori all'ex presidente Rafsanjani. "Appoggia i sovversivi", scrive un importante giornale filo-governativo, dopo il sermone con cui Rafsanjani, influente figura politica della Repubblica islamica, ha appoggiato l'opposizione e le manifestazioni di protesta seguite alla rielezione di Ahmadinejad a presidente. Durante il suo discorso, decine di migliaia di persone sono scese di nuovo in piazza, a sfidare la polizia e le milizie basiji. Ci sarebbero stati 100 nuovi arresti, secondo fonti dei manifestanti.

LINK

Iran, nuovi scontri tra polizia e dimostranti
Stando ai racconti sui social network, a Teheran la milizia basiji ha caricato e violentemente respinto centinaia di giovani che manifestavano contro il risultato delle elezioni del 12 giugno scorso. Almeno 40 gli arresti

21 luglio, 2009 - Torna la protesta nelle strade di Teheran, ma torna anche il pugno duro del regime. Stando ai racconti sui social network, nella capitale iraniana la polizia e la milizia basiji hanno respinto con gas lacrimogeni e cariche violente centinaia di giovani che manifestavano contro il risultato delle elezioni del 12 giugno scorso. Si parla di almeno 40 persone finite in carcere. Persone trascinate via, caricare su auto civili. Le nuove violenze e gli arresti arrivano a quattro giorni dalla dichiarazione dell'ex presidente Akbar Rafsanjani di stato di crisi della Repubblica Islamica.

LINK

Iran, spari sulla folla
Centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza a Teheran per protestare contro Ahmadimejad. Poche le immagini degli scontri. Soltanto i blogger e Twitter sono riusciti ad aggirare la censura ed inviare filmati choc.

21 luglio, 2009 - Il governo iraniano ha vietato ai mezzi di informazione esteri di filmare e fotografare quello che accade per le strade di Teheran. Ma le immaginie i video, per quanto sgranati e confusi, giungono lo stesso attraverso l'unico mezzo ancora a disposizione dei cittadini iraniani: Internet. In particolare, i mezzi usati sono soprattutto Twitter e Youtube dove vengono postati i video amatoriali girati dai sostenitori di Moussavi. Alcuni di questi video mostrano vere e proprie scene di guerriglia urbana, altri, le vittime di questi scontri. Immagini dure, forti, drammatiche che dimostrano il coraggio e la perseveranza della gente che ha deciso di sfidare fino in fondo il regime brutale degli Ayothollah.

LINK

Iran: Conservatori vogliono estromettere Rafsanjani

Roma, 24 lug. (Apcom) - Un documento che sarebbe stato approvato dalla "maggioranza" del Consiglio degli Esperti, avrebbe come obbiettivo l'estromissione di Ali Akbar Hashimi Rafsanjani dalla guida dello stesso potente organo al fine di "escludere definitivamente" l'influente ayatollah dalla vita politica del paese. E' quanto ha rivelato un membro del Consiglio dei Guardiani iraniano alla Tv satellitare al Arabiya. Secondo l'emittente saudita "il documento e' stato promosso da personalita' vicine al presidente Mahmoud Ahmadinejad, come gli ayatollah; Musbah Yezdi, Muhammad Yazdi e Ahmad Jannati. Quest'ultimo presidente del Consiglio dei Guardiani della Costituzione, l'organismo che ratificato la contestata rielezione di Ahmadinejad nelle presidenziali del 12 giugno scorso. Nel testo, il Consiglio degli Esperti chiederebbe a Rafsanjiani che lo presiede di ratificare le sue posizioni e di chiarirle allineandosi a quelle della Guida suprema, Ali Khamenei. Nel sermone della preghiera del venerdì scorso, Rafsanjani, criticando implicitamente la guida suprema della Rivoluzione, aveva chiesto l'apertura di un indagine per punire i responsabili delle repressioni contro i giovani dimostranti che vaveano partecipato alla protesta riformista.

LINK

Iran, manifestazione davanti a Onu
Centinaia per liberazione prigionieri

24/7/2009 - Diverse centinaia di persone, alcune in sciopero della fame, hanno cominciato a manifestare davanti alla sede dell'Onu a New York per chiedere la liberazione dei prigionieri politici in Iran, un mese dopo la controversa rielezione del presidente Mahmud Ahmadinejad. "La nostra principale rivendicazione è la liberazione di tutti i prigionieri politici" incarcerati in Iran, ha riferito Akbar Ganji, giornalista iraniano che si oppone al regime.

giovedì 23 luglio 2009

Quattro esempi di miracoli a L'Aquila

LINK
di Helene Benedetti

Added 20 hours ago - Scusate la velocità dei filmati, stavano per sequestrarmi la digitale. Nelle tendopoli è vietato entrare, filmare, fotografare, fare riunioni.
Le tendopoli sono gestite dalla Protezione Civile che assegna un Capo Campo ad ogni tendopoli i Capo Campo si comportano come militari.
Berlusconi parlava di tendopoli ben gestite, queste persone non hanno la protezione sulle tende, il sole li soffoca e si sono dovuti scavare da soli dei canali nella terra perché la pioggia allagava le tende. La signora che vedete sulla sedia a rotelle ha 81 anni ed è invalida al 100%

LINK
di Buscialacroce

L'Aquila "La situazione reale"

Sabato 18 Luglio 2009, 16:46 - Vale più un'immagine che cento parole... A L'Aquila non va tutto bene la ricostruzione ancora deve partire ammesso sempre che parta!



LINK
di Crazyhorse70

Abruzzo: cronaca di una morte annunciata

Luglio 19, 2009 - Se prendete la strada da Roma verso nord o sud e vi fate 150 chilometri, lo stacco ambientale , il cambio di epoca non lo trovate.

Se invece ve li fate verso est passate il Gran Sasso vi capita di entrare in epoche lontane come succede in pochi posti in Italia.

Incontrate paesini "dipinti" sui monti, transumanze e pastori a frotte , cafoni di Silone che ancora si inchinano ai preti ed ai maggiorenti del paese, operai che ancora parlano di scuola serale e sindacato con lo sfilatino con la frittata di peperoni e la bottiglia di vino rosso seduti per terra in fila per uno, giovani con sul viso disegnato un bel paio di cerchi rossi sulle guancie e non sono pagliacci, ma salute vento e formaggio buono, anzi formaggio vero.



Vecchi vestiti con mantelli neri e seduti sui sagrati delle chiese a parlare ancora di raccolti e si tolgono il cappellone nero quando passi perché sei teoricamente appartente ai maggiorenti, quel modo antico di sentire le differenze di classe ed i mestieri.

Sono stato sabato in Abruzzo nei 50 chilometri intorno a L’Aquila ed ho parlato con la gente vera , quella in carne ed ossa, non con i figuranti e le comparse che sbraitano per una foto col silvio.

Scusate ma non ho tempo di rendere organico e completo questo insieme di appunti presi in base a quel che ho visto e sentito ed ora faccio solo un pò di cronaca

A tre mesi dal sisma la protezione civile è impegnata ancora nella gestione dell’emergenza, ci siamo ancora dentro fino al collo.

Eppure l’utilizzatore terminale continua a fare lo scemo.

Agenzia Ansa 2009-07-16 17:51

Terremoto: Berlusconi, battuto ogni record ricostruzione

L’AQUILA – Lo Stato coprirà il 100% delle spese per la ricostruzione in Abruzzo. Lo ha affermato il premier Silvio Berlusconi nel corso della conferenza stampa tenuta al termine della sua visita nelle aree terremotate.

ROMA – “Siamo in avanti rispetto ai tempi previsti dagli esperti del settore. Le case saranno consegnate entro fine novembre”. Lo afferma il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in conferenza stampa a L’Aquila, in merito alla costruzione delle abitazioni per i terremotati abruzzesi.

La verità?

Ci sono solo un paio di cantieri veri in cui in effetti ho visto le casette antisismiche venir su a vista d’occhio tra Bazzano ed Onna ma basteranno per pochi, 12.000, se consegnate tutte ed in tempo e qui tutti ricordano settembre e non dicembre come termine di consegna promesso all’inizio dal silvietto.

Pensate che solo i terremotati con le case di tipo E, cioé completamente distrutte , sono 13.000 a L’aquila città, quindi escludendo dal conto tutti i paesi colpiti dei 49 comuni censiti.

Inoltre ci sono altre decine di migliaia di abitazioni con altre classificazioni per le lesioni subite.

Pochissimi hanno visto l’assegno di 800 euro al mese garantito a professionisti commercianti artigiani ed agricoltori per la perdita del lavoro

Le 100 euro mensili a testa per le famiglie che hanno trovato autonomamente un alloggio subito dopo il sisma?

Le aziende continuano a licenziare e gli aiuti ritardano, il governo ha già deciso che recupererà le tasse sospese da gennaio prossimo, ma é impossibile pagare le tasse più gli arretrati né ora né dopo, perchè la città è all’anno zero e nessuno lavora.

Lunedì prossimo la Commissione congiunta di finanze e bilancio discuterà gli emendamenti presentati in Parlamento, ma allo stato attuale i terremotati oltre a dover pagare i mutui, devono restituire il 100% delle tasse e degli oneri previdenziali arretrati e sospesi per il terremoto in 24 rate a partire da primo gennaio 2010.

Ricordo a tutti che in Umbria e Marche i cittadini cominciano a pagare gli arretrati delle tasse oggi, a 14 anni di distanza dal sisma. Ed e’ poi inaccettabile che dei 4 miliardi di euro stanziati dal governo per il decreto anti crisi, 500 milioni siano a carico degli abruzzesi.

I soldatini di stagno al servizio del premier venissero a vedere di persona cosa é L’Aquila oggi.

Togliendo i figuranti che si sono portati al G8 per evitare troppi vuoti e relative figuracce internazionali (proprio così!) ed i 5.000 dei cortei in gran parte poi ripartiti e che hanno fatto almeno un po’ di civilissime proteste colorate , oggi L’Aquila é un città fantasma e l’esodo verso la costa é pressoché totale.

Del resto qui se ne é parlato già abbastanza e sappiamo come tale esito sia voluto (vedi la seconda parte di Rosellina di questo post Controinformazione a 4 mani: perché papi ha preso l’ultima curva prima della fine e perché l’ Abruzzo finirà a banche e mcdonald e casette isolate con gli sponsor) ed anzi corrisponda ad una idea ben precisa e quindi tralascio il tutto e torno a fare il cronista.

Certo ho visto una nuova bella ed ampia strada che collega l’aeroporto di Preturo con la caserma di Coppito, quella del G8.

Lo svuotamento delle tendopoli va invece molto a rilento e gli abruzzesi che non avevano lesioni gravi nelle case rientrano comunque con lentezza, la terra trema e c’é ancora paura, i soldi per le riparazioni sono ancora promesse lontane da mantenere, mancano servizi essenziali come il gas.

Questa del gas é una cosa molto preoccupante qui, insieme al grosso ostacolo ai lavori che é la mancanza del prezzario.

La regione non ha fissato il prezzario per le imprese che devono inserirsi nella ricostruzione, é da un bel pò che doveva farlo ma ancora nulla.

Sembra una stupidaggine burocratica, ma senza prezzario niente lavori di ricostruzione

Il sindaco de L’Aquila ha ricevuto solo 20 milioni di euro i primi i luglio , un finanziamento relativo agli indennizzi delle case di tipo A, ovvero quelle che necessitano solo di piccole riparazioni per essere abitabili. E questi soldi non può neanche spenderli se Chiodi, il presidente della Regione , non emette il prezzario.

Notare che aveva la possibilità di farlo da più di un mese visto che il provvedimento relativo è del 25 maggio. Ora dice che lo farà in questi giorni, Vedremo e , comunque, 20 milioni di euro sono una goccia in un oceano.

Ad oggi 18 luglio ci sono ancora 143 campi tendati con oltre 23.000 persone dentro . Altre 30.000 piu’ fortunate negli alberghi. La Protezione Civile non si coordina coi comuni che non possono più anticipare niente e sono senza un lira.

Nel decreto legge del 23 giugno non c’è scritto quel che berlusconi ripete oggi e la differenza fra le panzane che racconta e la realtà vera comincia ad esser troppa.

E’ vero che lui fa propaganda tutto l’anno anche e specialmente lontano dalle elezioni .

Ed é anche vero che al G8 un po’ di luce di Obama e le pressioni indebite di Napolitano su tutti – giornalisti compresi – gli hanno evitato il temuto shock politico internazionale ma questo pagliaccio deve piantarla di lucrare continuamente ed incessantemente sulla pelle della gente che soffre.

Del resto il buon giorno si era visto dal mattino, con la prima delle 17 visite per stare “vicino” al popolo abruzzese (vedi fra gli altri Lo sciacallo e la controinformazione).

Si dice che si compri una casa in queste ore qua vicino per iniziare una fase più serena e sobria della sua vita: basta con le escort nude in piscina a villa certosa e gli spettacolini lesbo apparecchiati per lui da produttori mediaset , da ora in poi solo passeggiate salubri e parsimoniose sul Gran Sasso.

Speriamo che non ricominci a passeggiare come faceva i primi giorni sui cadaveri degli aquilani in cambio di niente : qui tutti – destra e sinistra aquilana - metterebbero la firma per avere lo stesso trattamento od anche solo un pò di meno di Umbria e Marche di 14 anni addietro.

Vado via la sera e dopo più di tre mesi l’altopiano bellissimo dove é incastonata la città é sempre lo stesso, un lugubre insieme di macchie nere senza luce se non quella della statale 17, la strada che ha segnato in superficie la traccia della faglia sottostante quella notte alle 3,32 .

Solo qualche luce dei lampioni messa in fila sulla statale 17 come per dover sempre ricordare la via che ha fatto il sisma per distruggere quel mondo e probabilmente per non farlo tornare più.

Come non tornerà mai più il centro de L’Aquila che non sarà ricostruito.

Molti qui credono che finirà un ambiente intero, un sistema di valori legato a quel mondo a quelle radici.

Io stesso che passavo oltre il Gran Sasso e riuscivo veramente a "staccare" la spina perché incontravo qualcosa di veramente lontano e diverso, più, molto di più dei 150 chilometri che distano da Roma, forse lo spazio era in termini di anni…

Io stesso, dicevo, la penso come loro.

LINK
di RedO

E' iniziata la vera emergenza

24/5/2009 13:00:00 - Vivo sulla costa adriatica abruzzese, a 15 km. dalle prime case dichiarate inagibili, a meno di 100 km. di strada dall’epicentro del sisma che il 6 aprile ha devastato L’Aquila ed altri centri della regione.

E’ passato più di un mese e al TG5 o su Rai-Tre Regione Abruzzo parlano di fase 2, quella che segue l’emergenza ormai terminata. In TV ora parlano di villaggi temporanei, e di carotaggi per progettare le fondazioni e l’isolamento sismico. Per progettare al meglio... 20 insediamenti abitativi ben disegnati, ammiccano dallo schermo. Evitare baraccopoli provvisorie, questo è l’obiettivo immediato, e se proprio dovessero esserci è solo in posti come Onna ad esempio, perchè lì la gente vuole restare vicino alle sue case. Poi passano le immagini della delegazione francese che studia il sito del G8, seguite da quelle di un assessore campano, venuto a firmare un protocollo di intesa con l’omologo abruzzese per fornire aiuto.

Riavvolgo il nastro: “Terminata l’emergenza... Terminata l’emergenza...”. Poi arrivano i soliti servizi dei giornalisti d’assalto, che dedicano il doppio del tempo speso a parlare delle speranze dei senzatetto, a parlare della gara fra risotti alla milanese e della mostra dei cioccolatai belgi. Purtroppo non è una battuta.

“Terminata l’emergenza”, ci dicono, con migliaia di persone in tenda, con migliaia di persone temporaneamente dislocate sulla costa. Tra qualche giorno faranno vedere com’è divertente stare in tenda d’estate, …

… ci spareranno due chitarre e un fuocherello fuori dalle tende, seguiti rigorosamente dai primi bagni a Mondello, e tutti saremo più tranquilli. Anzi, sotto il solleone qualcuno invidierà anche i fortunatissimi sfollati sulla costa che, a spese dello stato, si godono quella meravigliosa sabbia fine e bianca. Del resto, la amavano così tanto da utilizzarla nelle colonne portanti di casa.

E così ad emergenza finita ognuno sarà libero di esprimere quello che ha dentro, senza vergogna e senza manti pietosi, dato che in TV dei morti non si parla più. Addirittura Obama andrà a L’Aquila: cosa aspettano i “vacanzieri” terremotati a tornare a casa? Anzi, già che ci siamo, perchè aiutarli noi a ricostruire quello che loro hanno malcostruito? E quelle storielle di terremotati, che circolano già da queste parti, che parlano sempre di maleducati senzatetto arraffoni o cinici mercanti approfittatori di questa favorevole situazione, saranno sempre più sulla bocca di tutti.

Nessuno ripenserà a quelle donne arrivate ancora in pigiama due giorni dopo il terremoto, nessuno ricorderà i tanti deboli travolti da questa tragedia, nessuno saprà di quelli che ancora oggi girano con le scarpe piegate dietro, tipo pantofola, perchè non hanno trovato quelle della loro misura.

Basterebbe fare un giretto sul posto e guardare in faccia questi delinquenti che vivevano nelle case dei padri, basterebbe ascoltare con attenzione le domande idiote fatte dai camerieri col microfono – i nostri giornalisti - a incravattati generali e incipriate generalesse di questo o quel corpo protettore di civili. Vi rendereste conto di quanto l’emergenza non sia finita, e che la vera emergenza stia nell’interesse a farci voltare dall’altra parte, per ricominciare a fare i propri comodi.

Finiti gli spot in TV i nostri concittadini, degradati a nullatenenti dalla natura, finiranno allegramente sullo stesso gradino sul quale releghiamo i più poveri. Quale gradino? Quello che gli pare, purchè non sia il nostro, e purchè stia lontano dal nostro.

Distratti dai barconi, ma abituati a respingere chi navighi bisognoso verso il nostro portafoglio, dimentichiamo facilmente che a pochi chilometri da casa nostra c’è chi fa pipì in un bagno chimico e già in questi giorni vive a 40° di temperatura nelle spianate attrezzate di tende.

Per loro moltissimi di noi hanno dato anche più di quello che potevano, in termini di tempo e di denaro, altri hanno devoluto l’sms di prassi e magari oggi si chiedono perchè uno viva addirittura in una casa non antisismica ed abbia bisogno dell’aiuto incondizionato di altri per ricostruirla.

La percezione sterilizzata delle tragedie a cui ci ha abituato la TV, l’inconsapevolezza di quel che succede a pochi passi da casa nostra se i media non ce la raccontano, ci porta, erroneamente, a credere di poter esprimere opinioni completamente slegate dalla realtà che vivono i protagonisti di queste tragedie. Tanto chi soffre sta al di là dello schermo, male che vada cambiamo canale.

E’ la solidarietà, la pietà per chi soffre, ad essere in vera emergenza, bisognosa di decreti, soglie e leggi per essere esercitata.

Un sisma che ha disastrato le coscenze, con i sussulti della miseria che avanza e le onde sismiche dei servizi che vengono sempre più tagliati. Ognuno di noi vive sempre più arroccato a difesa dei suoi pochi privilegi, pronto a cannoneggiare chiunque tenda la mano bisognoso.

E meno male che L’Aquila non è troppo a nord ne troppo a sud, che gli abitanti non sono abbastanza scuri o gialli da suscitare i soliti discorsi, che a pezzi siano cadute cupole e campanili e non minareti o templi d’altra foggia.

Altrimenti si rischiava che in autunno qualcuno proponesse di imbarcare quei poveretti verso sud, con la scusa di non fargli soffrire il rigido inverno abruzzese.

Patrizia e Silvio: la terza parte delle registrazioni

LINK

Ecco il terzo blocco delle registrazioni realizzate da Patrizia D'Addario. E la ricostruzione di tutte le menzogne raccontate dal premier. Un castello che sta crollando sotto il peso di questi nastri.

I "consigli" di Silvio

PD:
Un giovane sarebbe già arrivato in un secondo. Sai, cioè, sarebbe arrivato...I giovani hanno un sacco di pressioni...
SB: Però se posso permettermi (...) il guaio secondo me è di famiglia
PD: Quale?
SB: Avere l'orgasmo
PD: Sai da quanto tempo non faccio sesso da come ho fatto con te stanotte? Da molti mesi, da quando ho lasciato il mio uomo...E' normale?
SB: Mi posso permettere? Tu devi fare sesso da sola...Devi toccarti con una certa frequenza
ASCOLTA L'AUDIO

Durante i festini con le ragazze e Patrizia D'Addario Berlusconi racconta particolari e dettagli della residenza del premier

Le meraviglie di villa Certosa

SB: Questo è l'ingresso della gelateria questa qua è la gelateria guarda che meraviglia questa è la gelateria con tutti i posti per i gelati
PD: Ah, è il mio posto ideale ...
SB: Qua c'è... qua c'è la fabbrica dei gelati ...
PD: E i gelati chi li fa?
SB: Questo è un altro lago ...
PD: Con i cigni?
SB:
PD: ... con i cigni
SB: Sì, ma poi li tiriamo fuori perché vogliamo avere l'acqua pulita per fare il bagno ...
SB: Questa è una balena fossilizzata
SB: Sotto qua abbiamo scoperto 30 tombe fenice ... del 300 avanti cristo
SB: Ecco, vedi, questi qua sono i meteoriti. Questi son quelli che mi ha regalato ... visti questi qua io sono andato in India ... questo qui è il labirinto .... che ti ho detto.
ASCOLTA L'AUDIO

(22 luglio 2009)

...quale migliore in bocca al lupo per me stessa!



LINK

Barbara Matera (Lucera, 9 dicembre 1981) è una annunciatrice televisiva, attrice e politica italiana.

Carriera nello spettacolo

Dopo le scuole superiori a Lucera, Barbara Matera ha tentato il test d'ingresso alla Normale di Pisa senza superarlo. Si è quindi traferita a Roma, dove ha studiato Scienze dell'Educazione e della Formazione all'Università "La Sapienza" di Roma, senza aver ancora conseguito la laurea, come lei stessa ricorda.

È stata pre-finalista al concorso regionale di Miss Italia 2000, svoltosi in Puglia.

I suoi esordi televisivi sono stati la partecipazione alla trasmissione della Gialappa's Band Mai dire Domenica come "letteronza" (in onda su Italia1), e in Chiambretti c'è (in onda su La 7) come valletta.

Dal 21 settembre 2003 al 2007 è annunciatrice per Rai Uno.

Nel 2003 partecipa al film Ma che colpa abbiamo noi con Carlo Verdone. Nel 2007 appare su Raiuno nella miniserie tv La terza verità, per la regia di Stefano Reali, nel ruolo di una giornalista umbra. Nello stesso anno interpreta Francesca Rossini nella settima stagione della serie tv Carabinieri, in onda su Canale 5, ed è protagonista di una puntata della serie tv di Raiuno Don Matteo 6, nel ruolo di Laura.

Nel 2009 è tra gli interpreti del film tv di Canale 5, Due mamme di troppo, regia di Antonello Grimaldi.

Carriera politica

Dal 2001 è militante in Forza Italia. Ha partecipato come volontaria insieme ai giovani di Forza Italia alle diverse campagne elettorali dal 2001 ad oggi, prendendo parte a diverse manifestazioni.

Nel 2008 le viene offerta la candidatura alla Camera dei Deputati, ma la rifiuta.

Nel 2009 viene candidata al Parlamento Europeo, per le elezioni europee del 2009, nelle file del Popolo della libertà.

Presentando la sua candidatura, Berlusconi commenta:
« Barbara Ma­tera è laureata in scienze politi­che, me l’ha consigliata Gianni Letta, è la fidanzata del figlio di un prefetto suo amico. Ecco, ha fatto una parte in Carabinie­ri 7 su Canale 5, ma mai la veli­na.»

Barbara Matera ha successivamento smentito la laurea attribuitale e confermato il fidanzamento.

Nella circoscrizione Sud, in cui si è presentata, Barbara Matera ha raccolto 129.994 preferenze, seconda solo a Silvio Berlusconi.

mercoledì 22 luglio 2009

Intervento di Gioacchino Genchi, Via D'Amelio, Palermo, 19/07/2009




Entrato in Polizia nel 1985 è attualmente Vice questore a Palermo. In aspettativa sindacale non retribuita dal 1° giugno 2000 ha ripreso servizio il 4 febbraio 2009 . Ha collaborato come consulente informatico con molti magistrati tra cui Giovanni Falcone e Luigi de Magistris. Esperto di informatica e telefonia si occupa di incrociare i tabulati delle telefonate in processi di grande importanza, quali quelli sulla mafia.

Arrivò due ore dopo nel luogo della strage di via D'Amelio, individuando nel castello di Utveggio il luogo da cui sarebbe stato azionato il radiocomando dell'esplosivo utilizzato per la strage. Secondo Salvatore Borsellino in quel castello si sarebbe celata una base del Sisde.

È stato recentemente coinvolto dalla stampa e dal Presidente Silvio Berlusconi in merito a un presunto scandalo di intercettazioni. Avrebbe, secondo alcuni, intercettato 350.000 persone (non viene indicato in quanto tempo questo sarebbe avvenuto). In realtà Genchi si occupa di tabulati telefonici quindi niente a che vedere con le intercettazioni.

Nel febbraio del 2009 è stato aperto un procedimento penale a carico di Gioacchino Genchi presso la Procura di Roma. Il 13 marzo 2009 i carabinieri del Ros su mandato della procura di Roma sequestrano il cosiddetto "archivio segreto" di Genchi, cioè i computer con i dati raccolti da Genchi per il suo lavoro di consulenza a diversi magistrati. Genchi si è difeso in un'intervista pubblicata su internet, parlando delle responsabilità dei suoi accusatori.

Il Tribunale del Riesame ha annullato il sequestro e la perquisizione dei tabulati telefonici spiegando che i reati contestati erano inesistenti. La Procura di Roma comunque non ha restituito i tabulati a Genchi; Il 7 maggio 2009 la Procura della Repubblica di Roma ha impugnato per Cassazione le ordinanze con le quali il Tribunale del riesame l'8 aprile ha annullato il sequestro del cosiddetto 'archivio segreto' di Gioacchino Genchi.

Il 26 giugno 2009 Genchi viene scagionato. Viene chiesto da Eugenio Selvaggi, sostituto procuratore generale della Cassazione, che i giudici della quinta sezione penale dichiarino inammissibile il ricorso che la Procura di Roma aveva presentato contro l'annullo del sequestro dei tabulati ordinato dal Tribunale del Riesame.

(da wikipedia.org)

Zanicchi, il Bangladesh e l’assenteismo «da fiction»

LINK
di Maria Laura Rodotà

La cantante nominata vicepresidente della Commissione Sviluppo dell’europarlamento: aiuterò i bambini


E io tra di voi... «Che non parlo mai» nel suo caso pare una forzatura, sarebbe meglio «che parlo parecchio». La neo-vicepresidente nonché Aquila di Ligonchio nonché diva della canzone diventata presentatrice diventata politica berlusconiana è fatta così. Nel 1971 Iva Zanicchi aveva inciso l’album Caro Aznavour, con brani del cantautore franco-armeno («Io tra di voi» è il più famoso).

Nel 2009 è stata rieletta eurodeputato («mi avevano eletto nel 2004 ma poi son successe cose strane, e son diventata prima dei non eletti, sono subentrata nel 2008»); prima delle elezioni era risultata recordwoman dell’assenteismo («insomma, assenteista per modo di dire, avevo firmato un contratto per una fiction di otto puntate e i contratti si rispettano, l’ho detto che se mi avessero rieletto mi sarei impegnata »); ora, a Europarlamento insediato, è vicepresidente di una commissione importante, quella per lo Sviluppo, si occupa del terzo mondo e dei fondi per gli aiuti (e altro che eurofannullona, «devo star lì tre-quattro giorni a settimana a laurà, come si dice a Milano»). Ora però Zanicchi si preoccupa perché la fiction, «Caterina e le sue figlie», «io, Virna Lisi e trecento altre attrici», andrà in onda in autunno, «e diranno ancora che sono assenteista, ma io non sono andata alle sedute perché dovevo girare».

Insomma, non è colpa di Sanremo (dove ha cantato «Ti voglio senza amore», forse male interpretato come inno al desiderio femminile maturo; magari era delusa dai criteri di selezione del Pdl): «Ohi, Sanremo dura tre giorni». Anche cinque, ma ora è un’altra storia. Perché «se è vero che un miliardo di persone va a letto senza cena, se è vero che i bambini del Bangladesh non riescono a concentrarsi a scuola per la fame, allora l’Europa deve fare la sua parte. Dare degli aiuti, aiuti mirati, eh. Perché poi hanno fatto anche tante porcherie. E a questo punto, me lo lasci dire, col G8 e tutto Berlusconi ultimamente si è comportato benissimo. Il resto del carlino, si dice al mio paese, lo facciamo fare a Dio che è santo vecchio». Più anziano del premier. E soprattutto di alcune candidate giovani, attraenti, e molto seguite in campagna elettorale.

Onorevole Zanicchi, prima delle Europee lei si era lamentata perché la lasciavano un po’ sola: «Non un po’, totalmente sola. Capisco che era importante aiutare le new entries, ma forse l’hanno preso un po’ troppo alla lettera. Comunque sono andata per mercati, per negozietti, la gente mi vuole bene e mi ha votato. E sa quanto ho speso per la campagna? Cinquemila euro per 22.117 voti. Faccia lei il conto». Quattro euro e quaranta a voto, Ok il prezzo è giusto, chi conosce Zanicchi ricorda il quiz da lei condotto dal 1987 al 2000, che fu una storica trasmissione di Mediaset.

Nel 2000 alcune sue neocolleghe erano bambine: «Ma non sono mica veline. La Lara Comi è laureata alla Bocconi, non si dice sempre "è laureata alla Bocconi" per dire una bella cosa? La Licia Ronzulli ha lavorato come volontaria, è una caposala… La Barbara Matera è talmente carina, via, qualche bella ragazza, qualche bel ragazzo aiutano sempre, lì è tutto un vecchiume ». E poi: «Ora dobbiamo dimostrare quello che valiamo. Non devono pensare: quella è una cantante, quella è una fisioterapista, che cavolo vuol dire. Io sono orgogliosa di essere una cantante, canterei sempre, forse farò una serata a Strasburgo con i colleghi». Farà "Io tra di voi", per prenderli in giro, forse.

Silvio, Marcello e la raccomandata affettuosa di Mangano



Silvio: Pronto?
Marcello: Pronto.
Silvio: Marcello!
Marcello: Eccomi!
Silvio: Allora, è Vittorio Mangano.
Marcello: Eh!
Silvio: ...che succede se ha messo la bomba.
Marcello: Non mi dire!
Silvio: Sì.
Marcello: E come si sa?
Silvio: E... da una serie di deduzioni, per il rispetto che si deve all'intelligenza.
Marcello: Ah, è fuori?
Silvio: Sì, è fuori [fuori dal carcere, in libertà].
Marcello: Ah, non lo sapevo neanche.
Silvio: Sì; questa cosa qui, da come l'ho vista fatta con un chilo di polvere nera, una cosa rozzissima, ma fatta con molto rispetto, quasi con affetto... è stata fatta soltanto verso il lato esterno. Secondo me, come un altro manderebbe una lettera o farebbe una telefonata, lui ha messo una bomba.
Marcello: Alla Mangano, sì sì.
Silvio: Un chilo di polvere nera, cioè proprio il minimo...
Marcello: Sì, sì, cioè proprio come dire mi faccio sentire, sono qui presente.
Silvio: Sì. Uno: "ma è arrivata una raccomandata, caro dottore?" Lui ha messo una bomba.
(risate)
Marcello: Lui non sa scrivere!
(risate)
Silvio: Su con la vita!
Silvio: (...) la verità ai carabinieri gli ho detto, (...) telefonata, io trenta milioni glieli davo. Scandalizzatissimi. "Come trenta milioni?! Come?! Lei non glieli deve dare, noi l'arrestiamo!" Gli dico: "Ma nooo, su', per trenta milioni!" Poi mi hanno circondato la villa, no? (...) sera siamo usciti, io ([e Fedele?]) dalla macchina, paurosissimi (...)
Marcello: Ormai non sei uscito più.
Silvio: Poi casomai vediamo.
Marcello: Va be', sentiremo.

Come volete che si stia qui... ma lo sappiamo solo noi

LINK
di Laura Tarantino, Università dell'Aquila

La gente mi chiede come sto. Come volete che stia? DI MERDA. Stiamo tutti di merda, 70.000 persone stanno di merda. Senza casa, senza la città, senza tessuto sociale, senza gli uffici. Molti di noi non rientreranno nella loro casa se non tra molti anni (me compresa), molti di noi non ci rientreranno più, perché la casa la hanno già perduta, o perché gliela stanno per abbattere. Tutti non rivedremo la città ricostruita prima di 7/8 anni, almeno. Le persone anziane rischiano di non rivederla mai più.

(Tra parentesi: non viene neanche data comunicazione ai proprietari che le case vengono abbattute, ci si aspetta che siano loro ad informarsi. Che so, una cosa tipo: "scusi, che per caso state per abbattermi la casa? ah no? allora che faccio, ripasso tra qualche giorno e magari me lo dite?")

E intanto che facciamo? Chi può lavora, lavora 100 volte più di prima, lavora in condizioni disastrate e disperate. Anche perché tutti gli aspazi agibili in città sono stati occupati dalla Protezione Civile, obbligando altri operatori cruciali per la ripresa della città, come l'Università ad esempio, ad andare altrove. Una Protezione Civile che, con le parole del rettore Di Orio «ha una visione dell’occupazione degli spazi inquietante», parole su cui non posso essere più d'accordo (http://www.corriereuniv.it/2009/06/laquila-il-rettore-chiede-spazie-attacca-bertolaso-pigliatutto/, o anche http://www.campus.rieti.it/jw/news/attualita/644-laquila-di-orio-attacco-frontale-a-bertolaso-linquietante-occupazione-di-spazir.html).

Non tutti però riescono a lavorare, neanche in condizioni disastrate. E' il caso dei dipendenti della Transcom, 360 persone poste in mobilità. La direzione generale spiega di non essere più in grado di pagare gli stipendi perché non più competitiva anche a causa del terremoto del 6 aprile, che ha reso inagibile la sua sede.

E' il caso dei dipendenti della Technolabs - uno dei più importanti Centri di Ricerca e Sviluppo del centro-sud Italia a capitale esclusivamente italiano - 100 (su 160) dei quali hanno solo la prospettiva di 13 settimane di cassa integrazione a partire dall'inizio di agosto.

A fronte di questa drammatica situazione, qual è la risposta del governo per rilanciare l'economia? Ad esempio quella di richiedere ai residenti del 49 comuni del "cratere", a partire da gennaio 2010, la restituzione dell'IRPEF non versata a seguito del terremoto, da effettuarsi al 100% in 24 rate. Per darvi un parametro di confronto, nei paesi colpiti dal terremoto dell'Umbria, l'Irpef non venne versata per 24 mesi, e viene restituita ADESSO, dopo dieci anni e più, al 40% e in 120 rate (situazione analoga si verificò per gli alluvionati in Piemonte).

Cosa passa invece dai mezzi di comunicazione "istituzionali"? Passa la voce di un Presidente del Consiglio che grida al miracolo per la costruzione di alloggi per circa 13.000 persone, quando allo stato attuale solo il 54% delle abitazioni fuori del centro storico è agibile. Se la stessa percentuale fosse valida anche per il centro storico i conti sono presto fatti: circa 35.000 sfollati (tralasciamo poi l'incresciosa situazione del centro storico di cui posso dare testimonianza diretta: del nostro futuro a tutt'oggi non sappiamo nulla, nulla di nulla al di là di poche parole del premier: «nel centro storico il tempo sarà contato non in mesi ma in anni»).

E basta. Questo è il suo miracolo. E ad agosto il premier vuole prendere casa all'Aquila per seguire i lavori di queste casette perché, parole sue, «l'occhio del padrone, come si dice, sappiamo cosa produce..» (padrone? Padrone? siamo noi i padroni della nostra città, caro premier).

Racconto queste cose, fuori dal "cratere" e la gente sembra non credermi. Abbiamo tutti la sensazione di essere stati abbandonati.

Ma anche qui, tranne in rare eccezioni, le informazioni sulla situazione dei terremotati continuano ad essere condivise solo dai terremotati stessi. E così continuiamo a parlarci addosso.E il resto d'Italia continua a non sapere niente.

E voi, che pensate di fare? Continuare a guardarci come poveri animali allo zoo, che forse stanno anche diventando un po' noiosi a fare e dire sempre le stesse cose da tre mesi? Bè, temo proprio che la noia continuerà per qualche anno...

martedì 21 luglio 2009

Intervento di Francesco Saverio Alessio, Via D'Amelio, Palermo, 19/07/2009



Francesco Saverio Alessio - San Giovanni in Fiore, 1958. Autore con Emiliano Morrone di La società sparente - Neftasia Editore S.r.l. 2007. Vicedirettore di lavocedifiore.org, presidente di emigrati.it Associazione Internet degli Emigrati Italiani onlus, web master, web content, web designer e fotografo dei siti web: emigrati.it - emigrati.org - lavocedifiore.org - lasocietasparente.blogspot.com - ndrangheta.it - cultura-mediterranea.blogspot.com - mediazioneculturale.it - oxford-teaching.com - florense.it

Intervento di Francesco Barbato, Via D'Amelio, Palermo, 19/07/2009




Francesco Barbato - Nato a CAMPOSANO (NAPOLI) il 3 novembre 1956, Laurea in scienze politiche; Talent scout di Compagnie di Assicurazione e Procuratore-agente generale di assicurazioni - Eletto nella circoscrizione XIX (CAMPANIA 1) - Lista di elezione: DI PIETRO ITALIA DEI VALORI - Proclamato il 29 aprile 2008, Elezione convalidata il 18 dicembre 2008 Iscritto al gruppo parlamentare ITALIA DEI VALORI dal 5 maggio 2008 - Componente dell'organo parlamentare VI COMMISSIONE (FINANZE) dal 14 maggio 2008.

19 luglio. Via D'Amelio. 1992. Strage di Stato

AUDIO INTEGRALE


ASCOLTA I SINGOLI INTERVENTI

I nuovi audio di Silvio e Patrizia

LINK

Dopo quelle pubblicate ieri, ecco altre quattro registrazioni realizzate dalla escort Patrizia D'Addario prima e in seguito agli incontri con il Presidente del Consiglio a Palazzo Grazioli. Dagli accordi con Tarantini alla colazione con il premier

«Alle nove e un quarto vi passa a prendere l'autista e andiamo lì...». Giampaolo Tarantini spiega a Patrizia D'Addario come si deve comportare per l'imminente incontro con il premier Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli. Siamo a metà ottobre del 2008, la ragazza di Bari registra ogni cosa. L'accordo sui soldi, i gusti di Silvio. «Lui non ti prende come una escort, ti prende come un'amica mia», le dice Gianpi. Che però aggiunge: «Mille ora già te li ho dati, poi se rimani con lui ti fa il regalo solo lui».
Dopo la pubblicazione delle registrazioni che dimostrano che Berlusconi ha mentito e che Patrizia D'Addario ha detto la verità, "L'espresso" pubblica qui in esclusiva i nuovi audio delle feste nella residenza del presidente del Consiglio.

Nel primo incontro di ottobre Berlusconi, tra musica e barzellette, esalta il Belpaese e le sue opere d'arte paragonandolo con le "cadenti" chiese di legno della Finlandia. Poi fa una piccola lezione di economia, spiegando che dopo due mesi sarebbe diventato il capo del G8. «Io sono l'unico al mondo che lo ha presieduto due volte. Siccome si va a sedici...Ora sono in-su-pe-ra-bi-le».

Patrizia D'Addario, quella sera, torna in albergo. Ma dopo due settimane, il 4 novembre, decide di rimanere a dormire con il premier. La notte la passano insonni, i due fanno colazione la mattina presto. Obama è stato appena eletto presidente degli Stati Uniti. Silvio e Patrizia sorseggiano tè e caffè. E una tisana "superdolce", come dice la escort, che svela a Berlusconi il suo cognome. E insieme commentano la notte d'amore.

LINK

Ottobre 2008. Prima di andare a Palazzo Grazioli Gianpaolo Tarantini e Patrizia si mettono d'accordo sulla serata a casa del premier

GT: Allora ...
P: mi volevi parlare?
GT: non volevo parlare, volevo dirti... che alle nove e un quarto vi passo a prendere l'autista e andiamo lì ...
Ragazza: andiamo lì ... poi se lui decide rimani lì ...
P: ...e mille per la serata.
G: Mille ora già te li ho già dati ... poi se rimani con lui ... ti fa il regalo solo lui ... ah ... vedi che lui non usa il preservativo ... eh
P: Ma non esiste una cosa senza preservativo ... come faccio a fidarmi?
G: Ma ... è Berlusconi ...
P: Ma tu chi sei? Guarda che ... sai quanta gente è rimasta ...
G: Sai quanti esami fa lui?
P: Lo so, ma ... sai ... per noi donne è anche più bello ... voglio dire ... ma sentire una cosa del genere ...
G: Tu puoi decidere, però lui non ti prende come escort, capito? lui ti prende come un'amica mia, che ho portato ...
ASCOLTA L'AUDIO

E' la mattina del 5 novembre. Obama è il nuovo presidente Usa, Silvio e Patrizia fanno colazione a Palazzo Grazioli

PD: Scusami (ero in bagno)
SB: Allora, come stai?
PD: io bene. Tu?
SB: Tranquillo. Allora, prendiamo il caffè o il tè?
PD:
SB: Allora io vado via, tu ti leggi il giornale
PD: Che prendo?
SB: C'è di tutto di più
PD: E' dolcissimo sai. E poi la tisana era superdolce
SB: Ecco perchè non lo giro, perchè mi fregano con questo fatto
PD: Il miele non è zucchero
PD: Che dolore, all'inizio mi hai fatto un dolore pazzesco
SB: Ma dai! Non è vero!
PD: Ti giuro, un dolore pazzesco all'inizio
SB: Mi vuoi dare il cognome?
PD: Si, è un cognome famoso. C'è una grossa concessionaria che fa pubblicità, un grosso dottore ginecologo
SB: (legge un biglietto?) D'Addario?
PD: Sì, non è tanto comune....
SB: D'Addario...
ASCOLTA L'AUDIO

E' ottobre 2008. La Lehman Brothers è fallita da poco. Berlusconi fa un comizio di economia davanti a Patrizia D'Addario, Giampaolo Tarantini e gli altri ospiti

SB: Perché vado a Berlino? Vado a Berlino per la riunione Europa Asia. Ma invece a partire dal primo di gennaio sono il responsabile dell'organismo internazionale che governerà l'economia del mondo
VOCE FEMMINILE: Eeeehhh
SB: che si chiama ora G8, poi sarà G14 con dentro India, Cina, Sud Africa, Messico , Egitto, Brasile. E poi G16... E io dovrò andare in tutti questi paesi e per un anno dare l'avvio alla gestione dell'economia mondiale che non si è reso possibile...Per cui è un organo che raccoglie i leader dell'80 per cento dell'economia che devono decidere di applicare le leggi dell'economia in un momento complesso di crisi...Io per avventura...io sono l'unico al mondo che ha presieduto due volte nel 1994 e nel 2002, non c'è nessun altro che ha presieduto due volte...Siccome si va a sedici, uno deve stare lì, e si fa un anno ciascuno, ora sono in-su-pe-ra-bi-le...tre volte! ed è un grande risultato per l'Italia...
ASCOLTA L'AUDIO

Continua la festa a Villa Certosa. Berlusconi parla con Patrizia delle opere d'arte italiane

SB: io sono andato in Finlandia...mi hanno fatto vedere una cosa...una chiesa di legno, cadente...Noi qui abbiamo...40mila parchi storici con tutti i tesori dentro, 3500 chiese, 2500 siti archeologici, pari al 52% di tutte le opere d'arte catalogate al mondo e al 70 % di tutte le opere d'arte catalogate in Europa: questa è l'Italia.
PDA: E' perché non vengono più?
ASCOLTA L'AUDIO

Silvio e Patrizia, ecco gli audio

LINK

Il gruppo l'Espresso pubblica le intercettazioni di alcuni dialoghi tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e la escort Patrizia d'Addario.

Nella conversazione, registrata lo scorso autunno a Palazzo Grazioli, già rimbalzata su Youtube, si sente una voce maschile, attribuita a Berlusconi, che si rivolge ad una donna e parlano di un letto, regalato dal primo ministro russo Putin. Dal dialogo dei due si evince che proprio in quel letto i due si ritroveranno di lì a poco, dopo aver fatto una doccia, ciascuno per conto suo. L'Espresso pubblica poi le conversazioni tra D'Addario e Tarantini su quanto sarebbe avvenuto in quegli incontri.

Le conversazioni confermerebbero la versione data dalla donna, secondo la D'Addario infatti, Berlusconi avrebbe in effetti un letto a baldacchino regalato proprio da Putin.

Patrizia D'Addario, barese, 42 anni, è al centro di una inchiesta giudiziaria a Bari nella quale Berlusconi non risulta indagato riguardante un giro di escort che avrebbe preso parte ad alcune serate a Palazzo Grazioli organizzate con l'intermediazione dell'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, accusato di corruzione.

La D'Addario ha dichiarato alla stampa di aver incontrato Berlusconi due volte e di aver ricevuto la promessa di 2.000 euro di compenso per ogni incontro.

La D'Addario ha affermato di avere le registrazioni degli incontri a Palazzo Grazioli i nastri sono stati acquisiti dalla magistratura.

Parla il portavoce del Pdl
"Il gruppo Espresso-Repubblica è come il proverbiale ultimo giapponese. Ma, nonostante tanti sforzi, la bolla del pettegolezzo e del fango contro Silvio Berlusconi e il governo si è già sgonfiata. E allora resta solo il tentativo patetico di rianimare una campagna giornalistica già morta". Daniele Capezzone, portavoce del Popolo della Libertà, conclude dicendo: "Si rassegnino, e si facciano una vacanza: ne hanno evidentemente bisogno".

La reazione dell'avvocato Ghedini
Materiale "senza alcun pregio, del tutto inverosimile e frutto di invenzione". Così in una nota Niccolò Ghedini, consulente giuridico e avvocato del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, definisce le registrazioni apparse oggi su 'L'Espresso' tra il premier e Patrizia D'Addario.

"Come risulta dagli atti, la D'Addario - si legge nella nota di Ghedini - ha consegnato delle registrazioni asseritamente eseguite, alla Procura della Repubblica di Bari, e che sono tuttora in possesso di tale Procura, sottoposte a regime del segreto di indagine e del divieto assoluto di pubblicazione. La veridicità e la liceità delle asserite registrazioni erano già state contestate. Alla luce della lettura di quelle pubblicate sul sito di Repubblica, e l'autorità giudiziaria competente si auspica verifichi come i giornalisti ne siano entrati in possesso, non si può che ritenere trattarsi di materiale senza alcun pregio, del tutto inverosimile e frutto di invenzione".

"Comunque la pubblicazione integra è di per sè un illecito che dovrà essere perseguito, e nei confronti di chiunque ritenesse di riprendere tale materiale saranno esperite tutte le azioni legali del caso", conclude Ghedini.

LINK

Le registrazioni degli incontri con il premier fatte dalla escort D'Addario a Palazzo Grazioli. La prima festa a metà ottobre e poi la notte trascorsa assieme il 4 novembre 2008. Ecco le prove che la donna che ha chiamato in causa il presidente del Consiglio dice la verità

Dalle presentazioni con i nomi di fantasia, come Alessia o Clarissa, all'appuntamento post doccia nel "letto di Putin", ai resoconti della serata con Giampaolo Tarantini, a quel "ciao tesoro" telefonico con il quale, Berlusconi, la congeda prima di partire per Mosca.

Gli incontri tra il presidente del Consiglio e l'escort Patrizia d'Addario sono rimasti impressi nei nastri che oggi L'espresso è in grado di rivelare in esclusiva.

Questi nastri rappresentano la prova che gran parte delle affermazioni, rilasciate dalla escort barese nelle sue interviste, nonché dinanzi ai magistrati, sono vere, e confermate dagli audio che lei stessa ha registrato a Palazzo Grazioli.

Siamo a metà ottobre 2008 e i nastri riportano "l'anticamera" delle ragazze, che attendono di essere accompagnate dal premier, annunciato come un "presidente un po' allegro, che dice qualche barzelletta e canta". Le ragazze chiedono se potranno cantare con lui. Poi si passa alle presentazioni. Il premier le approccia attraverso un cordiale "Ciao, come va?" e un galante complimento alla loro bellezza. Le donne sono altrettanto cordiali, ma parecchio imbarazzate. Almeno finché non si rompe il ghiaccio, quando esclamano, ridendo all'unisono: "Siamo tutte vestite di nero". Berlusconi commenta compiaciuto, spiegando d'aver fatto confezionare abiti particolari per un teatro, e suscitando così la curiosità delle donne.

È questa, quindi, la prima volta di Patrizia d'Addario a Palazzo Grazioli. Quella prima volta di "metà ottobre", durante la quale la escort decise di non restare con il premier. Dai nastri spunta un'altra conferma della sua versione: sentiamo la d'Addario che, sollecitata dalle domande di Berlusconi, parla al premier del suo intento di portare a termine un'operazione immobiliare.

Nelle cassette, però, è rimasta impressa anche la nottata trascorsa da Patrizia, a Palazzo Grazioli, circa due settimane dopo. E' il 4 novembre. Quella sera Barak Obama diventava presidente degli Stati Uniti. Nelle stesse ore il premier invitava la d'Addario a infilarsi, dopo la doccia, nel letto di Putin, dove lui l'avrebbe raggiunta poco dopo, mentre scorre la colonna sonora del musical "Scugnizzi", che nei nastri si conclude con un paradossale refrain di "zoccole, zoccole, zoccole".

Berlusconi sapeva che la D'Addario si stava prostituendo? Dai nastri è impossibile stabilirlo, ma c'è un particolare che induce a riflettere, e riguarda la telefonata tra la d'Addario e Giampaolo Tarantini all'indomani della nottata trascorsa con il premier: "Non mi ha dato nessuna busta", dice Patrizia a "Giampi". E Tarantini risponde: "Veramente?". Il suo tono lascia intendere una profonda sorpresa. Anche se il dialogo riprende più serenamente, quando Patrizia dice d'aver ricevuto dal premier la promessa di un aiuto "sul cantiere": "Ci devo credere?" chiede Patrizia. "Se lo dice lui...", risponde "Giampi". Poco dopo il cellulare squilla ancora: è Berlusconi a chiamare Patrizia, spiegandole che ha dovuto tenere un discorso, peraltro riuscito benissimo, e che sta partendo per Mosca.

LINK

Patrizia sta per entrare a Palazzo Grazioli. Chiede a un accompagnatore come si deve comportare con Berlusconi

UOMO: ... dietro sto. [...]
PATRIZIA: ma adesso ceniamo? poi a che ora diciamo...di solito...
UOMO: ...non lo so io...perché...so che il presidente è un po' allegro..canta....dice qualche barzelletta
PATRIZIA: pure noi possiamo cantare?
UOMO: ...e si fa un po' più.. ... però...non c'è problema
ASCOLTA L'AUDIO

Berlusconi si presenta alle ragazze. Tra battute e risate, inizia la festa

VOCE MASCHILE: Clarissa...
SB: Ciao, tutto bene?
RAGAZZA: Assolutamente
SB: Ciao
PD: Alessia
SB: Ah che carine ... complimenti
PD: grazie
RAGAZZA: Tutte in nero!
SB: Ahhh!
VOCE MASCHILE: Tutte in nero!
RAGAZZE: Tutte in nero!
SB: Io tra l'altro pensa... che per il nostro teatro ho ordinato 22 costumi, sai quei costumi...li hanno fatti
VOCE MASCHILE: dimentichi qualcosa?
SB: Allora...tu di dove sei?
PD: Io sono di Milano [però vivo attualmente vivo a Bari] ...
SB: Cosa fai?
PD: sto occupandomi di un'operazione immobiliare [...] va un po' male perché da sola è un po' dura
ASCOLTA L'AUDIO

E' il 4 novembre, sono passate due settimane. Obama sta per essere eletto alla Casa Bianca, Berlusconi e Patrizia sono nel "lettone di Putin".

SB: questo [libro?...] l'ho disegnato io
PD: l'hai fatto molto bene
SB: l'altra volta ce l'avevi?
PD:
SB: C'eri già l'altra volta?
PD:
SB: ma tu pensa... e questa? prendi
PD: no questa no
SB: è la più bella
PD: è bellissima questa
SB: prenditi questa la regali a qualcuno
PD: no
SB: no, sarebbe uno spreco
PD: anche questa l'hai disegnata tu?
SB: questa è una mia idea ma non l'ho disegnata io. ma guarda che roba...com'è fatta. questo è un mio amico che me l'ha fatta. che mi fa tutte le cose...io mi faccio una doccia anch'io... e poi, poi mi aspetti nel lettone se finisci prima tu?
PD: quale lettone.. quello di putin?
SB: quello di Putin
PD: ah che carino..quello con le tende

canzone 1 'Gente magnifica gente' - Sal da Vinci - dal musical 'Scugnizzi'
canzone 2 'Zoccole zoccole' - Sal da Vinci - dal musical 'Scugnizzi'
ASCOLTA L'AUDIO

E' il 5 novembre. Patrizia commenta con Giampaolo Tarantini la nottata in bianco con il premier

PD: Pronto buongiorno
GT: Buongiorno
PD: Come stai?
GT: Bene
PD: Non abbiamo chiuso occhio stanotte
GT: Eh immagino, come è andata?
PD: Bene, niente busta però
GT: Veramente?
PD: Giuro. Come mai? Tu mi avevi detto che c'era una busta. Mi ha fatto un regalino, non so, una tartarughina
GT: Uhm
PD: E poi mi ha fatto una promessa
GT: Cioè?
PD: Che..va beh te lo posso dire, tanto tu sei la guardia di tutto, mi ha detto che mi mandava gente sul cantiere, l'ha detto lui quindi ci devo credere?
GT: Si, e va beh se lo dice lui. Gli hai dato il tuo numero?
PD: Si, gli ho dato il mio numero, l'ha voluto stamattina anche il mio cognome e ha detto che mi avrebbe aiutata sul cantiere mi mandava gente
GT: E beh va beh oh
PD: E poi ha detto che vuole rivedermi con un'amica perché..in due
GT: Senti ma come? a che ora sei tornata?
PD: Adesso, adesso che ti sto chiamando
GT: Ma dove stai, in albergo già?
PD: Si adesso
GT: ci vediamo per un caffè
PD: Sì se vuoi noi siamo qui in albergo, non sappiamo nemmeno a che ora dobbiamo partire
GT: Amò ti ho mandato un messaggio ieri
PD: Ah, c'era scritto l'orario che dobbiam partire? Siccome Barbara ha detto, appena sono arrivata ha detto 'Hai avito la busta, 5000 euro' ho detto no, io non ho preso proprio niente
GT: Ti volevo dire una cosa, di me ha detto qualcosa no?
PD: Mah mi ha chiesto solo da quanto tempo ci conosciamo io e te, ho detto da tantissimo tempo, ho fatto bene?
GT: Brava si
PD: Ho detto che ci conosciamo da tanto tempo, Barbara è anche una mia amica ho detto, lui ha detto che ha una sua amica e vuole farmi leccare da una sua amica
GT: Ahahahah
PD: Ti giuro, così mi ha detto. Molto affettuoso, tutta la notte non abbiamo dormito
GT: E' bravo comunque lui
PD: E poi lui stesso mi ha chiesto del cantiere, gli ho detto qua lo sto portando avanti da sola, però non è facile giù al sud, una ragazza da sola, anche perché è una cosa abbastanza grossa e lui mi ha detto ti manderò io qualcuno, mi auguro che sia vera
ASCOLTA L'AUDIO

Subito dopo, Berlusconi chiama Patrizia. Commentano la serata, poi lui parte per Mosca

PD: Pronto?
SB: Come stai questa mattina?
PD: Come stai?
SB: Questa mattina
PD: Bene
SB: Tutto bene?
PD: Si..tu?
SB: Io si, ho lavorato tanto, questa mattina sono andato a inaugurare questa mostra, ho fatto un bellissimo discorso, con applauso e non sembravo stanco
PD: Eh infatti come me, io non ho sonno non ho dormito, è andata via solo la mia voce
SB: Beh come mai? Non abbiamo gridato
PD: Eh eppure non ho urlato, chissà perché è andata via la voce, sai perché? Perché ho fatto la doccia, 10 volte con l'acqua ghiacciata perché avevo caldo
SB: Va bene senti, tutto bene?
PD: Si tutto bene
SB: Hanno consumato, io sto partendo adesso per Mosca
PD: Va bene
SB: Ti chiamo domani quando torno eh?!
PD: Ok, un bacione forte anche a te
SB: ciao
PD: ciao
SB: ciao tesoro
DONNA: ciao un bacio
ASCOLTA L'AUDIO

L'agenda di Borsellino non l'ha presa la mafia

LINK

Caltanissetta, 21-07-2009
L'agenda rossa di Paolo Borsellino "non è stata certo la mafia a farla sparire": ne è convinto il procuratore capo di Caltanissetta Sergio Lari.

Diverse, secondo il magistrato, le ipotesi della strage di via D'Amelio. "Una è questa: si pensa che Borsellino fosse venuto a conoscenza della trattativa e che si fosse messo di traverso. E, proprio per questo, sarebbe stato ucciso. Un'altra ipotesi: quella trattativa si era arenata, e allora Totò Riina ha deciso di accelerare l'esecuzione della strage di via D'Amelio allo scopo di costringere lo Stato a venire a patti. Adesso, lentamente, emergono possibili se non addirittura probabili rapporti tra Cosa nostra e settori deviati dello Stato", spiega il magistrato in un'intervista a Repubblica.

"Negli ultimi sei mesi siamo venuti a sapere alcuni particolari che ci hanno permesso di spingere le nostre indagini sulle stragi in territori non solo di mafia", afferma il magistrato, facendo riferimento, in primo luogo, alle rivelazioni del pentito Gaspare Spatuzza. "Io non sono nella mente di Totò Riina - afferma Lari - però lui sa che Gaspare Spatuzza sta parlando con noi. Non sa esattamente che cosa ci sta dicendo, ma credo che in qualche modo lo immagini. Credo che anche lui pensi che ci sarà proprio una svolta nelle indagini. Ecco perché è intervenuto. Vuole dirci qualcosa. E' abbastanza chiaro che quel suo messaggio a mezzo stampa era diretto a noi, ai titolari delle indagini sulle stragi: i magistrati di Caltanissetta". I quali, assicura Lari, sono "pronti" ad ascoltare il boss: "Ho l'impressione che a quasi 80 anni Totò Riina voglia levarsi qualche sassolino dalle scarpe".

lunedì 20 luglio 2009

Paolo Borsellino, l'eredità di un sogno

LINK

“Perché quello che è stato fatto è proprio cercare di fare passare l’assassinio di Paolo e di quei ragazzi che sono morti in via D’Amelio come una strage di mafia (…) Quello che invece noi cerchiamo in tutti i modi di far capire alla gente (…) è che questa è una strage di Stato, nient’altro che una strage di Stato (…) Oggi questa nostra Seconda Repubblica è una diretta conseguenza delle stragi del ‘92”.

A parlare è Salvatore Borsellino. E le sue non sono solo le parole figlie della perdita del fratello magistrato nella deflagrazione di un’autobomba, ma di un cittadino lucido che, nonostante tutto, conserva in sé la fiducia nella forza delle Istituzioni e della Giustizia. Non trucidato dalla mafia, dunque, ma dallo Stato stesso di cui era servitore. Con la Seconda Repubblica che nasce sulle ceneri di quell’assordante boato che ha fatto tremare Palermo il 19 luglio di diciassette anni fa. Il sogno di liberare la Sicilia, e con essa tutta l’Italia, dal “puzzo del compromesso morale”, è la spinta che animava tanto Borsellino quanto Falcone. Da La Kalza di Palermo, periferia sociale ed economica della città, alle aule di Tribunale: una parabola, quella dei due protagonisti della prima Procura anti-mafia, che determina in modo nuovo e originale la battaglia contro la criminalità organizzata. Perché Borsellino e Falcone non solo hanno, per la prima volta, definito i contorni di ‘cosa nostra’, processandone i suoi esponenti di spicco nell’aula bunker dell’Ucciardone, ma ne hanno conosciuto e indicato la mentalità, i linguaggi, i codici, i simboli, avendoli appresi a La Kalza, da dove Falcone proveniva. Stesso quartiere e stessa infanzia di Tommaso Buscetta.

“Nuddu miscatu cu nenti”, cioè nulla mischiato col niente, è la formula con cui comincia l’iniziazione nelle famiglie, la cooptazione di nuovi affiliati ai mandamenti e alle cosche. E’ questo il messaggio che la mafia ha cercato sempre di far passare fra i suoi e nella società: l’essere nulla mischiato col niente senza protezione della famiglia criminale, il non esistere senza la copertura dell’organizzazione illegale; diffondere, insomma, la coscienza insana che lo Stato non serve, non basta, non provvede alle tue esigenze e bisogni, finanche alla tua sicurezza. Un’opera persuasiva, altamente etica, per l’obiettivo di ridefinire il codice di comportamento sociale, perseguita prima attraverso lo spargimento di sangue –la fase dello stragismo degli anni ’90- e poi per mezzo del controllo economico: della droga all’inizio, della finanza oggi.

Ma sempre i target di questa conquista infame sono stati la politica e la società.
Diciassette anni fa di fronte a tale tentativo di controllo e di infiltrazione, politica e società furono evidentemente deboli nell’opporsi. Con la prima che non potè nascondere la paura che Borsellino e Falcone generarono quando lambirono il ‘terzo livello’, quando cioè arrivarono al legame della mafia con le amministrazioni nazionali e locali, di fronte al quale furono costretti a fermarsi perché uccisi.

Ora la mafia ‘ammazza’ meno, non usa le armi come in passato, non si serve della droga per alimentarsi, ma preferisce la strada del business: appalti edili e sanitari, ricostruzione in Abruzzo ed Export di Milano, nomine nella Asl, riciclaggio di denaro in attività estere apparentemente innocue come la ristorazione, gestione del ciclo dei rifiuti. Calca la scena dei salotti buoni di politica e finanza, parla l’inglese, non scrive sui ‘pizzini’ dal casolare di campagna vestendo gli abiti lisi dei contadini. E soprattutto si ramifica, assume tante forme locali. Oggi non c’è la mafia, bensì le mafie, appunto declinate al plurale. Non controllano solo il territorio dove nascono, ma si estendono in tutto il Paese, in tutto il mondo, cercando l’infiltrazione in ogni attività economica.

Per contrastarla la magistratura, come intuirono per altro già Borsellino e Falcone, deve entrare nelle banche e nei conti correnti internazionali, nel meccanismo degli appalti e nei settori industriali, utilizzando le intercettazioni (che il governo sta tentando di impedire con il ddl Alfano) e operando in modo autonomo (che, sempre il governo, sta tentando di impedire con la riforma del ruolo del Pm, espropriato della sua indipendenza e privato di una forza di polizia libera, che si vuole sottoporre al controllo dell’esecutivo).

Per contrastarla, invece, la società civile deve avviare una riflessione interna profonda, chiedendosi da che parte stare e scegliendo quella della trasparenza, della legge uguale per tutti, dell’informazione libera. Esigendo verità dallo Stato, anche sullo stragismo degli anni ’90, su cui la Procura di Caltanissetta sta nuovamente indagando. C’è stata o non c’è stata la trattativa fra ‘cosa nostra’ e lo Stato italiano di cui tratterebbe il ‘papello’ di Riina, che il collaboratore di giustizia e figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo, Massimo Ciancimino dice di possedere? Il baratto fra pene più leggere per le cosche, la fine della morsa giudiziaria su ‘cosa nostra’, in cambio della fine della mattanza, è esistito? E Borsellino morì perché seppe di questa trattativa e si mise di traverso? Venne ucciso perché a conoscenza di quale era il ‘terminale istituzionale’, come lo chiamano Ciancimino e Brusca, che sedeva al tavolo con il capo dei Corleonesi per trattare la tregua? Senza le risposte a queste domande, che Salvatore Borsellino con coraggio ripropone sempre, sconfiggere le nuove mafie diventa uno sforzo ancora più difficile. Senza le risposte a queste domande, ricordare Borsellino e Falcone, insieme a tutte le altre vittime di mafia, è rituale vuoto, che depotenzia la forza di una rivoluzione morale e civile che, come acqua, disseti il deserto morale in cui questo Paese si sta trasformando.

(18 Luglio 2009)

Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe

Avere nove anni non significa ignorare

Scrivo, per la prima volta dal mio blog, a freddo... e perdonatemi se stavolta non mi limito a linkare link, anche se penso che il mio punto di vista sia abbastanza deducibile da questo blog...

Torno adesso da piazza Magione, dove è approdato il corteo che oggi, alle sei del pomeriggio, è partito da via D'Amelio, la via dove è stato ASSASSINATO una persona che cercava soltanto la verità, insieme a tutta la sua scorta: Emanuela Loi (prima donna della Polizia di Stato caduta in servizio), Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Sono ancora a Palermo e non ho il mio computer, ma voglio dire intanto che in via D'Amelio - alle cinque meno cinque del pomeriggio - eravamo in TANTI, davvero in TANTI, tutti con una mano sull'agenda rossa e una sul cuore. Appena tornerò in possesso del mio PC pubblicherò le foto a testimonianza di ciò, giacché ma mio padre - uno dei tanti berlusconiani convinti (e non mi vergono a dirlo, ma addirittura lo cito spesso come testimonianza del fatto che anche una perona colta come lui possa essere plagiato e plasmato dalla scatola gracchiante... sarò davvero io una merda per questo?) mi ha telefonato per dirmi se mi stavo divertendo con "quegli altri quattro gatti" dei miei amici, poiché ciò che si è visto in televisione sono le immagini della mattina, con interventi - si - emozionanti, ma pur sempre interventi fatti alle dieci di un'afosa domenica mattina palermitana di Luglio. I palermitani a Luglio se ne vanno a Mondello, ed anche per questo la saggia Rita Borsellino avrebbe potuto evitare, nella mia modesta opinione, di difendere a spada tratta i suoi vicini di casa che hanno disertato la manifestazione ed esposto solo un paio di lenzuola bianche ai balconi.

Per ora voglio almeno puntualizzare - prima di andare a chiudere gli occhi sul letto a provare a sognare un mondo non al contrario e non pensare al fatto che colui il quale dovrebbe TUTELARE LA MIA LIBERTA' E LA GIUSTIZIA, e invece ipocritamente la DISTRUGGE, legiferando a favore dei MAFIOSI, colui che è sceso in campo in politica perché altrimenti l'avrebbero arrestato - che a Piazza Magione c'era soltanto la telecamera della diretta streaming di c6.tv e quella di un giovane (ehy... se ci sei batti un colpo, sono una persona molto smemorata per quanto riguarda i nomi) che stava facendo un documentario per i fatti suoi... non una televisione, nè un giornale. Niente di niente. E la mia macchina fotografica oramai aveva la batteria scarica.

Ah, prima che mi dimentichi: secondo la mia modesta opinione NON C'ERA BISOGNO DELL'ESERCITO per quattro pacifici gatti sovversivi.

Comunque è Genchi che deve essere considerato un eroe, punto e basta.

domenica 19 luglio 2009

Riina sul delitto Borsellino: "L'hanno ammazzato loro"

LINK
di ATTILIO BOLZONI e FRANCESCO VIVIANO

Dopo diciassette anni di silenzio totale parla il boss di Corleone
E sulla strage di via d'Amelio accusa i servizi e lo Stato

TOTÒ RIINA, l'uomo delle stragi mafiose, per la prima volta parla delle stragi mafiose. Sull'uccisione di Paolo Borsellino dice: "L'ammazzarono loro". E poi - riferendosi agli uomini dello Stato - aggiunge: "Non guardate sempre e solo me, guardatevi dentro anche voi". Dopo diciassette anni di silenzio totale il capo dei capi di Cosa Nostra esce allo scoperto.

Riina lo fa ad appena due giorni dalla svolta delle indagini sui massacri siciliani - il patto fra cosche e servizi segreti che i magistrati della procura di Caltanissetta stanno esplorando. Ha incaricato il suo avvocato di far sapere all'esterno quale è il suo pensiero sugli attentati avvenuti in Sicilia nel 1992, su quelli avvenuti in Italia nel 1993. Una mossa a sorpresa del vecchio Padrino di Corleone che non aveva mai aperto bocca su niente e nessuno fin dal giorno della sua cattura, il 15 gennaio del 1993. Un'"uscita" clamorosa sull'affaire stragi, che da certi indizi non sembrano più solo di mafia ma anche di Stato.

Ecco quello che ci ha raccontato ieri sera l'avvocato Luca Cianferoni, fiorentino, da dodici anni legale di Totò Riina, da quando il più spietato mafioso della storia di Cosa Nostra è imputato non solo per Capaci e via Mariano D'Amelio, ma anche per le bombe di Firenze, Milano e Roma.

Avvocato, quali sono le esatte parole pronunciate da Totò Riina? Sono proprio queste: "L'ammazzarono loro"?
"Sì, sono andato a trovarlo al carcere di Opera questa mattina e l'ho trovato che stava leggendo alcuni giornali. Neanche ho fatto in tempo a salutarlo e lui, alludendo al caso Borsellino, mi ha detto quelle parole... L'ammazzarono loro...".

E poi, che altro ha le ha detto Totò Riina?
"Mi ha dato incarico di far sapere fuori, senza messaggi e senza segnali da decifrare, cosa pensa. Lui è stato molto chiaro. Mi ha detto: "Avvocato, dico questo senza chiedere niente, non rivendico niente, non voglio trovare mediazioni con nessuno, non voglio che si pensi ad altro". Insomma, il mio cliente sa che starà in carcere e non vuole niente. Ha solo manifestato il suo pensiero sulla vicenda stragi".

Ma Totò Riina è stato condannato in Cassazione per l'omicidio di Borsellino, per l'omicidio di Falcone, per le stragi in Continente e per decine di altri delitti: che interesse ha a dire soltanto adesso quello che ha detto?
"Io mi limito a riportare le sue parole come mi ha chiesto. Mi ha ripetuto più volte: avvocato parlo sapendo bene che la mia situazione processuale nell'inchiesta Borsellino non cambierà, fra l'altro adesso c'è anche Gaspare Spatuzza che sta collaborando con i magistrati quindi...".

Le ha raccontato altro?
"Abbiamo parlato della trattativa. Riina sostiene che è stato oggetto e non soggetto di quella trattativa di cui tanto si è discusso in questi anni. Lui sostiene che la trattativa è passata sopra di lui, che l'ha fatta Vito Ciancimino per conto suo e per i suoi affari e insieme ai carabinieri: e che lui, Totò Riina, era al di fuori. Non a caso io, come suo difensore, proprio al processo per le stragi di Firenze già quattro anni fa ho chiesto che venisse ascoltato Massimo Ciancimino in aula proprio sulla trattativa. Riina voleva che Ciancimino deponesse, purtroppo la Corte ha respinto la mia istanza".

E poi, che altro le ha detto Totò Riina nel carcere di Opera?
"E' tornato a parlare della vicenda Mancino, come aveva fatto nell'udienza del 24 gennaio 1998. Sempre al processo di Firenze, quel giorno Riina chiese alla Corte di chiedere a Mancino, ai tempi del suo arresto ministro dell'Interno, come fosse a conoscenza - una settimana prima - della sua cattura".

E questo cosa significa, avvocato?
"Significa che per lui sono invenzioni tutte quelle voci secondo le quali sarebbe stato venduto dall'altro boss di Corleone, Bernardo Provenzano. Come suo difensore, ho chiesto al processo di Firenze di sentire come testimone il senatore Mancino, ma la Corte ha respinto anche quest'altra istanza".

Le ha mai detto qualcosa, il suo cliente, sui servizi segreti?
"Spesso, molto spesso mi ha parlato della vicenda di quelli che stavano al castello Utvegio, su a Montepellegrino. Leggendo e rileggendo le carte processuali mi ha trasmesso le sue perplessità, mi ha detto che non ha mai capito perché, dopo l'esplosione dell'autobomba che ha ucciso il procuratore Borsellino, sia sparito tutto il traffico telefonico in entrata e in uscita da Castel Utvegio".

Insomma, Totò Riina in sostanza cosa pensa delle stragi?
"Pensa che la sua posizione rimarrà quella che è e che è sempre stata, non si sposterà di un millimetro. Ma questa mattina ha voluto dire anche il resto. E cioè: non guardate solo me, guardatevi dentro anche voi".

(19 luglio 2009)

sabato 18 luglio 2009

NONSOLOMAFIA: le stragi di Capaci e di via D'Amelio

LINK
di ATTILIO BOLZONI

Ripartono le indagini sulle stragi di mafia. Sullo sfondo dell'intrigo gli 007: uno di loro era presente in parecchi luoghi dove esplosero le bombe
Falcone e Borsellino, inchieste riaperte caccia ad un agente segreto sfregiato

CALTANISSETTA - Nessuno conosce il suo nome. Tutti dicono però che ha "una faccia da mostro". è un agente dei servizi di sicurezza. Lo cercano per scoprire cosa c'entra lui e cosa c'entrano altri uomini degli apparati dello Stato nelle stragi e nei delitti eccellenti di Palermo.

Diciassette anni dopo si sta riscrivendo la storia degli attentati mafiosi che hanno fatto tremare l'Italia. Ci sono testimoni che parlano di altri mandanti, ci sono indizi che portano alla ragionevole convinzione che non sia stata solo la mafia a uccidere Falcone e Borsellino o a mettere bombe. É stata ufficialmente riaperta l'inchiesta su via Mariano D'Amelio. É stata ufficialmente riaperta l'inchiesta su Capaci. É stata ufficialmente riaperta anche l'inchiesta sull'Addaura, su quei cinquantotto candelotti di dinamite piazzati nel giugno dell'89 nella scogliera davanti alla casa di Giovanni Falcone. Una trama. Una sorta di "strategia della tensione" - questa l'ipotesi dei procuratori di Caltanissetta titolari delle inchieste sulle stragi palermitane - che parte dagli anni precedenti all'estate del 1992 e finisce con i morti dei Georgofili a Firenze e quegli altri di via Palestro a Milano.

Gli elementi raccolti in questi ultimi mesi fanno prendere forma a una vicenda che non è circoscritta solo e soltanto a Totò Riina e ai suoi Corleonesi, tutti condannati all'ergastolo come esecutori e mandanti di quelle stragi. C'è qualcosa di molto più contorto e di oscuro, ci sono ricorrenti "presenze" - indagine dopo indagine - di agenti segreti sempre a contatto con i boss palermitani. Tutti a scambiarsi di volta in volta informazioni e favori, tutti insieme sui luoghi di una strage o di un omicidio, tutti a proteggersi gli uni con gli altri come in un patto di sangue.

I procuratori di Caltanissetta - sono cinque che indagano, il capo Sergio Lari, gli aggiunti Domenico Gozzo e Amedeo Bertone, i sostituti Nicolò Marino e Stefano Luciani - hanno già ascoltato Vincenzo Scotti (ministro degli Interni fra il 1990 e il 1992) e l'allora presidente del Consiglio (dal giugno 1992 all'aprile 1993) Giuliano Amato per avere anche informazioni che nessuno aveva mai cercato. Su alcuni 007. Primo fra tutti quell'agente con la "faccia da mostro".

É uno dei protagonisti dell'intrigo. Un'ombra, una figura sempre vicino e intorno a tanti episodi di sangue. Il suo nome è ancora sconosciuto, di lui sa soltanto che ha un viso deformato. In tanti ne hanno parlato, ma nonostante quella malformazione - segno evidente per un facile riconoscimento - nessuno l'ha mai identificato. Chi è? Gli stanno dando la caccia. Sembra l'uomo chiave di molti misteri palermitani.

Il primo: l'attentato del 21 giugno del 1989 all'Addaura. C'è la testimonianza di una donna che ha visto quell'uomo "con quella faccia così brutta" vicino alla villa del giudice Falcone, poco prima che qualcuno piazzasse una borsa sugli scogli con dentro la dinamite. Qualcuno? Sull'Addaura c'è a verbale anche il racconto di Angelo Fontana, un pentito della "famiglia" dell'Acquasanta, cioè quella che comanda in quel territorio. Fontana rivela in sostanza che i mafiosi dell'Acquasanta quel giorno si limitarono a "sorvegliare" la zona mentre su un gommone - e a bordo non c'erano i mafiosi dell'Acquasanta - stavano portando i cinquantotto candelotti sugli scogli di fronte alla casa di Falcone.

Un piccolo "malacarne" della borgata - tale Francesco Paolo Gaeta - assistette casualmente alle "operazioni". Fu ucciso a colpi di pistola qualche tempo dopo: il caso fu archiviato come un regolamento di conti fra spacciatori. Dopo il fallito attentato, a Palermo fecero circolare le solite voci infami: "É stato Falcone a mettersi da solo l'esplosivo". Il giudice, molto turbato, disse soltanto: "Sono state menti raffinatissime". Già allora, lo stesso Falcone aveva il sospetto che qualcuno, dentro gli apparati, volesse ucciderlo.
Ma l'uomo con "la faccia da mostro" fu avvistato anche in un altro angolo di Palermo, un paio di mesi dopo. Un'altra testimonianza. Confidò il mafioso Luigi Ilardo al colonnello dei carabinieri Michele Riccio: "Noi sapevamo che c'era un agente a Palermo che faceva cose strane e si trovava sempre in posti strani. Aveva la faccia da mostro. Siamo venuti a sapere che era anche nei pressi di Villagrazia quando uccisero il poliziotto Agostino".

Nino Agostino, ufficialmente agente del commissariato San Lorenzo ma in realtà "cacciatore" di latitanti, fu ammazzato insieme alla moglie Ida Castellucci il 5 agosto del 1989. Mai scoperti i suoi assassini. Come non scoprirono mai come un amico di Agostino, il collaboratore del Sisde Emanuele Piazza (anche lui cacciatore di latitanti) fu strangolato dai boss di San Lorenzo. Una soffiata, probabilmente. Il confidente Ilardo ha parlato anche di lui. E poi ha raccontato: "Io non so per quale ragione i servizi segreti partecipavano a queste azioni... forse per coprire determinati uomini politici che avevano interesse a coprire determinati fatti che erano successi, mettendo fuori gioco magistrati o altri uomini politici che volevano far scoprire tutte queste magagne". Un'altra testimonianza ancora viene da Vincenzo Agostino, il padre del poliziotto ucciso: "Poco prima dell'omicidio di mio figlio vennero a casa mia a Villagrazia di Carini due uomini che si presentarono come colleghi di Nino, uno aveva un viso orribile...".

L'ultimo a parlare dell'agente segreto con "la faccia da mostro" è stato Massimo Ciancimino, il figlio di don Vito, sindaco mafioso di Palermo negli anni '70. Ai procuratori siciliani ha spiegato che quell'uomo era in contatto con suo padre da anni. Fino alla famosa "trattativa", fino a quell'accordo che Totò Riina voleva raggiungere con lo Stato italiano per "fermare le stragi". Un baratto. Basta bombe se aboliscono il carcere duro e cancellano la legge sui pentiti, basta bombe se salvano patrimoni mafiosi e magari decidono la revisione del maxi processo.

Ma Massimo Ciancimino non ha rivelato solo gli incontri di suo padre con l'agente dal viso sfigurato. Ha parlato anche di un certo "signor Franco" e di un certo "Carlo". Forse non sono due uomini ma uno solo: un altro agente dei servizi. Uno con il quale il vecchio don Vito aveva un'intensità di rapporti lontana nel tempo. "Fu lui - sono parole di Ciancimino jr - a garantire mio padre, rassicurandolo che dietro le trattattive, inizialmente avviate dal colonnello dei carabinieri Mario Mori e dal capitano Giuseppe De Donno, c'era un personaggio politico". Di questo "signor Franco" o "Carlo", Massimo Ciancimino ha fornito ai procuratori indicazioni precise. E anche un'agenda del padre con i loro riferimenti telefonici.

Un ultimo capitolo di questi intrecci fra mafia e apparati è affiorato dalle ultime indagini sull'uccisione di Paolo Borsellino. Un pentito (Gaspare Spatuzza) ha smentito il pentito (Vincenzo Scarantino) che 17 anni fa si era autoaccusato di avere portato in via D'Amelio l'autobomba che ha ucciso il procuratore e cinque poliziotti della sua scorta. "Sono stato io, non lui", ha spiegato Spatuzza, confermando comunque in ogni dettaglio la dinamica dei fatti e svelando che Falcone - prima di Capaci - sarebbe dovuto morire a Roma in un agguato. Le armi, fucili e pistole, a Roma le aveva portate lui stesso. Dopo un anno di indagini i magistrati di Caltanissetta hanno accertato che Gaspare Spatuzza ha detto il vero e Vincenzo Scarantino aveva mentito. Si era inventato tutto. Qualcuno lo aveva "imbeccato". Chi? "Qualcuno gli ha messo in bocca quelle cose per allontanare sospetti su altri mandanti non mafiosi", risponde oggi chi indaga sulla strage.

Un depistaggio con frammenti di verità. Agenti segreti e scorrerie in Sicilia. Poliziotti caduti, omicidi di inspiegabile matrice. Boss e spie che camminano a braccetto. Attentati, uno dopo l'altro: prima Falcone e cinquantaquattro giorni dopo Borsellino. Una cosa fuori da ogni logica mafiosa. La tragedia di Palermo non sembra più solo il romanzo nero di Totò Riina e dei suoi Corleonesi.

(17 luglio 2009)

LINK
di ATTILIO BOLZONI e FRANCESCO VIVIANO

L'ultima pista: "In un hotel la regia della strage di via D'Amelio"
Mafia e servizi, telefonate e carte sparite, ecco gli indizi nelle inchieste
Dalla sede degli 007 alle frasi di un pentito. E spunta anche la versione di Genchi

CALTANISSETTA - C'è puzza di spie in ogni strage siciliana. Misteri di mafia e misteri di Stato. Chiamate fatte da boss e dirette a uffici dei servizi segreti, biglietti con numeri telefonici intestati a capi degli apparati di sicurezza trovati sulla scena del crimine, esperti in bonifica ambientale in contatto con sospetti attentatori. E ancora: agende sparite (quella rossa di Paolo Borsellino), depistaggi, pentiti fasulli o pilotati. Dalle indagini sui massacri avvenuti in Sicilia fra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90 stanno affiorando complicità e patti, intrecci, una rete di "interessi convergenti".

I procuratori di Caltanissetta hanno riaperto tutte le inchieste sulle stragi ripescando vecchi fascicoli e interrogando nuovi testimoni, ripercorrendo piste frettolosamente abbandonate, scoprendo indizi che si orientano verso quelli che vengono chiamati "i mandanti occulti" o i "soggetti esterni" a Cosa Nostra.
Uno degli ultimi personaggi ascoltati dai magistrati è stato Gioacchino Genchi, uno dei protagonisti del "caso De Magistris" a Catanzaro, il consulente che 17 anni fa era con il questore Arnaldo La Barbera alla guida del "Gruppo Falcone Borsellino", il pool di investigatori che indagò fin dall'inizio sulle stragi. Gioacchino Genchi ha parlato per un giorno intero, il 16 aprile scorso. E alla fine ha indicato una traccia: "Dovete scoprire chi c'era il 19 luglio del 1992 a Villa Igiea perché lì dentro c'era la regia...".

A Villa Igiea, lo splendido albergo voluto dai Florio sul mare di Palermo, quel pomeriggio c'era - secondo Genchi - un ospite speciale che avrebbe praticamente "guidato" le operazioni per l'uccisione di Borsellino. Il consulente ha ricostruito il "movimento" telefonico nei minuti che hanno preceduto l'attentato. Ha accertato che dal cellulare clonato di un'ignara donna napoletana, A. N., sono partite prima alcune chiamate a mafiosi di Villagrazia di Carini (il luogo dove Borsellino quel pomeriggio è partito con la sua scorta), poi alcune chiamate a mafiosi di Palermo e infine - proprio quando l'autobomba è esplosa - l'ultima chiamata a Villa Igiea. Chi c'era dentro il lussuoso hotel? Chi era l'ospite innominabile che probabilmente i procuratori di Caltanissetta stanno cercando?
Un testimone che sarà interrogato nei prossimi giorni sarà il pentito Francesco Di Carlo, nei primi anni '90 rinchiuso in un carcere londinese dove ricevette una visita di quattro uomini. "Tre erano stranieri e uno italiano", ha risposto qualche anno fa al pubblico ministero Luca Tescaroli. Quattro 007. Il pentito Di Carlo non ha mai voluto fare il nome dell'agente segreto, però ha raccontato che gli 007 gli chiesero una sorta di "consiglio" su come ammazzare Falcone e Borsellino che tanto stavano dando fastidio a Cosa Nostra e ai suoi traffici. Lo stesso Totò Riina, usò per proprio tornaconto in un'udienza queste rivelazioni di Francesco Di Carlo: "Io con le stragi del 1993 non c'entro niente, chiedetelo a Di Carlo: era lui in contatto con i servizi segreti non io".

Mafia e servizi, ci sono impronte dappertutto. Di chi era quel numero di telefono trovato sul bigliettino di carta recuperato a qualche metro da dove Giovanni Brusca fece esplodere l'autostrada a Capaci? Era di L. N., il capo del Sisde a Palermo. "Era un appunto sulla riparazione di un cellulare Nec P 300 che qualcuno dei miei uomini deve avere perso durante il sopralluogo", ha risposto L. N. Fine della deposizione e fine delle indagini. C'è solo un particolare da ricordare: cellulari di quel tipo - Nec P 300 - sono stati trovati qualche tempo dopo nel covo di via Ughetti, la casa dove si nascondevano i macellai di Capaci e parlavano - ascoltati dalle microspie - "dell'attentatuni" che avevano preparato.

A chi erano indirizzate le telefonate di Gaetano Scotto - mafioso dell'Acquasanta, imputato dell'inchiesta sull'uccisione del procuratore - poco prima della strage di via D'Amelio? Al castello Utvegio, una costruzione degli Anni Venti che domina Palermo da Montepellegrino. Lì erano acquartierati alcuni "irregolari" del Sisde, i superstiti di quel carrozzone sfasciato che era l'Alto Commissariato antimafia. Spie.
E che lavoro facevano quei due fratelli di Catania, indagati l'anno scorso per la strage Falcone insieme a un noto imprenditore palermitano, che avevano a che fare con telecomandi a media e a lunga distanza? Avevano l'appalto per bonificare alcune "case" dei servizi segreti.

Coincidenze, tutte coincidenze che ora i procuratori di Caltanissetta stanno mettendo in fila e risistemando in un "quadro". Forse in passato ci sono state "carenze investigative". O forse c'è sempre stato qualcuno che non voleva spingersi oltre Totò Riina e i suoi Corleonesi.

(18 luglio 2009)

Lettera di un ex residente dell'Aquila

LINK

09/07/09 - Le ho contate, dovrebbero essere una ventina circa. Almeno una ventina di persone, conoscenti e amici che sanno quello che è accaduto alle 3:32 del 6 aprile, ma che nell´ultima settimana mi hanno chiesto se fossi tornato all´Aquila per preparare gli esami.

Forse mi devo scusare con loro, perchè la mia risposta ha sistematicamente destato un pò di imbarazzo: "L´Aquila non esiste più" "Ah già, scusami"

Ah già. Ma è giustificabile. Ormai le reti nazionali non parlano più del terremoto dell´Aquila, troppo prese a parlare prima della crisi coniugale del premier, poi della crisi economica ormai superata brillantemente dalla nostra nazione, poi della pseudo-crisi dell´amministrazione siciliana, poi delle quotidiane crisi di nervi di questo o quel politicante.

Queste sì che sono notizie.

E quelle rare volte che si parla ancora del terremoto dell´Aquila i toni sono esaltanti, c´è chi lo definisce "il successo del governo", chi parla del "miracolo del premier".
Si parla di ricostruzioni avvenute, di problemi risolti.

NON È VERO.

Le notizie riportate sono solo specchieti per le allodole, azioni di facciata per mostrare un fantomatico intervento-lampo del governo. La verità è tutt´altra.

La gente ormai da quasi due mesi vive in tenda, e lo fa sia negli afosissimi pomeriggi dei giorni scorsi, sia nelle notti di vento e pioggia, come questa. E quelli che sono negli alberghi sulla costa si godono ancora per poco il sogno di una lunga e gratuita vacanza al mare, ormai in attesa (a giorni) di essere messi alle porte in vista dell´inizio imminente della stagione balneare.

Di costruzioni per ora nemmeno l´ombra, perchè fino al G8 dell´Aquila si deve lavorare per accogliere i rappresentanti delle più grandi nazioni del mondo.

A mandare avanti la baracca ci sono i volontari della Protezione Civile, i volontari dei Vigili del Fuoco, i volontari delle varie Associazioni di Pubblica Assistenza, che si spaccano la schiena per mantenere vivibile la condizione ma sempre più si lamentano della scarsa presenza dello Stato, della scarsità di fondi (3.1 miliardi in 24 anni sono BRICIOLE), dei ritardi nei lavori (ad ora, nessuna delle promesse fatte nelle ore subito successive al terremoto è stata mantenuta).

E se si lamentano di ciò i volontari, che dopo una settimana tornano nelle loro tiepide case, come direbbe Primo Levi, pensate come possono stare le persone che una casa dove tornare non ce l´hanno affatto, che non sanno più cos´è la privacy, che sognano una doccia dignitosa.

Non mi sembra il quadro di un successo, questo. Non mi sembra una situazione risolta.
Lo scopo di questa mail è solo ricordare a tutti che non sentire più notizie in tv non vuol dire che ora tutto sia tornato alla normalità.

RICORDATELO: L´EMERGENZA NON È FINITA.

Ti chiedo di inviare almeno a qualcuno questo messaggio. Se non lo farai non ti accadrà nulla di male, se lo farai non avrai soldi o amori stucchevoli....ma, nel frastuono del niente quotidiano, occorrono tante piccole grida per ricordare cos´è un briciolo di dignitosa umanità.

Grazie di cuore

Un ex-residente all´Aquila
Roberto Cherubini

Per chiudere la caverna di Alì Babà bisogna conoscere chi sono i 40 ladroni

LINK
di STEFANO LEPRI

Lo scudo sana anche ville, auto e yacht
Sanatoria solo per quelli registrati nell'Ue

ROMA - Anche le case e gli yacht ignoti al fisco potranno essere regolarizzati con lo «scudo», purché si trovino, o siano registrati, in un paese dell’Unione europea. Man mano che l’estensione effettiva del provvedimento si precisa, risulta chiaro che non somiglia affatto a quelli adottati dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna. Lì non c’è la protezione dell’anonimato, e sui soldi emersi le tasse occorre pagarle senza sconti. Eppure, un gettito di qualche miliardo può far comodo. Così molti motivano un giudizio favorevole. «E’ sacrosanto rifletterci - dichiara il senatore del Partito democratico Franco Marini - specie dopo che sono stati esclusi qui capitali la cui origine è legata a reati penali». Nel Pd, per ora, nessuno lo segue; circola casomai l’idea di sfidare il governo a seguire il modello inglese: «Ciò che non possiamo accettare è l’anonimato, collegato alla legge 409, quella del primo scudo» dice Marco Causi, deputato della commissione Finanze ed economista.

L’ala più moderata dell’opposizione, l’Udc, va assai più avanti. Pur biasimando l’idea di un condono, Bruno Tabacci ha proposto una aliquota più alta, il 6,5%, riservando il 5% solo a chi usa quei soldi per ricapitalizzare le imprese. L’aliquota doppia, secondo i tecnici governativi, era nelle intenzioni ma è stata bocciata dalla Commissione europea; mentre la ricapitalizzazione delle imprese sarà agevolata da un’altra norma. Le lobbies impegnate nel propagandare l’utilità dello «scudo», e che suggerivano anzi di estenderlo ai reati penali, affermano che una aliquota più alta sarebbe controproducente; e che senza anonimato non rientrerebbe nulla. Un anonimo banchiere privato ha dichiarato all’agenzia Reuters che l’aliquota del 5%, «molto bassa se paragonata a quella degli altri paesi, Usa e GB in primis», è quella opportuna per ottenere un buon gettito.

Negli Stati Uniti, sostiene l’economista Cecilia Guerra sul sito internet www.lavoce.info, si è realizzata una disclosure, ovvero l’autodenuncia dei capitali esportati all’estero; non c’è l’obbligo del rimpatrio ma vanno pagate tutte le imposte evase nei sei anni precedenti; la somiglianza con lo scudo italiano sta solo «nel modo in cui viene definito l’ammontare degli interessi maturati». Insomma, conclude in polemica con Giulio Tremonti, «per chiudere davvero la caverna di Alì Babà» dei paradisi fiscali «è bene anche conoscere chi sono i 40 ladroni».

Anche in Gran Bretagna si parla di disclosure, opportunità offerta fino a marzo 2010: chi dichiara sarà salvo dalle conseguenze penali ma dovrà pagare tutte le imposte dovute con una penale del 10%, elevata al 20% per i contribuenti sospetti che avevano ricevuto una richiesta di chiarimenti nel 2007 e non li avevano forniti. La Germania nel 2004 ha offerto di pagare le tasse evase sul 60% della somma; a Berlino si nega ogni intenzione di un bis. Nelle commissioni Bilancio e Finanze della Camera la discussione sullo scudo, come su tutti gli altri punti importanti del decreto anticrisi, è stata rinviata a lunedì. I tempi sono brevi, e i margini di discussione pochi perché è quasi certo che il governo chiederà il voto di fiducia.

18/7/2009

venerdì 17 luglio 2009

La Brambilla chiedeva per le liste nomi di belle ragazze con il book

LINK
di ANTONELLO CAPORALE

Tra le candidate-sexy c'era anche Patrizia D'Addario
Il racconto di Vernola, escluso dalle europee
Le foto dovevano valorizzare il lato estetico delle aspiranti europarlamentari

E' il suo ultimo giorno da eurodeputato. Raccoglie le sue cose, prima dell'addio a Strasburgo. Marcello Vernola, pugliese e figlio di papà (dc, ministro dei Beni culturali) si è reso protagonista di una plateale contestazione a Berlusconi dopo non essere stato ricandidato. Superlativo il ricordo che ha affidato ai giornali delle ragioni che - a suo avviso - hanno interrotto la brillante carriera politica. Secondo Vernola, Denis Verdini, coordinatore del partito, alle sue rimostranze per l'ingiustizia che stava per subire, gli domandò: "Tu mica c'hai le poppe?".

Verdini ha smentito.
"Ho buona memoria e ricordo anche che con una nota di colore - quasi a rincuorarmi - riferì che quando si tenne quello stravagante seminario politico per belle donne, sua moglie gli avesse chiesto di tornarsene a casa: "Oramai che ci fai lì?"".

Chiunque potrebbe dire che lei parla per vendicarsi.
"Chiunque ha delle responsabilità in quel partito sa che io dico la verità. Il senatore Quagliariello e il ministro Frattini mi confidarono le loro perplessità a tenere lezioni di politica a una platea così originale ed eccentrica".

Le cui fila era stato chiamato in qualche modo a infittire.
"Avevo aderito ai Circoli della libertà della Brambilla, divenendone membro dell'esecutivo nazionale. Alle politiche Michela ci chiese di proporre per la candidatura nomi di ragazze corredando i curricula con book fotografici".

Book?
"Donne di bella presenza. Il corredo fotografico doveva servire a rendere percepibile il lato estetico della candidatura".

Lei selezionava e inviava alla Brambilla.
"E la Brambilla inoltrava a Berlusconi".

Qual è stato il criterio adottato?
"Io indicavo donne che avessero una storia da proporre, una cifra culturale o imprenditoriale. Per esempio ho proposto Gabriella Genisi, organizzatrice del festival letterario di Polignano a mare. Un appuntamento culturale molto noto a cui, siamo nel luglio 2007, non manco di partecipare Sandro Bondi".

Quando iniziano i suoi problemi in Forza Italia?
"L'adesione a quei circoli mi rese nemico acerrimo di Raffaele Fitto. La nomenklatura di Forza Italia subì come un grave affrontò la corsa solitaria al potere, allora pareva inarrestabile, della Brambilla".

Non era gradito.
"Ricordo perfettamente che alle Europee le ragazze da candidare dovevano essere otto. E ricordo altrettanto nitidamente le voci sui nomi di Patrizia D'Addario e Angela Sozio".

Chi glieli aveva comunicati il numero delle veline e i nomi?
"Ambienti bene informati. E ho la convinzione che lo fossero davvero. Capito che il mio destino era segnato, chiesi udienza a Berlusconi che mi ricevette nella caserma di Coppito. Mi disse: "Ho in mente una rivoluzione. Voglio candidare ragazzi e ragazze"".

E capì.
"Capii che per me era finita, anche se lui mi aveva garantito la ricandidatura. Con il senno del poi compresi quella domanda che mi aveva fatto lasciandomi interdetto: "Ma quand'è che mi presenti le tue amiche baresi?"".

(16 luglio 2009)

giovedì 16 luglio 2009

La marea sta salendo

LINK

L’Italia si sveglia dal sogno berlusconiano
di MARCOS PARADINAS

“Ho deciso di fondare un partito. Se non entro in politica finisco in galera o mi rovino”. La frase è di Silvio Berlusconi, nel 1993. Diciassette anni dopo, l’attuale primo ministro italiano torna ad affacciarsi sull’abisso. Fino a ora niente lo aveva scalfito: né le sue evidenti relazioni con la mafia, né il suo impero fondato su mazzette e corruzioni, né la sua evidente mancanza di rispetto per la Costituzione. Impassibile di fronte a tutto. Fino a che sono arrivate le prostitute e si è cominciato a parlare di cocaina.

Così è l'Italia. E forse non è tanto differente dalla Spagna. Qui il caso Gürtel* sembra aver dato più voti che castighi al partito implicato e ci scandalizziamo per i vestiti di Camps con le cinture di esportazione, quando quello che ci dovrebbe preoccupare è l’arbitrarietà con la quale si può aver diviso il denaro di tutti tra gli amici di pochi.

Niente di niente
Marcello Dell’Utri, braccio destro di Berlusconi e cofondatore di Forza Italia, è stato condannato nel 2004 a nove anni di carcere. Non è successo niente. David Mills è stato condannato un mese fa per aver ricevuto tangenti da Berlusconi perché mentisse a suo favore nel processo. Non è successo niente. Berlusconi ha modificato la legge per essere immune di fronte ai tribunali o per mantenere il suo monopolio televisivo e non cedere le licenze. Niente di niente.

Paura della cocaina
Nonostante ciò, tutto il paese trema per alcune fotografie sopra le righe delle feste private di Berlusconi. L’ecatombe arriva con la confessione di quattro giovani che dicono di essere state pagate per passare la notte con lui e la procura di Bari lo indaga per “induzione alla prostituzione”. E il colpo di grazia potrebbe arrivare in settimana se verranno confermate le voci secondo cui anche la cocaina potrebbe formar parte di questo pericoloso cocktail ludico-festivo.

La morale vaticana
Lo spiegava oggi Miguel Mora ne El Pais, attraverso una docente romana che ha votato per Berlusconi: “La morale vaticana sopporta maschilismo, corna e minorenni; può invidiare le feste con 25 veline, ammettere la corruzione e perfino i regolamenti di conti. Ma gli italiani non tollereranno mai che il nome del primo ministro si associ alle droghe”.

Allerta da postfascismo
Finalmente c’è l’impressione che gli italiani si siano svegliati da un sonno profondo. Gianfranco Fini, presidente della Camera dei Deputati ed ex presidente del partito post fascista Alleanza Nazionale, ha avvertito di come “è in pericolo la fiducia del popolo nella politica e nelle istituzioni”. È ironico che sia un vecchio nostalgico del fascismo a dare l’allarme sul pericolo che corre la democrazia in Italia, fatto sta che Fini, di fronte ad una squallida sinistra, si è convertito nell’unica opposizione degna a Berlusconi. Interna, ma opposizione.

La piazza chiusa
Oltre le critiche politiche, il sentimento corre per strada. Si è ironizzato sul fatto che Berlusconi abbia inventato la “piazza chiusa”, con riunioni in cui porta solo i suoi seguaci perché lo applaudano. Ma non funziona. Questa settimana è stato contestato in uno di questi incontri da un centinaio di persone: “Vergogna!, siete dei poveri comunisti”, ha risposto Berlusconi a “questi analfabeti della libertà”. Dopo ha assicurato il suo pubblico che quelli che gli gridavano contro erano “arrabbiati perché si svegliano la mattina allegri, ma poi si rendono conto che devono andare a lavorare, si guardano allo specchio e si rovinano la giornata”.

Sale la marea
Beppe Grillo è un comico che si è trasformato in un’icona della critica al potere dal suo blog Vaffanculo [sic]. L’altro giorno è stato invitato a parlare davanti alla commisione del Senato e non si è morso la lingua: “Questo Parlamento non ha niente a che vedere con la democrazia. Sei persone hanno eletto chi doveva essere deputato o senatore. (…) Cari membri della commissione, siete illegali, incostituzionali e antidemocratici. Per rispetto a voi e agli italiani, dovreste dimettervi ora stesso”. Grillo ha sintetizzato il suo intervento in una frase che riflette la situazione meglio di mille giornali: Ora vorreste limitare il diritto del cittadino ad essere informato. Io vi dico solo una cosa: la marea sta salendo”.

* indagine su una presunta rete di corruzione vincolata alla direzione nazionale del Partito Popolare ai tempi di José María Aznar, N.d.T.

[El Plural] - 21 Giugno 2009 - Spagna

martedì 14 luglio 2009

Scudo fiscale: ho cambiato idea...



«In Sudamerica il condono fiscale si fa dopo il golpe; in Italia prima delle elezioni; ma invertendo i fattori il prodotto non cambia: il condono fiscale è comunque una forma di prelievo fuori legge.» Corriere della Sera, 25 settembre 1991

«Non sono favorevole a un ampliamento del meccanismo di perdono fiscale che abbiamo legato soltanto all'emersione del sommerso: un'estensione di questo concordato mi vedrebbe contrario.» Agenzia Ansa, 4 luglio 2001

«Nessun condono fiscale. Mai!» Agenzia Ansa, 26 febbraio 2001

Ciancimino jr, l'ultimo segreto: "Patto mafia-Stato, ecco la prova"

LINK
di ATTILIO BOLZONI e FRANCESCO VIVIANO

Il figlio di don Vito a pubblici ministeri: "Pronto a darvi il 'papello' di Riina". Ovvero le richieste dei boss alle istituzioni

PALERMO - Lo cercano da quando venne ucciso Paolo Borsellino, diciassette anni fa. Un foglio di carta, uno solo. Con la scrittura incerta di Totò Riina e, in fondo, la sua firma. È il famoso "papello", le richieste dei Corleonesi allo Stato per fermare le stragi in Sicilia e in Italia. "Ve lo consegno io nelle prossime ore", ha giurato qualche giorno fa Massimo Ciancimino, testimone eccellente ormai sotto scorta come un pentito.

È forse l'epilogo della più intricata vicenda siciliana di questi ultimi anni: la trattativa fra Stato e Mafia. Se il più piccolo dei cinque figli di quello che fu il sindaco mafioso di Palermo manterrà la sua promessa, fra qualche giorno - proprio alla vigilia dell'anniversario della morte di Borsellino, il 19 luglio - il famigerato documento del patto fra boss e misteriosi apparati di sicurezza finirà nelle mani dei magistrati di Palermo e poi quelli di Caltanissetta e Firenze, tutte le procure che indagano direttamente o indirettamente sugli attentati mafiosi fra il 1992 e il 1993. "Questa volta ve lo porterò davvero, questa volta non faccio bluff", ha assicurato Ciancimino junior nel suo ultimo interrogatorio dopo un tira e molla durato un anno.

La sua "collaborazione" è cominciata nel giugno del 2008. In decine di verbali ha raccontato la sua verità su incontri fra mafiosi e uomini dei servizi segreti, ha parlato dei fatti accaduti fra la strage di Capaci e le bombe dei Georgofili, ha ricordato i faccia a faccia fra suo padre e l'allora vicecomandante dei Ros Mario Mori, ha svelato alcuni segreti che don Vito si era portato nella tomba. Come certi appuntamenti che l'ex sindaco agli arresti domiciliari aveva - sia a Palermo che a Roma - con "l'ingegnere Lo Verde", cioè Bernardo Provenzano.

Ma fino ad ora "Massimuccio" non aveva mai voluto dire nulla sul "papello". Alle insistenze dei procuratori, la sua risposta è sempre stata una sola: "Mi avvalgo della facoltà di non rispondere". All'improvviso, la settimana scorsa e dopo un ultimatum della procura di Palermo, Massimo Ciancimino però ha ceduto: "Garantito: adesso il papello ve lo do".
Nessuno sa dove sia stato custodito in tutti questi anni, molti pensavano e ancora pensano in una cassetta di sicurezza di una banca da qualche parte in Europa. Un sospetto, un mese fa, aveva portato gli investigatori in Francia. Una mossa di Massimo Ciancimino e una contromossa degli inquirenti. Ma non quelli di Palermo, gli altri di Caltanissetta. Tutti erano e sono ancora a caccia del "papello".

Massimo Ciancimino, a giugno - appena gli hanno revocato il divieto di espatrio - ha lasciato Bologna dove vive da qualche mese e con la sua auto ha raggiunto Parigi insieme alla moglie Carlotta. È stato pedinato. Al ritorno da Parigi, fermato al posto di frontiera e invitato a entrare in un ufficio di polizia, ha trovato un paio di magistrati della procura della repubblica di Caltanissetta e alcuni ufficiali di polizia giudiziaria. Erano sicuri di trovarlo con il "papello" addosso. Perquisito lui e perquisita anche la moglie, ma il "papello" non l'hanno trovato. Interrogato al posto di frontiera, Ciancimino junior ha spiegato: "Mi ero accorto che mi seguivate, voi non vi fidate di me e io non mi fido di voi e non ho portato con me quel documento che non è a Parigi...".

Messo alle strette dai procuratori di Palermo subito dopo ha promesso di far avere quel foglio di carta, quell'atto con il quale Totò Riina e i suoi Corleonesi chiedevano ad alcuni emissari dei servizi segreti di "trattare" con loro. Fine della violenza e delle stragi in cambio dell'abolizione del carcere duro, basta bombe in cambio di una sorta di salvezza per i familiari dei boss, armistizio con lo Stato in cambio di un colpo di spugna della legge sui pentiti e sui patrimoni aggrediti dalla legge Rognoni la Torre.

Ma quanto è attendibile nei suoi racconti il rampollo di don Vito? Quanto i magistrati possono credere alle sue parole? "Come qualsiasi imputato di reato connesso, le sue dichiarazioni possono essere attendibili solo se supportate da riscontri obbiettivi ed esterni", risponde il procuratore aggiunto Antonio Ingroia, che con il sostituto Nino Di Matteo indaga sui misteri palermitani dei Ciancimino. Aggiunge Ingroia: "Alcuni elementi di riscontro alle sue dichiarazioni li abbiamo già avuti, però abbiamo bisogno ancora di qualcosa per avere un quadro completo".

Sarà il "papello" a certificare una volta per tutte l'attendibilità del figlio di don Vito. Tutto un impasto, fra i più pericolosi mafiosi latitanti e alti funzionari degli apparati. Tutto un impasto che ora fa molta paura al giovane figlio di don Vito, condannato in primo grado a 5 anni e 8 mesi per avere riciclato il "tesoro" di suo padre. Dal novembre scorso è stato costretto a lasciare la sua casa di Palermo e vivere 24 ore su 24 con auto blindata e "tutela". Dopo un paio di episodi inquietanti accaduti in Sicilia, Massimo Ciancimino è stato contattato da falsi carabinieri e poi ha ricevuto una lettera di minacce. Dentro la busta tre proiettili. Uno era destinato a lui, il secondo al procuratore Ingroia, il terzo al sostituto Di Matteo.
Tutti i verbali di Ciancimino junior sono finiti alla procura di Caltanissetta che è titolare delle indagini sulla strage di via Mariano D'Amelio. Gli stessi procuratori di Caltanissetta l'hanno interrogato più volte. C'è un'ipotesi investigativa: il procuratore Paolo Borsellino, subito dopo la morte del suo amico Giovanni Falcone, avrebbe scoperto la vicenda del "papello" e quella trattativa fra Stato e Mafia. L'avrebbero ucciso perché qualcuno lo considerava un ostacolo al patto con la mafia.

(14 luglio 2009)

Vizi inganni e menzogne di un sultano italiano

LINK
di MIGUEL MORA

["Vicios, tretas y mentiras de un sultán italiano", La Naciòn]

Autore di articoli quasi profetici, nei quali descrive il governo di Berlusconi come un sultanato moderno, il prestigioso intellettuale Giovanni Sartori definisce il premier italiano come un leader che “fa quel che vuole, ottiene ciò di cui ha bisogno e non fa distinzione tra pubblico e privato”.

Giovanni Sartori (Firenze, 1924) è uno dei pochi intellettuali italiani a pronunciarsi sulla valanga di rivelazioni che girano attorno al primo ministro Silvio Berlusconi a proposito delle feste a base di sesso e droga. Due mesi fa Sartori ha pubblicato un libro dal titolo profetico, Il Sultanato, che raccoglie gli articoli scritti per il quotidiano Il Corriere della Sera. Scetticamente, Sartori scarta l’ipotesi che gli scandali possano avere ripercussioni politiche per il sultano. “Se si dimette, lo processano, perciò il suo governo non può cadere. Il partito ha bisogno di lui, la Chiesa anche. Invece gli italiani non sanno neanche che cosa sta accadendo perché guardano soltanto la televisione”, afferma.

Domanda: L’idea alla base del libro è che l’Italia di Berlusconi non è né una dittatura, né una democrazia, bensì un sultanato.
Risposta: Ho deciso il titolo prima che uscissero le notizie sulle feste e le veline e l’ho scelto bene, anche se alcuni sultani erano più violenti di Berlusconi. Disponevano di brigate di nani saltimbanchi che assassinavano i nemici. In ogni caso, è un regime di corte, un harem.

D. E in cosa assomiglia ad una dittatura?
R. Berlusconi non è un dittatore come quelli del XX secolo perché non ha cambiato la Costituzione, anche se ha tentato di svuotarne il contenuto dal di dentro con lo scopo di indebolire il Parlamento. Tuttavia gli italiani che lo votano affermano: “Siamo contentissimi del nostro dittatore”. Lo definisce l’idea della corte: fa quel che vuole, ottiene ciò di cui ha bisogno, non fa distinzione tra pubblico e privato, il piacere del potere lo gratifica. Si colloca a mezza via tra un dittatore e qualcuno che non lo è. È il padrone all’antica, il proprietario della fattoria.

D. Gli usi dell’harem l’hanno sorpresa?
R. No, il sultano fa ciò che gli pare e piace. Sapevamo che le donne gli sono sempre piaciute. Fa parte del personaggio: il lusso, le grandi feste, le minorenni. Ancora non ci sono le prove, però è assolutamente verosimile, coincide con il profillo del personaggio.

D. Veronica Lario ha parlato di “vergini offerte al drago”
R. È sua moglie, perciò è logico pensare che sia al corrente di tutto. Ha sempre taciuto. Egli ha diversi meccanismi di pressione, e sono molto forti. Il primo di questi sono i figli. Se Veronica parla di nuovo, lui li può diseredare.

D. Crede che questa sarà la fine di Berlusconi?
R. Ora sarà più cauto e starà più attento. Continua ad avere l’appoggio del popolo e a vincere le elezioni. Dice: “Io sono così, e agli italiani piaccio, non ho intenzione di cambiare.” Per tutelarsi approverà la legge che limita le intercettazioni telefoniche, un fatto gravissimo perché danneggia l’attività della polizia contro la mafia, però a lui questi danni collaterali non sono mai importati.

D. Però la sensazione è che il marcio abbia solo iniziato a venir fuori.
R. Salteranno fuori foto e prove di tutti i tipi; però lui dirà che sono fotomontaggi e calunnie.

D. Il suo partito non gli crederà.
R. Il Popolo della Libertà è una massa clientelista più fedele della Democrazia Cristiana (DC). Tutti vivono sulle sue spalle: “papi” dà loro la pappa. Non si dissolverà tanto facilmente come la DC, perché ha più privilegi e più potere a livello locale. Le Regioni sono uno scandalo assoluto. È una rete feroce e vorace che conquista ogni volta più potere, un para-Stato che ha tutto l’interesse di continuare ad essere unito. Tutti salgono sul carro del vincitore e lui li lascia fare. L’unica cosa che gli interessa è mantenere intatto il suo patrimonio, il resto è una grande mangia mangia.

D. E Gianfranco Fini?
R. Fini è in pensione. Con la fusione dei due partiti, Berlusconi ha premiato i colonnelli nominandoli ministri. Quindi Fini non ha potere nemmeno sui suoi vecchi compagni di partito. Parla liberamente e come un anglosassone, però la sua carriera politica è costellata di errori e stupidaggini. Se un giorno arriverà a governare mi fiderò più del mio gatto che di lui.

D. Però intanto l’immagine internazionale del paese peggiora sempre di più.
R. Nel ’94 gli saltarono addosso, nessuno credeva che sarebbe durato, e si abituarono a lui. Non credo ci fosse una minor pressione internazionale. Lui dice che è tutto un complotto dei nostri comunisti, di Murdoch e de El Pais, e con questa favola va avanti. È molto furbo ed astuto. Fa visita ad Obama e si mette al primo posto nella lista degli amici. Manda più soldati in Afganistan, accoglie tre detenuti di Guantanamo e Obama non lo può trattare male.

D. Non è nemmeno possibile che si dimetta: perderebbe l’immunità.
R. Se si dimette, lo processano. Prima di dimettersi dovrebbe garantirsi l’immunità come Pinochet. Guardi il suo sorriso: è genuino, autentico. Non mente. Questo è ciò che traspare: “Io gliela dò a bere. Degli scandali il paese non sa assolutamente niente. La televisione non informa sui fatti, e l’80% degli italiani si mantiene informato attraverso la tv”. Controlla sei canali su sette, ed il settimo ha paura. E’ impossibile che le cose cambino, non c’è speranza.

D. La Chiesa non può far cadere il suo governo?
R. La Chiesa sta molto attenta, però lui la lascia comandare sempre di più. Non ci sono relazioni Chiesa-Stato, è un rapporto tra due poteri. È corrotta come gli altri. Per questo tace e lascia fare. È esattamente questo la Chiesa.

lunedì 13 luglio 2009

Conferenza stampa senza contraddittorio e le casette che «slittano» a novembre

LINK

Chi ospita il G8 di solito imposta il tono, i temi e l’agenda. Ma Silvio Berlusconi, ha impegnato la maggior parte delle proprie energie politiche per difendersi dalle accuse sferrate dai quotidiani di aver frequentato escort e ospitato minorenni.
(New York Times, 8 luglio)





LINK
di UMBERTO DE GIOVANNANGELI

Non è una conferenza stampa. È uno show. A condurlo è San Silvio dei miracoli. Il premier è incontenibile: «Il G8 è stato un miracolo che mi ripaga di tante amarezze». Alla faccia della realtà. E di una platea sbigottita.

«Ci sono domande»? Il Cavaliere allegro non sta nella pelle. Non vuole «vincere». Vuole strafare. I ringraziamenti, dovuti, di Barack Obama lo hanno esaltato. Berlusconi decide che è tempo di affrontare la stampa internazionale. Conferenza stampa. O meglio dire: show in diretta del presidente del Consiglio. «Con questo G8 ho fatto un miracolo» - dice. «Questa giornata mi ripaga di tante amarezze. Sono stato più di un mese bersagliato da attacchi assurdi. Ma queste giornate ti incoraggiano ad andare avanti».

STRANA CONFERENZA

Conferenza stampa sui generis, la sua. Senza contraddittorio e senza domande. Era questo lo schema organizzativo. Era. Perché a romperlo è proprio lui, il Cavaliere imperante. Dopo aver magnificato quanto fatto nel corso delle varie sessioni di lavoro, a sorpresa, Berlusconi si rivolge alla platea di giornalisti chiedendo: «Ci sono domande?». Brusìo. Sorpresa. Timori da parte dei collaboratori del premier. Qualcuno, dopo un momento di esitazione, alza la mano. Mal gliene incolse. Il Cavaliere taglia corto: «Se non ci sono (domande), vi auguro buon l avoro e spero anche che per voi la location sia confortevole». Fine dello show.

MIRACOLI AQUILANI

L’inizio è uno scoppiettio di proclami di vittoria. Di più. Di miracoli. Fatti naturalmente da lui, San Silvio dei due mondi. Dal Clima all’Economia, dalla Finanza all’Africa: il Cavaliere illuminato elenca una serie di miracolose soluzioni già pronte per risollevare le sorti del pianeta partendoda quelle dei terremotati aquilani. Ma, nel corso dello «spettacolo» nella sede del vertice (Berlusconi ha anche rischiato di cadere ed è stato «salvato» da una guardia del corpo) il capo del governo non riesce ad occultare due «non miracoli» che hanno l’amaro sapore delle ammissioni di peccato: la ricostruzione nelle zone terremotate non è questione di mesi ma saranno necessari «purtroppo tempi molto più lunghi perché essendo L’Aquila una città storica, il ripristino dei palazzi prenderà un tempo dai 3 ai 5 anni». Ed venuta fuori la verità anche sulla realizzazione delle casette per i terremotati che dovevano essere pronte per settembre, secondo la propaganda governativa e che invece non saranno in grado di ospitare i 55.000 sfollati «prima di novembre». E l’Africa? Il miracolo è solo a parole. Smentite dai fatti. E un fatto, incontestabile, è che l’Italia,oltre a dimezzare gli stanziamenti per i Paesi in via di sviluppo non paga le quote al «global fund», che sostiene la lotta contro l’Aids e le pandemia in Africa e nei paesi poveri. «Abbiamo alcuni ritardi» - concede Berlusconi dicendo che l’Italia «non ha versato quanto avrebbe dovuto, ma manterremo gli impegni. Il Cavaliere spiega che cambierà la filosofia degli aiuti: «Qualcuno ha ricordato che diamo i soldi dei poveri dei nostri Paesi ai ricchi dei Paesi africani. D'ora in poi
non sarà più cosìma bisognerà dare aiuti con la realizzazione di opere precise». Traduzione: il Cavaliere ingegnoso punta sulla costruzione di infrastrutture. Affari, profitto. Libia docet. Il premier incontinente prova poi anche a smerciare il «miracolo verde».

domenica 12 luglio 2009

Ecco il nuovo scudo fiscale

LINK
di ROBERTO PETRINI

Chi riporterà i soldi in Italia beneficerà anche di una sanatoria per falso in bilancio e bancarotta
Condono sui capitali che rientrano
Due aliquote per sanare i beni rientrati, il provvedimento si estende fino al dicembre 2007

ROMA - Colpo di spugna sui capitali all'estero e su molti reati societari e tributari. Sette commi, sei paginette dense di norme e riferimenti di legge: lo scudo fiscale-ter si appresta ad arrivare in Parlamento per mano dello stesso governo o, più probabilmente, ad opera di un deputato della maggioranza. La sostanza della bozza dell'emendamento al decreto anticrisi approntata dai tecnici dell'esecutivo, e di cui Repubblica è entrata in possesso, è quella di un condono generalizzato per chi ha costituito o esportato somme all'estero fino al 31 dicembre del 2007.

La sanatoria prevede, per chi aderisce, l'"esclusione di punibilità" per una nutrita serie di reati penali di carattere economico: dal falso in bilancio, alla bancarotta fraudolenta, dall'emissione di fatture false a tutti i reati tributari. Per chi ha costituito fondi nero all'estero c'è l'opportunità di farla franca.

Il "rimpatrio", come è intitolato il comma 2 dell'emendamento potrà avvenire entro il 31 dicembre di quest'anno, a partire da una data compatibile con l'approvazione del decreto, probabilmente il 1° agosto o il primo settembre. L'operazione potrà essere effettuata attraverso banche, intermediari finanziari, Poste e agenti di cambio e riguarderà "denaro e altre attività finanziarie".

Doppio il binario che si potrà percorre per la regolarizzazione e doppia l'aliquota: il primo canale è il "rimpatrio con sottoscrizione di speciali titoli di debito", in pratica Bot, Cct, titoli di aziende controllate dallo Stato (come l'Enel o l'Eni) emessi in "serie speciale". Queste somme saranno vincolate per dieci anni e lo scudo dovrebbe costare il 5 per cento dell'importo dichiarato delle attività "rimpatriate". Il ricavato, come spiega il comma 3, con il vago sapore dell'alibi, è destinato alla "ricostruzione dei territori interessati al sisma del 6 aprile 2009". Il secondo meccanismo di rimpatrio è quello senza vincoli e costerà di più, molto probabilmente il 7-8 per cento delle attività finanziarie.

Per accedere alla sanatoria i soggetti interessati dovranno presentare una "dichiarazione riservata" agli intermediari e questi rilasceranno agli interessati una copia della stessa. Ovvero lo "scudo". E sono proprio gli effetti dello "scudo" elencati nel comma 5 a definire al portata del provvedimento che si presenta come un vero e proprio condono non solo dei reati valutari ma anche di quelli fiscali, societari (come il falso in bilancio) e fallimentari (come la bancarotta fraudolenta).

In primo luogo il comma "preclude nei confronti del dichiarante ogni accertamento tributario e contributivo per i periodi d'imposta per i quali non è ancora decorso il termine per l'azione di accertamento". In pratica, visto che la prescrizione per gli accertamenti tributari è di cinque anni, lo scudo garantirà una protezione da indagini fiscali dal 2004 al 2008.

Ma la lista dei reati - tributari, societari e fallimentari - per i quali lo scudo consente di farla franca è lunga e piuttosto articolata. Il punto "c" del comma 5 "preclude la punibilità" per i reati tributari previsti dagli articoli 2-11 del decreto legislativo n.74 del 2000, ovvero tutto l'armamentario che va dall'omessa dichiarazione, all'emissione di fatture false, alla dichiarazione fraudolenta.

Colpo di spugna anche sui reati societari, a partire dal celebre 2621 del Codice civile, che riguarda proprio il falso il bilancio, reato depotenziato, perché si può procedere solo per querela di parte, ma pur sempre passibile di una pena fino a 5 anni. Inoltre l'"esclusione di punibilità" riguarda tutta una serie di reati degli amministratori di una società, dalle manovre fraudolente sui titoli alla valutazione esagerata di conferimenti e acquisti. A corollario della sanatoria il colpo si spugna si estende anche ai reati della legge fallimentare, bancarotta fraudolenta inclusa. Chiudendo così il cerchio.

(12 luglio 2009)

sabato 11 luglio 2009

Berlusconi nei guai con la malavita organizzata

LINK
di Rita Pennarola

07/07/2009 - L'inchiesta di Bari su squillo e coca party potrebbe nascondere una ben più grave verità: il premier, accerchiato dalle pressioni della malavita organizzata, deve uscire di scena. L'inchiesta di Napoli sui collegamenti dei Letizia va avanti, ma intanto tutto lascia intendere che il capo del governo abbia ormai politicamente le ore contate.

Domanda: perchè una forza politica largamente maggioritaria, sia per consensi che per popolarità, dovrebbe essere costretta a sbarazzarsi del leader carismatico che l'ha condotta al governo del Paese, conquistando per giunta decine di amministrazioni locali sparse da nord a sud del territorio? Tutti pronti a fare harakiri in nome di non si sa quale processo di moralizzazione interna, mandando all'aria le posizioni più ambite di governo? O moralisti parrucconi che hanno scoperto la loro vocazione puritana proprio quando sono arrivati all'apice di ogni immaginabile aspirazione politica?
L'attacco a Silvio Berlusconi, quella bombetta a grappolo a base di escort da quattro soldi che esplode all'indomani del caso Letizia-camorra, potrebbe avere numerosi mandanti, com'è stato detto. Un dato, però, appare subito fuor di dubbio: fra loro ci sono uomini della sua stessa maggioranza. E non suona certo come una novità che ad allearsi con questa fazione sia quella parte da sempre sotto traccia del Partito democratico che faceva e fa capo a Massimo D'Alema, per anni, fin dai tempi della Bicamerale, compartecipe del patto occulto sull'intangibilità del conflitto d'interessi proprio con lo stesso Cavaliere. Ed oggi fautore del partito invisibile che, giorno dopo giorno, lo ha messo al muro e lo sta fucilando. Perchè Silvio Berlusconi - questo ormai è chiaro - sul piano politico ha davvero le ore contate.
Resta il quesito principe: cui prodest? Torna così in campo quel convitato di pietra che, solo, può offrire un quadro in cui tutto torna e trova una spiegazione logica: i Casalesi.

LE INDAGINI DELLA DDA

Bocche cucite, al Palazzo di Giustizia di Napoli. Dopo la notizia - data in esclusiva nello scorso numero di giugno dalla Voce delle Voci - sulle indagini in corso per accertare eventuali collegamenti fra Benedetto Letizia detto Elio, protagonista del Noemigate, e il clan Letizia di Casal di Principe, a distanza di un mese il silenzio è di piombo. Nessuna smentita, richiesta di rettifica o azione giudiziaria è giunta alla Voce (né all'Unità, che aveva ripreso l'inchiesta) dai familiari della ragazza né dai suoi legali. Analogamente niente è trapelato dalla Procura, dove secondo voci di corridoio le indagini sulla presunta parentela - e relativi sviluppi - sarebbero tuttora in corso e coperte dal massimo riserbo investigativo. «Difficile - spiegano in ambienti giudiziari napoletani - che non sia stato emesso un comunicato di smentita nel caso in cui le indagini non avessero dato alcun esito. Più probabile, invece, che si stia dando corso all'accertamento di ulteriori, complessi elementi lungo quel filone».
Vale la pena allora di riepilogare in estrema sintesi il quadro che era emerso dall'inchiesta della Voce di giugno.
Siamo alla fine del 2008 quando l'allora diciassettenne Noemi Letizia appare per la prima volta ad un ricevimento ufficiale organizzato dal premier a Villa Madama. A Natale è alla festa del Milan con sua madre, Anna Palumbo, al tavolo di uno storico big dell'entourage presidenziale, Fedele Confalonieri. La giovane, insieme ad altre ragazze, trascorrerà poi le feste di Capodanno a Villa Certosa. A rivelarlo, una fonte non proprio adamantina: l'ex fidanzato Gino Flaminio da San Givanni a Teduccio, un passato di guai con la giustizia.
Non si saprà più nulla di lei fino al 26 aprile 2009, sera fatidica del suo diciottesimo compleanno, quando Silvio Berlusconi in persona arriva a Casoria nella ruspante Villa Santa Chiara, sede dei festeggiamenti e, prima del brindisi con la festeggiata, i camerieri e il parentado, si apparta per una buona mezz'ora in una saletta riservata con Benedetto Letizia. La notizia esplode sui giornali di mezzo mondo e si rincorrono le indiscrezioni piccanti. Noemi sarà sua figlia? O un'amante giovane dell'uomo più potente d'Italia? Fin qui il gossip. Unica Voce fuori dal coro, la nostra. Che rivela l'esistenza di un'indagine della Dda sul filone camorra.

MESI DI FUOCO

Che cosa stava accadendo in quegli stessi mesi, fra Napoli e Caserta?
La guerra di camorra era esplosa il 18 maggio 2008 con l'omicidio di Domenico Noviello a Baia Verde, un villaggio turistico di Castelvolturno. Noviello, titolare di un'autoscuola, era un testimone di giustizia: aveva contribuito a far condannare casalesi di spicco come i fratelli Alessandro e Francesco Cirillo. Il 1 giugno sotto i colpi dei killer finisce Michele Orsi, l'imprenditore coinvolto nei traffici di rifiuti che aveva deciso di collaborare con gli inquirenti. Sempre a giugno si conclude in appello il processo Spartacus a carico della cosca di Casale, con numerose condanne all'ergastolo per uomini del gruppo Bidognetti. Nel corso di un'udienza, allo scrittore Roberto Saviano erano state rivolte minacce di morte attraverso la lettura di un brano da parte di un avvocato dei boss, Michele Santonastaso. Un'accelerazione imprevista. Quasi una sfida. Un modo eclatante di attirare l'attenzione che non aveva precedenti nel modo di agire della cosca, ormai disposta ad uscire allo scoperto pur di difendere i suoi affari miliardari.
A ottobre un pentito rivela che ci sarebbe un piano del clan per uccidere Saviano entro Natale. Negli stessi giorni le indagini portano alla luce alcuni legami d'affari fra i corleonesi del superlatitante Matteo Messina Denaro e il clan dei casalesi. La guerra, a questo punto, si fa aperta. In gioco ci sono partite come i lucrosi traffici di rifiuti, in Italia, e, all'estero, le attività di riciclaggio che, nella sola Spagna, vedono i Casalesi e i loro più stretti alleati, gli Scissionisti di Secondigliano, impegnati fra l'altro a edificare villaggi turistici in mezza Costa del Sol.
È a quel punto che il Viminale sferra un attacco senza precedenti. Il ministro leghista Roberto Maroni, incurante della presenza nel suo stesso governo di uomini come il sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino da Casal di Principe indicato dal pentito Gaetano Vassallo come referente dei clan, in quattro-cinque mesi riesce a portare a segno risultati che i governi della Repubblica in oltre sessant'anni non erano riusciti nemmeno a immaginare.
La miccia scoppia dopo la strage del 18 settembre 2008, quando a Castelvolturno i Casalesi uccidono sei immigrati e il titolare di una sala giochi. Il 30 settembre scatta la prima maxioperazione: 127 ordini di custodia cautelare e sequestro di beni per 100 milioni di euro. In manette il gruppo di fuoco del clan, Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo e Giovanni Letizia. Spagnuolo, che sarà fra i primi a pentirsi, sta dando un importante contributo alle indagini.
Nuovo blitz l'11 ottobre: la Dda partenopea arresta sette dei dieci ricercati del clan Bidognetti. Fra il 7 e il 22 novembre nella rete finiscono altri esponenti fra cui Gianluca Bidognetti, figlio del superboss Francesco (Cicciotto è Mezzanotte). Il 14 gennaio 2009 termina la fuga del boss stragista Giuseppe Setola. Nuove operazioni fra marzo e aprile sgominano fazioni del clan operanti anche a Milano, Modena e Reggio Emilia. L'attacco al cuore dei Casalesi culmina il 29 aprile con l'operazione Principe, nell'ambito della quale viene arrestato Michele Bidognetti, fratello del capoclan, e vengono sequestrati beni del valore di 5 milioni di euro. E il 18 maggio a finire dietro le sbarre è anche Franco Letizia (il suo arresto segue di poco quello del padre Armando Letizia), reggente del gruppo criminale.
Non meno stringente il pressing ai danni degli scissionisti di Secondigliano: il 12 febbraio di quest'anno gli inquirenti catturano un personaggio chiave del traffico di stupefacenti sull'asse Spagna-Scampia: il transessuale Ketty, al secolo Ugo Gabriele. A maggio la polizia arresta a Marbella il boss Raffaele Amato e, a Mugnano di Napoli, il pregiudicato Antonio Bastone, latitante dal 2006.
Il rapporto annuale delle Fiamme Gialle, reso noto nei giorni scorsi, in proposito parla chiaro: «L'attività volta all'aggressione dei patrimoni accumulati dai clan camorristici - in particolare dei Casalesi - ha consentito di sequestrare beni e capitali di provenienza illecita per oltre 139 milioni di euro e di proporre, per l'applicazione delle misure di prevenzione patrimoniale, beni e disponibilità finanziarie per un valore complessivo prudenzialmente valutato in oltre 231 milioni di euro». «Un dato - viene ancora sottolineato - decuplicato rispetto a quello del corrispondente periodo del 2008». Ed è lo stesso ministro Maroni a parlare di un “modello Caserta”, «che vogliamo mantenere ed estendere, concentrando l'attenzione sull'aggressione ai patrimoni mafiosi».

BERLUSCONI ZITTO

Si è mai visto un capo del governo che, a fronte di risultati così rilevanti nel contrasto alla malavita organizzata, non abbia mai espresso, nel corso dei mesi, operazione dopo operazione, almeno un cenno ufficiale di plauso o soddisfazione, anche al solo scopo di gonfiare il petto per le brillanti prestazioni di un ministro del suo governo?
Niente. Silenzio assoluto del premier, prima, durante e dopo il caso Noemi.
Ed oggi, ferme restando le indagini top secret su Benedetto Letizia, quel silenzio si trasforma in un ulteriore, decisivo elemento per comprendere la guerra sottobanco dichiarata al premier. Prima dalla camorra. E poi, proprio per questo, dalla parte non compromessa del suo esecutivo. Secondo la ricostruzione avanzata il mese scorso dalla Voce - e finora mai smentita - quella maledetta domenica sera del 26 aprile Berlusconi, dopo aver cercato con ogni mezzo di sottrarsi, fu costretto a mostrarsi nella sala cerimonie di Casoria per dare un segnale eloquente a chi di dovere. Un ricatto, una minaccia grave pendevano sul suo capo ad opera di boss capaci di passare da affari milionari in mezzo mondo ad attentati sanguinari rivolti alle singole persone. L'attrezzatura non manca.
Sulle ragioni di quel ricatto si possono avanzare numerose ipotesi. A cominciare - come abbiamo fatto nell'inchiesta della Voce di giugno - da quello schiaffo in piena faccia agli affari dei clan che il tandem Berlusconi-Guido Bertolaso ha inferto con l'apertura dell'inceneritore di Acerra, destinato a mandare letteralmente “in fumo” traffici da milioni e milioni di euro cash gestiti fino ad allora dagli Scissionisti coi Casalesi. E tutto questo, benchè a liberare Napoli da tonnellate di pattume in meno di due settimane fossero state anche imprese in odor di camorra (è accertato che il settore, nel capoluogo partenopeo e provincia, è gestito dai clan in regime di monopolio).
Alla luce dell'inchiesta aperta dalla Procura di Bari sui giri di “squillo” e starlette che avrebbero frequentato Palazzo Grazioli e Villa Certosa grazie alle mirabolanti iniziative dell'imprenditore Gianpaolo Tarantini, potrebbero ora aprirsi scenari paralleli.

NOEMI ANCH'IO!

Quale che sia stata la molla che aveva obbligato Berlusconi alla “discesa di Caloria”, la popolarità che da allora ha circondato Noemi Letizia (con il conseguente valore aggiunto sul suo nome in caso di apparizioni televisive, serate, vendita di servizi fotografici, etc.) non poteva non fare gola ad altre, ben più spregiudicate frequentatrici delle magioni presidenziali. Soprattutto se si tratta di persone senza scrupoli, avvezze a trarre benefici dalle loro prestazioni anche attraverso l'uso di registratori nascosti, arma suprema per i ricatti.
La costola dell'inchiesta barese condotta dal pm Giuseppe Scelsi sulla presunta induzione alla prostituzione (di persone, peraltro, che paiono essere tutt'altro che estranee a quella attività) trova il suo momento clou con l'arrivo spontaneo in Procura della escort Partizia D'Addario. La quale, in un primo momento, si mostra come una donna irreprensibile irretita dai lupi mannari. Poi viene fuori il suo passato. Quello vero. Ed emerge, fra l'altro, l'inquietante amicizia con Marisa Scopece, la giovane prostituta d'alto bordo brutalmente assassinata e data alle fiamme nelle campagne baresi, a settembre 2007. Pare che avesse deciso di parlare, di fare i nomi dei personaggi altolocati ai quali si accompagnava. In quell'occasione gli inquirenti risalirono alla D'Addario grazie ai tabulati telefonici della donna uccisa. Ai pubblici ministeri lei confermò il legame con Marisa e la comune amicizia con «molte altre persone».
Da Patrizia “Brummel” D'Addario in poi, e dalla sua consegna “spontanea” della audiocassette sulle feste presidenziali, scatta la ressa di pseudo-veline pronte a raccontare di aver preso parte ai bagordi in casa del premier. Un diluvio di “rivelazioni” gossippare. «Un exploit - fa notare un esperto di intelligence - molto simile a quelli che i manipolatori degli effetti mediatici fanno scattare per coprire altre verità, per mettere la sordina a fenomeni ben più gravi, che così sfuggono al controllo dell'opinione pubblica».
Al momento non è chiaro se lo “spontaneismo” della D'Addario sia stato dettato da ambizioni personali, o invece pilotato da qualcuno che doveva infliggere il colpo di grazia a Berlusconi, per allontanare dai vertici dello Stato un uomo invischiato in manovre camorristiche tali da mettere in pericolo la sicurezza del Paese. Ad onta dell'affollamento di sempre nuove ragazze pronte a “vuotare il sacco” in cambio di notorietà, alcuni elementi farebbero propendere per la seconda ipotesi. In primo luogo la compresenza nel Pdl, nell'esecutivo nazionale e nei governi locali di destra, di personaggi tirati in ballo da pentiti o da rapporti delle commissioni d'accesso in comuni sciolti per mafia (vedi Sant'Antimo e vedi il neo presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro), accanto a figure che - in primis i leghisti - alla malavita organizzata partenopea la guerra l'avevano dichiarata in tempi non sospetti. Ed ora hanno impresso l’accelerata finale.
«Se un asse sotterraneo per il de profundis politico a Berlusconi esiste - viene sottolineato in ambienti investigativi romani - vede certamente in primo piano la parte “pulita” del governo e del Pdl». Che avrebbe incontrato come alleata, lungo la strada, la Puglia di quel Massimo D'Alema che la partita di fine anni novanta col Cavaliere l'ha chiusa da tempo. Ed oggi si trova, per puro “caso”, ad annunciare con ventiquattr'ore di anticipo, dai microfoni di Lucia Annunziata, quella “scossa” in arrivo da Bari destinata a segnare l'uscita di scena dell'uomo di Arcore. Una vicenda che passa per le mani di un pubblico ministero di Magistratura Democratica. E per una Procura che ha sede nell'enclave PD del sindaco Michele Emiliano. Ex magistrato.
È il “complotto” di cui parlano il ministro per gli affari regionali Raffaele Fitto e il Giornale? «Più che altro - spiega la nostra “fonte” - una cordata. Un'alleanza anomala che nasce per motivi di stabilità democratica». In ballo ci sarebbero le sorti di un Paese il cui premier deve rispondere alle richieste dei clan. Ma questo, finora, nessuno ha avuto il coraggio di ammetterlo.

Financial Times: "L'Italia ascolta i lavori a porte chiuse"

LINK
di
ENRICO FRANCESCHINI

Il quotidiano finanziario britannico rivela: apparecchiature non autorizzate
per diffondere i lavori alla delegazione italiana. Palazzo Chigi smentisce.


LONDRA - Intercettazioni spia al G8? E' il Financial Times a ventilare l'ipotesi, riferendo l'indiscrezione di una "alta fonte" secondo cui la delegazione italiana è stata in grado di ascoltare quello che dicevano le altre attraverso un sistema di collegamenti audio, creato per trasmettere più velocemente le comunicazioni dello sherpa a Berlusconi e ai suoi collaboratori. La consuetudine del G8 è che nulla venga riportato all'esterno, tranne che per iscritto, con una "penna digitale", dallo sherpa, ossia dall'incarico di pianificazione il vertice per ciascun paese, insieme ai suoi stretti collaboratori. Ma il quotidiano finanziario britannico scrive che "funzionari italiani hanno ascoltato le discussioni di mercoledì da una stanza vicina attraverso apparecchiature di ascolto". Il giornale cita un documento, scritto in precedenza, in cui si afferma: "Fate attenzione che le altre delegazioni non sappiano della nostra stanza, altrimenti la vorranno anche loro e ciò non è possibile". I piani per installare il collegamento audio, scrive il FT, hanno "causato preoccupazione" tra alcuni funzionari italiani, che avrebbero detto che "equivale a spiare".

Marco Ventura, un portavoce di Palazzo Chigi, interpellato dal Financial Times, ha negato che ci sia un collegamento audio o qualsiasi canale "segreto" di comunicazione tra l'interno della sala del G8 e l'esterno. "Ancora più strana", aggiunge il quotidiano della City, è la presenza nell'area di sicurezza in cui non sono ammessi i giornalisti "di Bruno Vespa, "un conduttore televisivo favorito da Berlusconi". Il medesimo portavoce ha negato che Vespa abbia potuto ascoltare le conversazioni private trai leader del vertice.

Secondo il quotidiano francese Figaro, si tratta di un vertice simbolicamente forte per il suo contesto, ma con scarse decisioni concrete sui problemi in discussione. Sul settimanale francese Le Point, sei pagine sono dedicate allo "stravagante Silvio Berlusconi", nelle quali sono riassunte le vicende delle ultime settimane. Con questo commento: "Che sia un buffone si può discutere. Che sia dissoluto è cosa certa".

Il New York Times, che aveva pesantemente criticato Berlusconi il giorno prima, stamani scrive che il vertice si è aperto "senza grandi problemi", ma ricorda che Bob Geldof ha ribattezzato Berlusconi "mister 3 per cento", la percentuale degli aiuti promessi ai paesi poveri che secondo il cantante è stata effettivamente mantenuta, e quindi il quotidiano newyorchese rimanda alla conclusione del summit per un bilancio finale.

Parka della Belstaff firmati da Berlusconi in regalo ai leader del mondo, ma ora che la credibilità del leader italiano è in discesa libera, questo regalo non è di appeal ridotto? Se lo chiede il Daily Telegraph britannico.

Michelle fa come i romani. Un pezzo ironico del Washington Post racconta che la first lady ha un ruolo ufficiale come "spouse". E quindi fa la turista a Roma.

La rete televisiva americana CNN apre il sito con il pezzo dall'Aquila in cui si raccontano i primi risultati de vertice e si spiega che Berlusconi punta sull'appuntamento per cancellare i dubbi circa la sua abilità a guidare l'Italia.

Non poteva andare peggio. Le proteste dei terremotati. Impegni insufficienti per l'Africa e per il clima. Un critico reportage della tv del Qatar Al Jazeera.

Obama elogia Napolitano per risollevare l'immagine dell'Italia. La cronaca del Pais spagnolo. E la Bild parla di Berlusconi che ha abbracciato Obama ma teneva la mano in tasca, segno di maleducazione, nota il settimanale tedesco.

(9 luglio 2009)

giovedì 9 luglio 2009

Amicizie pericolose

LINK

Il pentito parla al processo per mafia contro il senatore di Forza Italia

"Servivano uomini fidati, così si decise di votare per Berlusconi"
Il pentito Antonino Giuffrè
"Dell'Utri vicino a Cosa nostra"

"I boss andavano ad Arcore per incontrare il Cavaliere"
Ghedini smentisce. L'imputato: "Perché parla solo ora?"

PALERMO - "Essendo il signor Dell'Utri una persona vicina a Cosa nostra e nello stesso tempo un ottimo referente per Berlusconi, era stato reputato come persona seria ed affidabile". Parola di Antonino Giuffrè, parola di pentito, parola dell'ex braccio destro del capo dei capi della mafia siciliana Bernardo Provenzano. Giuffrè ha deposto in video-conferenza al processo al senatore di Forza Italia accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e per la prima volta il superpentito dice chiaramente che l'ex numero uno di Publitalia e grande amico del presidente del Consiglio aveva rapporti con la mafia. E per questo, era considerato dalla cupola "persona seria e affidabile".

Affidabile per fare cosa? Per essere il nuovo referente politico di Cosa nostra. Durante l'interrogatorio l'ex braccio destro di Bernardo Provenzano ha ripercorso le tappe fondamentali della decisione della mafia di votare e far votare nel '94 per Forza Italia. Ecco le sue parole: "Verso la fine del '93 si comincia a muovere qualcosa di importante all'interno della politica nazionale. Si comincia a parlare della discesa in campo di un personaggio importante come Berlusconi. Queste notizie arrivavano dentro Cosa nostra e sono, per un periodo, motivo di dibattito e di valutazioni attente. Tutte le notizie venivano trasmesse a Cosa nostra".

"Si facevano anche delle indagini - ha proseguito Giuffrè dalla località segreta - per vedere se era un discorso che poteva interessare Cosa nostra e se eventualmente poteva curare quei mali che affliggevano da anni Cosa nostra e che erano stati causa di notevoli danni".

"Quali erano questi mali?", ha chiesto il pubblico ministero Antonio Ingroia. "Innanzitutto - dice Giuffrè - bisognava alleviare quella pressione che veniva esercitata dalle forze dell'ordine e dai magistrati su Cosa nostra, e in modo particolare, sulle dure condanne che cominciavano a piovere sulle nostre teste". Poi, la confisca dei beni. "Cosa nostra - ha detto il pentito - è molto legata ai suoi patrimoni perchè sono di importanza vitale". Un altro "male" che preoccupava i boss era la "necessità di alleggerire la pressione dei collaboratori di giustizia su Cosa nostra". Infine Giuffrè fa riferimento anche al carcere duro: "Bisognava cercare di toglierlo o quanto meno di alleviarlo".

Così fu presa la decisione. Fu il pentito Giovanni Brusca, a suggerire "che dovevamo appoggiare questa formazione politica (Forza Italia ndr), perché dava ottime garanzie". E' lo stesso pentito a ricordare di avere appreso dai boss Carlo Greco e Pietro Aglieri di "esponenti delle aziende di Berlusconi che si stavano interessando per creare un nuovo movimento politico e uno di loro era il signor Dell'Utri".

"A Cosa nostra - prosegue Giuffrè - interessava che il vertice del movimento politico assumesse delle responsabilità ben precise per fare fronte a tutti i nostri problemi, e a mettere uomini puliti che facessero gli interessi di Cosa nostra in Sicilia".

A questo punto, Giuffrè fa il nome del costruttore Gianni Ienna, "che era in contatto con Berlusconi, una persona affidabile". E prosegue: "Un'altra persona di cui si parlava spesso in quel periodo era Marcello Dell'Utri". Un'altra rivelazione destinata a sollevare polemiche riguarda Vittorio Mangano, lo stalliere che fu assunto nella villa ad Arcore di Silvio Berlusconi. Dice Giuffrè: "Quando Mangano fu assunto ad Arcore, sia Bontade (il bosso mafioso ndr) che altre persone, di tanto in tanto, si incontravano con Berlusconi, con la scusa di andare a trovare lo stesso Mangano". Rispondendo al pm Domenico Gozzo, che gli chiede da chi avrebbe saputo di questi presunti incontri, Giuffrè dice: "Me lo ha detto Michele Greco", il vecchio "Papa" della mafia. Sul punto, a stretto giro, arriva la smentita dell'avvocato Niccolò Ghedini: "Silvio Berlusconi - dice in un comunicato - non ha mai avuto alcun contatto, diretto o indiretto, tramite il senatore Dell'Utri, nei confronti del quale vengono mosse accuse del tutto infondate, con soggetti mafiosi per la costituzione di Forza Italia o per voti a favore di Forza Italia". Ma Giuffré rivela pure di un falso rapimento organizzato dalle cosche davanti alla villa di Arcore. "Un episodio - ha detto il pentito - che è stato organizzato per mettere paura a Berlusconi, in modo da esercitare una pressione indiretta per far assumere Vittorio Mangano".

Dell'Utri, presente in aula a Palermo ha detto: "Nei verbali, Giuffrè non aveva mai citato il mio nome. Perché le cose che ha detto oggi non le ha dette quando è stato interrogato dai magistrati? Quale 'simbiosi mutualistica', e uso due parole tanto care a Giuffrè, può essere accaduta? Non lo so". Gli avvocati di Dell'Utri definiscono le dichiarazioni del pentito "inutilizzabili", perché rese "dopo i sei mesi della collaborazione".

(7 gennaio 2003)

mercoledì 8 luglio 2009

Silvio e la mafia: la lettera

LINK
di Peter Gomez

Adesso c’è la prova documentale. Davvero, secondo la procura di Palermo, Silvio Berlusconi era in contatto con i vertici di Cosa Nostra anche dopo la sua “discesa in campo”, come era stato già stato raccontato da molti collaboratori di giustizia.

I corleonesi di Bernardo Provenzano, infatti, scrivevano al premier per minacciarlo, blandirlo, chiedere il suo appoggio e offrirgli il loro. Lo si può leggere, qui, nero su bianco, in questa lettera da tre giorni depositata a Palermo gli atti del processo d’appello per riciclaggio contro Massimo Ciancimino, uno dei figli di don Vito, l’ex sindaco mafioso di Palermo, morto nel 2002.

Una lettera che “L’Espresso” on line pubblica in esclusiva.

Si tratta della seconda parte di una missiva (quella iniziale sembra essere stata stracciata e comunque è andata per il momento smarrita) in cui in corsivo sono state scritte le seguenti frasi: «… posizione politica intendo portare il mio contributo (che non sarà di poco) perché questo triste evento non ne abbia a verificarsi. Sono convinto che questo evento onorevole Berlusconi vorrà mettere a disposizione le sue reti televisive».

Chi abbia vergato quelle parole, lo stabilirà una perizia calligrafica. Ai periti verrà infatti dato il compito di confrontare la lettera con altri scritti di uomini legati a Provenzano. I primi esami hanno comunque già permesso di escludere che gli autori siano don Vito, o suo figlio Massimo, che dopo una condanna in primo grado a cinque anni e tre mesi, collabora con la magistratura. Tanto che finora le sue parole hanno, tra l’altro, portato all’apertura di un’inchiesta per concorso in corruzione aggravata dal favoreggiamento mafioso contro il senatore del Pdl Carlo Vizzini, i senatori dell’Udc Salvatore Cuffaro e Salvatore Cintole, e il deputato dell’Udc e segretario regionale del partito in Sicilia, Saverio Romano.

Con i magistrati Massimo Ciancimino ha parlato a lungo della lettera, che lui ricorda di aver visto tra le carte del padre quando era ancora intera. Ma tutte le sue dichiarazioni sono state secretate. Le poche indiscrezioni che trapelano da questa costola d’indagine, già in fase molto avanzata e nata dagli accertamenti sul patrimonio milionario lasciato da don Vito agli eredi, dicono comunque due cose. La prima: la procura ritiene di aver in mano elementi tali per attribuire il messaggio a dei mafiosi corleonesi vicinissimi a Bernardo Provenzano, il boss che per tutti gli anni Novanta ha continuato ad incontrarsi con Vito Ciancimino. Anche quando l’ex sindaco, dopo una condanna a 13 anni per mafia, si trovava detenuto ai domiciliari nel suo appartamento nel centro di Roma. La seconda: i magistrati sono convinti che la lettera dei corleonesi sia arrivata a destinazione.

Il documento è stato trovato tra le carte personali di don Vito. A sequestrarlo erano stati, già nel 2005, i carabinieri: «Parte di Foglio A4 manoscritto, contenente richieste all’On. Berlusconi per mettere a disposizione una delle sue reti televisive», si legge un verbale a uso tempo redatto da un capitano dell’Arma.

Incredibilmente però la lettera era rimasta per quattro anni nei cassetti della Procura e, all’epoca, non era mai stata contestata a Ciancimino junior nei vari interrogatori. L’unico accenno a Berlusconi che si trova in quei vecchi verbali riguarda infatti una domanda sulla copia di un assegno da 35 milioni di lire forse versato negli anni ‘70-’80 dall’allora giovane Cavaliere al leader della corrente degli andreottiani siciliani.

Dell’assegno si parla a lungo in una telefonata intercettata tra Massimo e sua sorella Luciana il 6 marzo del 2004. Venti giorni dopo si sarebbe tenuta a Palermo la manifestazione per celebrare i dieci anni di Forza Italia. Luciana dice al fratello di essere stata chiamata da Gianfranco (probabilmente Micciché, in quel periodo assiduo frequentatore dei Ciancimino) che l’aveva invitata alla riunione perché voleva presentarle Berlusconi.

Luciana: «Minchia, mi telefonò Gianfranco… ah, ti conto questa… all’una meno venti mi arriva un messaggio…»
Massimo: L’altra volta l’ho incontrato in aereo»
Luciana: «Eh… il 27 marzo, a Palermo… per i dieci anni di vittoria di Forza Italia, viene Silvio Berlusconi. È stata scelta Palermo perché è la sede più sicura… eh… previsione…. In previsione saremo 15mila…»
Massimo: «Ah»
Luciana «…eh allora io dissi minchia sbaglia, e ci scrivo stu messaggio: “rincoglionito, a chi lo dovevi mandare questo messaggio, sucunnu mia sbagliasti” …in dialetto, eh …eh (ride) e mi risponde: “suca” …eh (ride) …mezz’ora fa mi chiama e mi fa: “Minchia ma sei una merda” e allora ci dissi “perché sono una merda”. Dice, hai potuto pensare che io ho sbagliato a mandare …io l’ho mandato a te siccome so che tu lo vuoi conoscere [Berlusconi, nda] …io ti sto dicendo che il 27 marzo »
Massimo: «E digli che c’abbiamo un assegno suo, se lo vuole indietro…»
Luciana «(ride) Chi, il Berlusconi?
Massimo: «Si, ce l’abbiamo ancora nella vecchia carpetta di papà…»
Luciana: « Ma che cazzo dici»
Massimo : «Certo»
Luciana: «Del Berlusca?»
Massimo: «Si, di 35 milioni, se si può glielo diamo…»

Ma nella perquisizione a casa Ciancimino, la polizia giudiziaria l’assegno non lo trova. Interrogato il 3 marzo 2005, Ciancimino jr. conferma solo che gliene parlò suo padre, ma non dice dove sia finito: «Sì, me lo raccontò mio padre… Ma poi era una polemica tra me e mia sorella, perché io l’indomani invece sono andato alla manifestazione di Fassino». Adesso, invece, dopo la decisione di collaborare con i pm, sarebbe stato più preciso.

Ma non basta. Perché Ingroia e Di Matteo, dopo aver scoperto per caso la lettera nell’archivio della procura, hanno anche acquisito agli atti della nuova indagine il cosiddetto rapporto Gran Oriente, redatto sulla base delle confidenze ( spesso registrate) del boss mafiso Lugi Ilardo, all’allora colonnello dei carabinieri, Michele Riccio. Ilardo è stato ucciso in circostanze misteriose alla vigilia dell’inizio della sua collaborazione ufficiale con la giustizia.

Ma già nel febbraio del ‘94 aveveva confidato all’investigatore come Cosa Nostra, per le elezioni di marzo, avesse deciso di appoggiare il neonato movimento di Berlusconi. Un fatto di cui hanno poi parlato dozzine di pentiti e storicamente accertato in varie sentenze. Ilardo il 24 febbraio aveva spiegato a Riccio come qualche settimana prima «i palermitani» avessero indetto una «riunione ristretta» a Caltanissetta con alcuni capofamiglia del nisseno e del catanese. Nell’incontro «era stato deciso che tutti gli appartenenti alle varie organizzazioni mafiose del territorio nazionale avrebbero dovuto votare “Forza Italia”.

In seguito ogni famiglia avrebbe ricevuto le indicazioni del candidato su cui sarebbero dovuti confluire i voti di preferenza… (inoltre) i vertici “palermitani” avevano stabilito un contatto con un esponente insospettabile di alto livello appartenente all’entourage di Berlusconi. Questi, in cambio del loro appoggio, aveva garantito normative di legge a favore degli inquisiti appartenenti alle varie “famiglie mafiose” nonché future coperture per lo sviluppo dei loro interessi economici..». Una delle ipotesi, ma non la sola, è che si tratti dell’ideatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri, già condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

La procura di Palermo, sospetta dunque, che la lettera ritrovata nell’archivio di Ciancimino si inserisca all’interno di questa presunta trattativa. Nel ‘94, infatti, Berlusconi governò per soli sette mesi e anche le norme contenute all’interno del cosiddetto decreto salvaladri di luglio, approvato per consentire a molti dei protagonisti di tangentopoli di uscire di galera, che avrebbero in teoria potuto favorire i boss, alla fine non vennero immediatamente ratificate. Da qui, è la pista seguita dagli investigatori, le apparenti minacce al Cavaliere («il luttuoso evento»), la richiesta della messa a disposizione di una rete televisiva e i successivi sviluppi politici che portarono all’approvazione di leggi certamente gradite anche alla mafia, ma spesso approvate con il consenso bipartisan del centro-sinistra.

martedì 7 luglio 2009

Riina scrisse: "Caro Onorevole Berlusconi...."

LINK
di Antonio Rispoli

07/07/2009, ore 10:29
Lettera trovata nel 2005 a casa Ciancimino


Qualche giorno fa è stata depositata una lettera (o meglio la metà di una lettera), di cui ne hanno parlato i giornali, scritta da Totò Riina o da qualcuno dei suoi uomini e che sarebbe dovuta essere consegnata al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi attraverso Bernardo Provenzano, Vito Ciancimino e Marcello Dell'Utri. I giornali ne hanno parlato di questa lettera, sottolineando che nella lettera c'erano minacce contro Berlusconi di rapirgli il figlio (cosa non esatta, comunque), nel caso in cui non fosse stata regalata alla mafia una rete televisiva. A seconda delle fonti, questa lettera pare sia stata scritta nel 1989 o nel 1991; insomma nel periodo di discussione e di approvazione della legge Mammì che sancì l'attribuzione a Berlusconi di tre reti televisive.
Ma ci sono due punti nella lettera che non sono stati minimamente menzionati dagli altri giornali, e che potrebbero essere interessanti. Il primo è che nella lettera c'è scritto ripetutamente "Onorevole Berlusconi". Questo data la lettera. E la data dopo il 27 marzo 1994, giorno in cui il premier divenne per la prima volta deputato; non nel 1989 o nel 1991. La seconda stranezza è che nella lettera sta scritto che, se Berlusconi avesse obbedito alla mafia, avrebbe avuto un "sostanzioso aiuto per la sua posizione politica". E il pensiero salta subito al 61 a zero che Forza Italia ebbe nel 2001 in Sicilia. E la cosa è preoccupante.

Orgoglio Italiano

LINK
di ENRICO FRANCESCHINI

Il Guardian cita delegati alla vigilia del summit: "Agenda inesistente, gli Usa hanno fatto tutto il lavoro. La Spagna sarebbe un miglior membro"
"Italia fuori dal G8, vertice caos"
Frattini: "Una buffonata"

Il "Financial Times": Kofi Annan ha scritto a Berlusconi, furioso per i mancati aiuti per l'Africa

LONDRA - Un summit che sta "discendendo nel caos", su cui è meglio avere "basse aspettative" e che potrebbe addirittura produrre, oltre al rischio di nuove "gaffe di Berlusconi" e controversie sulla sua vita privata, proposte per "espellere l'Italia dal G8" e sostituirla con la Spagna. Sono le indiscrezioni raccolte dalla stampa estera tra le delegazioni degli altri paesi invitati al vertice che si apre domani all'Aquila e i commenti e le previsioni che alcuni dei più autorevoli giornali del mondo, dal Financial Times al Wall Street Journal, fanno sull'appuntamento internazionale che richiama i grandi della terra, e le luci dei riflettori, sul nostro paese.

"Crescono le pressioni all'interno del G8 per espellere l'Italia, mentre i preparativi per il summit scendono nel caos", è il titolo del Guardian di Londra. Nell'assenza di qualsiasi iniziativa sostanziale da parte italiana per organizzare l'agenda del vertice, scrive il quotidiano della capitale britannica, "gli Stati Uniti hanno assunto il controllo", con un giro di conferenze telefoniche effettuate dai loro "sherpa", come si chiamano in gergo gli alti funzionari che pianificano i temi e le iniziative del G8, per "iniettare all'ultimo momento qualche significato" nell'incontro dell'Aquila. "Che sia un altro paese a organizzare le telefonate degli sherpa è un fatto senza precedenti", dice al Guardian un alto esponente della delegazione di un paese del G8. "Gli italiani sono stati semplicemente terribili. Non c'è stata organizzazione e non c'è stata pianificazione".

La reazione di Frattini. Immediata e durissima la reazione del governo. "Spero che esca il Guardian dai grandi giornali del mondo", ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini da Bucarest. Il ministro ha poi definito una "buffonata" la notizia che gli Usa abbiano dovuto prendere in mano l'organizzazione del summit con una videoconferenza tra gli sherpa. Fonti della Farnesina sottolineano che sulla notizia c'è "un evidente fraintendimento" perché in effetti una videoconferenza tra gli sherpa c'è stata, ma è stata organizzata da Washington in vista del G20 di Pittsburgh.

"Meglio la Spagna". Dice sempre al Guardian un altro diplomatico europeo coinvolto nei preparativi del vertice: "Il G8 è un club e per far parte di un club ci sono le quote d'iscrizione. L'Italia non ha pagato la propria". Le proteste dietro le quinte del summit sono arrivate al punto, prosegue l'articolo del Guardian, da far circolare suggerimenti di espellere l'Italia dal G8 o da un gruppo che ne diventi il successore. Una possibilità che circola nelle capitali europee, secondo il giornale, è che la Spagna, che ha un reddito pro capite più alto e versa in aiuti al Terzo Mondo una percentuale più alta del pil, "prenda il posto dell'Italia".

Il ministero degli Esteri italiano, afferma Julian Borger, corrispondente diplomatico del Guardian e autore dell'articolo, non ha risposto a richieste di commentare simili critiche. Oltre alle fonti anonime, il giornalista riporta il parere di Richard Gowan, un analista del Centre for International Cooperation presso la New york University: "I preparativi italiani per il vertice sono stati caotici dall'inizio alla fine", dice il politologo. "Già in gennaio gli italiani dicevano di non avere una visione per il summit e che se l'amministrazione Obama aveva delle idee loro erano pronti a seguire le istruzioni degli americani". Il giornale conclude che l'Italia ha cercato di coprire la mancanza di sostanza aumentando la lista degli ospiti, che secondo una stima saranno ben 44. "Gli italiani non hanno idee e hanno deciso che la cosa migliore è allargare l'agenda al massimo in modo da oscurare il fatto che non hanno un'agenda", dice ancora il professor Gowan.

"Obama non ha bisogno di Roma". Giudizio analogo è espresso da un editoriale non firmato, dunque espressione della direzione del giornale, sul Financial Times. "Da settimane", scrive il quotidiano finanziario, "le notizie sulla vita privata del 72enne leader italiano sono stato un totale imbarazzo, ma la sua reputazione è calata per ragioni che vanno al di là dei recenti titoli di giornale". Il Ft afferma che Berlusconi è sempre stato giudicato all'estero come una figura controversa e imprevedibile. Durante il suo precedente governo, dal 2001 al 2006, Bush "aveva bisogno di corteggiarlo" perché Washington era in conflitto con Chirac e Schroeder, "ma oggi tutto è cambiato, Francia e Germania hanno leader fortemente pro-americani, sicché Obama non ha bisogno di essere tollerante verso Berlusconi come il suo predecessore". Il giornale cita le questioni che hanno irritato gli Usa e gli altri membri del G8: l'inadempienza dell'Italia sugli aiuti all'Africa, lo scarso interesse del premier italiano sull'impegno per combattere il cambiamento climatico, la sua ambizione di mediare sull'Iran e sulla Russia. "Le previsioni non sono buone", conclude il Financial Times, ricordando che la prima volta che Berlusconi presiedette un summit del G8 gli fu inviata una comunicazione giudiziaria (Napoli, 1994), la seconda volta il summit fu rovinato dalle proteste e dagli scontri (Genova 2001): meglio tenere "le aspettative vasse" per la terza volta.

La lettera di Annan. Sempre sul Financial Times, un secondo articolo, firmato dal columnist più autorevole di affari internazionale Quentin Peel, rivela che l'ex segretario generale dell'Onu Kofi Annan, noto per essere uno dei diplomatici più tranquilli e posati della scena internazionale, ha perso la pazienza e ha scritto "una dura lettera personale" a Berlusconi, rimproverandolo per non avere mantenuto gli impegni da lui presi al precedente G8 sugli aiuti all'Africa. In proposito, un corsivo del Guardian ironizza che il premier italiano potrebbe venire ribattezzato "mister 3 per cento", come lo ha chiamato Bob Geldof, il cantante paladino degli aiuti ai paesi poveri, nel senso che Berlusconi "mantiene solo il 3 per cento delle promesse fatte".

La ministra "in topless". A Berlusconi dedica la prima e la terza pagina anche il Daily Telegraph, il più diffuso quotidiano "di qualità" britannico. In prima pubblica una gigantografia di una giovane donna con una maglia traforata sotto la quale non indossa niente: "Quale leader europeo porta il suo ministro pieno di glamour al G8?" è il titolone che l'accompagna. La donna è Mara Carfagna, rivela un articolo a pagina 3, e il leader ovviamente è Berlusconi: "la modella in topless che è diventata ministro riceve il compito di intrattenere le moglie al G8", afferma il servizio all'interno, a causa dell'assenza di Veronica Lario che ha chiesto il divorzio accusando il marito di avere "rapporti con minorenni" dopo la sua partecipazione alla festa per il 18esimo compleanno di Noemi Letizia.

La Merkel e gli scatti con Silvio. Altri articoli sulle difficoltà logistiche e politiche del summit, che si sommano agli scandali sulla vita privata del premier, appaiono sull'Independent, sul Times e su giornali di altri paesi. Il Wall Street Journal rivela che lo scetticismo e la preoccupazione degli altri leader del G8 è tale che Angela Merkel ha confidato a un consigliere politico che starà attenta a come viene fotografata accanto a Berlusconi durante il summit "nel contesto delle prossime elezioni tedesche": un'immagine ridicola o offensiva accanto al premier italiano, si rende conto il cancelliere della Germania, potrebbe costargli la rielezione.

(7 luglio 2009)

...e le pulci hanno la tosse...

LINKMATRIMONI E BACI IMBARAZZANTI - Il Dison. Angelo Alfano (Ministro di Giustizia) che nel '96 presenzia al matrimonio della figlia di Croce Napoli, boss mafioso, e lo bacia... (ricorda vagamente qualcun'altro). La giornalista Olga Lumia viene licenziata perchè colpevole di aver linkato IL GIORNALE CON LA FOTO DEL BACIO SULLA PROPRIA BACHECA FACEBOOK!!!

LINK
Il bacio pericoloso di Alfano
di FRANCESCO VIVIANO

Repubblica — 05 febbraio 2002

Un altro bacio, un altro matrimonio «imbarazzante», ancora relazioni pericolose con uomini di Cosa nostra. Ma questa volta l' ospite eccellente non è un «vecchio» della politica, come Andreotti o Mannino, ma un giovane delfino, Angelino Alfano, deputato nazionale di Forza Italia, pupillo di Gianfranco Miccichè. Una carriera folgorante la sua che adesso rischia di essere adombrata da un bacio: quello con Croce Napoli, capomafia di Palma di Montechiaro, morto l' anno scorso. Un bacio con il boss al matrimonio della figlia Gabriella, sposatasi nell' estate del ' 96 quando Alfano era stato appena eletto deputato regionale. Lui, oggi, nega di aver mai conosciuto Croce Napoli e tantomeno ricorda di aver partecipato al matrimonio della figlia. Ma una videocassetta delle nozze lo smentisce. Corsi e ricorsi storici. Nei guai giudiziari dei politici, nei pericolosi rapporti con boss e uomini d' onore, quasi sempre c' è di mezzo un bacio, un regalo e una partecipazione a un matrimonio della figlia o del figlio di un capomafia. Il "bacio" per eccellenza è quello presunto, raccontato dal pentito Balduccio Di Maggio, tra l' ex presidente del Consiglio Giulio Andreotti e Totò Riina, e il regalo, anch' esso presunto, quello destinato ad Angela Salvo, figlia dell' esattore di Salemi Nino Salvo in occasione delle sue nozze con Gaetano Sangiorgi. Poi c' è la partecipazione dell' ex ministro Calogero Mannino al matrimonio di un figlio del boss Caruana. Episodio al centro del processo contro il leader dc che è stato recentemente assolto.
Ora spunta un altro matrimonio, un regalo e il bacio allo sposo e alla sposa. E al padre di lei, il boss di Palma di Montechiaro, Croce Napoli, morto un anno fa. L' ospite d' onore di quel matrimonio, tra Gabriella Napoli, figlia del boss, e Francesco Provenzani, celebrato nell' estate del 1996, è il pupillo di Gianfranco Miccichè, agrigentino, Angelo Alfano, ex deputato regionale e capogruppo all' assemblea regionale, attualmente deputato nazionale. Il bacio e il regalo alla sposa, allo sposo e al boss, è documentato da un filmato (con audio) di oltre un' ora che comincia con gli ultimi ritocchi al trucco e al vestito della sposa e prosegue con la cerimonia religiosa, il banchetto in un grande albergo all' ombra della Valle dei templi, il ballo tra gli sposi, i ringraziamenti con bomboniere e sacchetti di confetti a tutti gli invitati. La presenza di Angelo Alfano viene registrata a metà cerimonia, poco dopo che gli sposi hanno tagliato la torta nuziale. Il deputato di Forza Italia si fa spazio tra la folla che attornia gli sposi e ha in mano un pacco, il suo regalo di nozze agli sposi. L' arrivo dell' onorevole è salutato da un coro di «che onore, che onore~». Lo sposo e la sposa sono emozionati alla presenza del fresco deputato di Forza Italia. Alfano bacia prima la sposa, si complimenta con lei, poi bacia lo sposo. Infine l' abbraccio e il bacio con il padre della sposa, il capomafia Croce Napoli, titolare di una fedina penale di tutto rispetto: arrestato per associazione mafiosa, concorso in sequestro di persona, in omicidio e indicato dagli investigatori come «capo dell' omonima cosca mafiosa facente capo a Cosa nostra, operante in Palma di Montechiaro e nei centri limitrofi». Non proprio uno sconosciuto. Poi il deputato consegna il regalo nelle mani della sposa e si scusa per il ritardo a quel matrimonio: «Mi dispiace, ma non ho fatto in tempo, ero a Milano e sono arrivato ad Agrigento soltanto da poco». Alfano viene attorniato da altri invitati che lo ringraziano della presenza, parlano del più e del meno e dopo un po' , dopo essersi congratulato con la sposa e con lo sposo, saluta e va via. Ma di questo matrimonio, Angelo Alfano, che alle elezioni regionali del '96 ha ottenuto quasi 9 mila voti, risultando il primo degli eletti nella provincia di Agrigento, dice di non ricordare nulla. «Io non ho mai partecipato a matrimoni di mafiosi o dei loro figli, non conosco la sposa, Gabriella, né ho mai sentito parlare del signor Croce Napoli che lei mi dice essere stato capomafia di Palma di Montechiaro». E quando gli diciamo che c' è un video che prova la sua partecipazione al matrimonio della figlia del boss e il bacio al capomafia, Alfano ribatte: «Non ho nessuna memoria o ricordo di questo matrimonio, attenti a pubblicare notizie del genere». Le immagini, però, sembrano chiare: il matrimonio, il regalo, il bacio agli sposi e al capomafia di Palma di Montechiaro.

LINK
Alfano ricorda: 'Ero amico dello sposo'
di FRANCESCO VIVIANO

Repubblica — 06 febbraio 2002

«Adesso ricordo, adesso che ho appreso altri particolari su quel matrimonio, ricordo di esserci stato, ma su invito dello sposo e non della sposa». A 24 ore di distanza e dopo un piccolo sforzo di memoria l' onorevole Angelo Alfano, deputato nazionale di Forza Italia, si è ricordato di avere partecipato al matrimonio della figlia del boss di Palma di Montechiaro, Croce Napoli, baciandolo assieme alla sposa e allo sposo. Ieri il nostro giornale aveva rivelato che nell' estate del 1996, poco dopo la sua prima elezione a deputato regionale, l' onorevole Alfano aveva partecipato al matrimonio di Francesco Provenzani con la figlia di Croce Napoli, capo della «famiglia» mafiosa di Palma di Montechiaro, morto un anno fa. La partecipazione di Alfano al matrimonio è documentata in un video amatoriale girato il giorno delle nozze che riprende tutte le fasi preparatorie e quelle successive alla cerimonia che si è svolta in un noto albergo all' ombra della Valle dei templi di Agrigento. Angelino Alfano in un primo momento aveva negato, sostenendo di non avere mai partecipato a quel matrimonio e di non avere mai conosciuto né sentito parlare del boss Croce Napoli. « Non ho nulla di cui giustificarmi, sono un antimafioso convinto e manifesto, sin dai tempi del liceo» risponde adesso l' onorevole Alfano che ricorda anche di avere ricevuto in passato minacce e intimidazioni «in ragione della mia intransigenza». «A quel matrimonio - specifica l' onorevole Alfano - fui invitato dallo sposo, mio conoscente. Non conoscevo la sposa, men che meno suo padre che, ovviamente, mi fu presentato lì quale suocero dello sposo e che, solo adesso, apprendo essere tale Croce Napoli di cui nella mia vita ho sempre ignorato l' esistenza. Purtroppo la Sicilia è una terra difficile e martoriata dove, qualche volta, anche l' educazione e la cortesia di consegnare personalmente un regalo a uno sposo felice può produrre fastidiosi effetti collaterali». La vicenda del parlamentare di Forza Italia presenta, incredibilmente, molte analogie con un altro matrimonio che tanti problemi creò all' ex ministro dc, Calogero Mannino, anche lui agrigentino, che partecipò alla cerimonia nuziale del rampollo dei CaruanaCuntrera e che fu al centro del processo per mafia che lo ha visto recentemente assolto. In quell' occasione Calogero Mannino si difese sostenendo di avere partecipato a quel matrimonio su invito della sposa, di cui fu testimone, e non dello sposo (Caruana ndr) che non conosceva. «Se ieri (l' altro ieri per chi legge, ndr) mi fosse stato fatto il nome dello sposo, Francesco Provenzani, che è un mio conoscente - spiega Alfano - mi sarei sicuramente ricordato di avere partecipato a quel matrimonio e se prima avevo detto che non era vero è stato proprio perché i nomi di Gabriella Croce e di Croce Napoli non mi dicevano assolutamente niente». E, per non incorrere più in incidenti del genere, Angelino Alfano fa sapere che d' ora in poi si comporterà in maniera diversa. «Da questo momento consegnerò alla Dia tutti gli inviti di matrimoni che dovessero pervenirmi al fine - dice Alfano - delle doverose indagini genealogiche dei nubendi. Da deputato della Repubblica alcuni dubbi mi turbano in questa tragicomica vicenda: da chi fu registrato il video? Perché e per quali interessi è stato tirato fuori dopo 6 anni? Chi lo ha inviato anonimamente?». Copia del filmato è stata inviata anche al vicepresidente del Consiglio comunale di Agrigento Giuseppe Arnone che si schiera a spada tratta a fianco del suo "avversario politico". «Ho ricevuto anch' io la versione integrale del video. Lunedì scorso ho rintracciato Alfano per fargli avere video e anonimo ed esprimergli il mio sconcerto per questi sistemi. La lotta politica e la lotta alla mafia non possono nutrirsi di anonimi e veleni».

lunedì 6 luglio 2009

Io non tacerò mai, sig. Presidente

LINK
di Luigi de Magistris - 6 luglio 2009

Quando lo Stato di Diritto viene mortificato, quando la Democrazia viene attaccata, non ci vuole il silenzio, non è pensabile la narcotizzazione delle coscienze, non sono accettabili dosi di bromuro istituzionale.

Serve invece adrenalina, ci vogliono il coraggio delle idee, la forza dell'onestà, la volontà di contrastare un sistema marcio. E' ancor più grave che si chieda il silenzio perché i grandi della Terra si riuniscono in tutta la loro potenza, mentre i “piccoli” della Terra soffrono nel silenzio generale. Quando un governo violenta la Costituzione chiedere il silenzio è contribuire a mortificare la Carta Costituzionale, mentre bisognerebbe difendere i principi fondanti di ogni civiltà: la solidarietà, l'uguaglianza, la fratellanza, le libertà. Ma, amici di “Facebook”, a chi detiene il potere, ai ricchi della Terra, quanto interessano veramente questi valori fondanti per i quali tanti nostri predecessori hanno dato la vita? Quello che interessa, evidentemente, è che non si disturbi il manovratore, che i summit si svolgano senza che il mondo sappia che in Italia stanno instaurando un regime senza l'olio di ricino (almeno per il momento).

Ancor più grave è ascoltare - in modo da garantire la passerella sui luoghi di un immenso dolore che serve solo all'immagine opaca dell'utilizzatore finale - il capo della Protezione Civile che riferisce alla Nazione che lo sciame sismico di questi giorni è monitorato e che tutto è sotto controllo e che nulla accadrà che potrà mettere in pericolo l'incolumità dei potenti: peccato che lo stesso encomiabile zelo istituzionale non sia stato utilizzato quando vi è stato lo sciame sismico che ha preceduto il terremoto devastante che ha distrutto L'Aquila e parte della sua provincia. Ma, suvvia, sappiamo ormai che l'art. 3 della Costituzione non vale per tutti. E' bello, invece, sentire una parte del mondo cattolico (non la suprema gerarchia ovviamente) che invita al dissenso pacifico radicale nei confronti di una legge che criminalizza gli immigrati in violazione dei più elementari principi di convivenza civile, mentre, nello stesso tempo, c'è chi invita al silenzio, ad abbassare i toni: magari mentre abbassiamo il volume, avranno fatto scempio delle libertà, avranno anche realizzato compiutamente il regime. Quando si tace e soprattutto quando chi ha il dovere di non essere silente di fatto lo è, accade che chi si oppone alle ingiustizie rimane isolato e talvolta muore. Quando ci sono le ingiustizie non si tace, ma ci si ribella, in modo pacifico, ma in maniera decisa. Bisogna indignarsi e qualche volta anche gridare la rabbia del dolore, che ha radici nelle più profonde ingiustizie come mi insegna il mio amico Salvatore Borsellino. Quando la criminalità organizzata ormai è penetrata ai massimi livelli politico-istituzionali e nel circuito economico-finanziario del Paese tanto da condizionare il PIL, sarebbe auspicabile che chi ha incarichi istituzionali stia dalla parte di chi contrasta le mafie, stia in prima linea. Ma questo è utopistico allo stato, almeno con questi governanti, troppo spesso infatti non è così ed anzi le principali convergenze esterne provengono proprio da ambienti istituzionali.

Io non tacerò mai, sig. Presidente, di fronte alle ingiustizie, nemmeno se lo chiede la massima carica dello Stato. Sono stato eletto per dar voce a chi ha sete di giustizia, non per tenere nascoste le verità sgradite al potere, non mi piace chi contribuisce a narcotizzare le coscienze. La Costituzione va difesa ed applicata da tutti e sempre (non a giorni alterni): a cominciare dal Presidente della Repubblica per finire all'ultimo immigrato sbarcato a Lampedusa per sfuggire alla sete ed alla fame.

Tratto da: Facebook

VERGONA!

Bossi JR. in confronto è un pivello...

domenica 5 luglio 2009

Arriva la 14^ per i pensionati. Merito di Prodi, ma nessuno lo sa

LINK

Tre milioni e mezzo di pensionati avranno la 14^ mensilità grazie a un provvedimento del 2007 voluto dal governo Prodi. Forse per questo, per non attribuire il merito al governo precedente, l'attuale esecutivo - denuncia il Pd - sta passando sotto silenzio l'erogazione di questa cifra, che può alleviare sia pure in misura minima le difficoltà di fasce deboli della popolazione.
Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro nel governo presieduto da Romano Prodi attacca: "Nonostante la caparbietà con la quale il governo si ostina a non investire risorse per sostenere sviluppo e stato sociale in un momento di crisi così grave, come Pd siamo riusciti ad allentare i cordoni della borsa di Tremonti e a portare un importante risultato ai cittadini socialmente ed
economicamente più deboli".

La 14^ è in pagamento in questi giorni ai pensionati che percepiscono un assegno mensile fino a circa 700 euro. Si tratta
di 3 milioni 426mila persone che percepiranno un importo medio di 380 euro una tantum per un onere complessivo di 1 miliardo
305 milioni di euro. Questo risultato - aggiunge Damiano - è il frutto del protocollo del 2007, voluto dal governo Prodi».

«L'esecutivo di Berlusconi - prosegue l'ex ministro del Lavoro - abituato ad annunci roboanti quanto inconsistenti di risorse promesse e mai pagate, ha passato sotto silenzio questo importante intervento sociale, semplicemente perchè frutto
dell'azione del governo precedente».

«Il numero di persone coinvolte, oltre 3 milioni, e la cifra che viene spesa - aggiunge Damiano - e che sarà erogata anche negli anni a venire nel mese di luglio, corrisponde esattamente a quanto stabilito dall'accordo del 2007 con le parti sociali. Ben diverso è il rapporto promessa-risultato di questo governo: una social card prevista per oltre 1milione e mezzo di pensionati, devoluta ad appena un terzo; un assegno di disoccupazione per i lavoratori a progetto, cioè precari, che non solo corrisponde ad appena il 20% dell'ultima retribuzione, ma che ha interessato fin qui 1800 persone, rispetto ai circa 400mila precari che hanno perso il lavoro nel corso del 2008. Qualsiasi ulteriore commento - conclude - appare superfluo».

In realtà, temono al Pd, potrebbe accadere di peggio. Ossia, quel che è successo per l'Ici per la prima casa: il governo Prodi tolse la tassa a chi effettivamente ne aveva bisogno, riducendola per tutti gli altri, ma poi Tremonti la levò per tutti, con aggravio importante per le finanze ma attribuendosi il merito.

04 luglio 2009

sabato 4 luglio 2009

Quando Berlusconi piangeva...

...il 30 Marzo 1997...



...e il 9 Maggio 2009...

Amnesy International

LINK
di Marco Travaglio

3 luglio 2009

Dunque la mafia si aspettava favori da Silvio Berlusconi e minacciava, in caso contrario, di fare del male a suo figlio Piersilvio. Lo dimostra un foglio manoscritto, forse da Riina in persona, che l’aveva girato a Provenzano perché lo facesse pervenire al Cavaliere o a Dell’Utri tramite Vito Ciancimino. La richiesta era semplice: una delle tante tv berlusconiane a disposizione di Cosa Nostra, altrimenti “dovrà essere compiuto un luttuoso evento”. Nel paese degli smemorati, giornali e telegiornali annunciano la cosa come se fosse strana e inedita. In realtà sono quasi quarant’anni, da quando nel 1974 Marcello Dell’Utri infiltrò un mafioso travestito da stalliere nella villa di Arcore, che va avanti lo stop and go.

Favori e contraccambi, minacce e ricatti. Per chi ha scoperto solo ora che il premier è ricattabile (da qualche decina di escort, ragazze immagine, letterine, letteronze e papponi), sarà una sorpresa. Per chi conosce le carte, è una conferma. L’ennesima. Basta leggere la telefonata intercettata a Milano alle ore 9,27 del 17 febbraio 1988 fra Berlusconi e il suo socio immobiliarista, Renato Della Valle, all’epoca indagato per bancarotta, e pubblicata in vari nostri libri (dunque mai raccontata in tv).

BERLUSCONI Renato...

DELLA VALLE Ciao, Silvio.

BERLUSCONI Come stai?

DELLA VALLE Bene. È appena partito Franco Carraro.

BERLUSCONI Ah, sì? Dov’è andato?

DELLA VALLE Andava giù a Roma.

BERLUSCONI Era lì da te?

DELLA VALLE Sì.

BERLUSCONI Allora...

DELLA VALLE È stato ieri sera al processo.

BERLUSCONI Diavolo di un uomo, sempre in mezzo ai ministri.

DELLA VALLE Eh, be’. Ieri ho parlato, poveretto, con Nicolazzi [Franco Nicolazzi, Psdi, ministro dei Lavori pubblici, in quei giorni sotto inichiesta per le tangenti sulle «carceri d’oro», nda].

BERLUSCONI Mmh.

DELLA VALLE M’ha telefonato.

BERLUSCONI Oggi questi stronzi del mio «Giornale» gli han messo un titolo in prima pagina del cazzo.

DELLA VALLE Eh, ho visto.

BERLUSCONI Ma son proprio dei figli di troia, guarda.

DELLA VALLE Mmh.

BERLUSCONI E non so più cosa fare io. Mamma mia, non so più cosa fare.

DELLA VALLE M’ha telefonato: era giù da matti per ’sta storia qui. Lo sai la cosa triste? Che lui proprio non c’entra niente, eh.

BERLUSCONI Ma lo so.

DELLA VALLE Quello non c’ha una lira, eh. Mah!

BERLUSCONI Guarda...

DELLA VALLE Come andiamo, Silvio?

BERLUSCONI Eh?

DELLA VALLE Come andiamo?

BERLUSCONI Ma, guarda, vado male da un punto di vista fisico, perché mi è venuto... c’ho un’artrosi, più un... un po’ di altri dolori. Mi sono bloccato sulla sinistra, dietro, tutto.

DELLA VALLE Ma va!

BERLUSCONI E allora sono messo male fisicamente. E poi c’ho tanti casini in giro, a destra, a sinistra. Ce n’ho uno abbastanza grosso, per cui devo mandar via i miei figli, che stan partendo adesso per l’estero, perché mi han fatto estorsioni... in maniera brutta.

DELLA VALLE Oh, Madonna!

BERLUSCONI Una cosa che mi è capitata altre volte, dieci anni fa, e... Sono ritornati fuori.

DELLA VALLE Senti, Silvio...

BERLUSCONI Mmh.

DELLA VALLE Eh, va be’, no... hai St. Moritz, se no ti dicevo: se vuoi mandarli anche qui a casa mia, non ci son problemi, eh.

BERLUSCONI Grazie, ma li mando molto più lontano.

DELLA VALLE Ah.

BERLUSCONI Sai, siccome mi hanno detto che, se, entro una certa data, non faccio una roba, mi consegnano la testa di mio figlio a me ed espongono il corpo in piazza del Duomo...

DELLA VALLE Oh, Madonna!

BERLUSCONI E allora son cose poco carine da sentirsi dire e allora, ho deciso, li mando in America e buona notte.

DELLA VALLE Senti, ma vai anche tu... fuori.

BERLUSCONI Eh, io c’ho un po’ di cosette qua da fare.

DELLA VALLE Eh, ma chi se ne frega, Silvio. Però insomma, se... se t’han dato una data, fino a quella data lì, vai anche tu.

BERLUSCONI Ma, vedi, no, io sono qui difeso... per casa...

DELLA VALLE Se vuoi venire qui a casa mia...

BERLUSCONI Ascolta...

DELLA VALLE Devono passare sul mio cadavere, eh.

BERLUSCONI Così ci mettono la bomba in du... ci fan saltare in due. (ride)

DELLA VALLE No!

BERLUSCONI ...(incompr. per sovrapposizione delle voci) uno (ride)

DELLA VALLE Ma cosa vuoi che faccian saltare. La bomba...

BERLUSCONI Senti un po’... tutto bene lì, i ragazzi, tutto bene?

DELLA VALLE Sì, sì, tutto bene.

BERLUSCONI Tua moglie?

DELLA VALLE Mi rattrista ’sta cosa, cazzo.

BERLUSCONI Eh, va be’, cosa ci vuoi fare? Senti, tua moglie sta bene?

DELLA VALLE Bene, bene.

BERLUSCONI Senti... io... niente, ero in debito anche di una risposta su Tanzi.

DELLA VALLE Eh.

BERLUSCONI Francamente non mi è venuto in mente un Cristo (ride) (...)

DELLA VALLE Senti... quando è quella scadenza?

BERLUSCONI Di Rizzoli?

DELLA VALLE No, no, no, la scadenza di quei de... delinquenti lì che t’han detto...

BERLUSCONI Fra sei giorni.

DELLA VALLE Perché non prendiamo l’aereo domani, molliamo tutto e andiamo a fare un giro?

BERLUSCONI No, io son qui con...

DELLA VALLE Anch’io. Sapessi i casini che c’ho in ballo io, non ne hai idea.

BERLUSCONI Eh.

DELLA VALLE Però, vaffanculo, andiamo... andiamo in giro per il mondo. Eh, se quelli hanno un Grumond (fonetico, parola non certa) che va forte come noi, ci beccano. Ma proprio da stare un giorno in un posto, un giorno in un altro.

BERLUSCONI Sì, va be’, ma, avendo allontanato l’oggetto, capisci?

DELLA VALLE Sì, va be’, ma, Silvio, se sono sei giorni...

BERLUSCONI No, son preoccupato piuttosto per il Paolo, così, insomma.

DELLA VALLE Be’, Paolo, scusa, portiam via anche lui.

BERLUSCONI Eh, sì. Va be’.

DELLA VALLE Ragazzi, il mondo si ferma, eh.

BERLUSCONI Va be’, lo so, lo so.

DELLA VALLE Eh.

BERLUSCONI Va be’.

DELLA VALLE Facciamolo... Silvio, facciamolo davvero.

BERLUSCONI Ma no, dài. Io c’ho tante cose da fare qui. Io poi non ci credo a quelle robe lì, lo sai.

DELLA VALLE Hai paura di diventare povero?

BERLUSCONI No.

DELLA VALLE Sei giorni?

BERLUSCONI No.

DELLA VALLE Dài. Andiamo a fare sei giorni i pirla per il mondo.

BERLUSCONI No, no, ma io ti dico sinceramente che, se fossi sicuro di togliermi questa roba dalle palle, pagherei tranquillo, così almeno non rompono più i coglioni.

DELLA VALLE Eh, lo so, ma solo che questi qui... poi te lo... ci provano ancora, eh. Be’, ma, Silvio, avrai tutta la collaborazione che serve, no?

BERLUSCONI Sì, sì, tutti quanti. Sono molto... sono molto bravi.

DELLA VALLE Eh.

BERLUSCONI Va be’. Senti, Renato...

DELLA VALLE Mi dispiace molto, Silvio.

BERLUSCONI Ci sentiamo (...)

Dal che si apprende, fra l’altro, che Berlusconi non trova niente di strano nel “pagare tranquillo” il pizzo ai mafiosi, “così almeno non rompono i coglioni”. E’ lo stesso soggetto che oggi fa il presidente del Consiglio e dovrebbe, eventualmente, combattere i mafiosi che vent’anni fa intendeva pagare, e dovrebbe pure incoraggiare i cittadini a denunciare le richieste estorsive, anziché cedervi. Mission impossible.

Ora però sappiamo anche che cosa voleva la mafia da lui: una televisione. Naturalmente nessuno, raccontando questa storia, si pone e gira a chi di dovere le due domande fondamentali. 1) Come poteva Riina pensare che Provenzano e Vito Ciancimino (i suddetti sono tre boss mafiosi) fossero in grado di raggiungere Silvio Berlusconi? 2) Come mai quel documento, sequestrato nel 2004 in casa Ciancimino dalla Procura di Palermo allora diretta da Piero Grasso, non era agli atti del processo d’appello in corso a carico del figlio dell’ex sindaco di Palermo, e salta fuori soltanto ora? E come mai la Procura di Grasso, quando interrogò Ciancimino junior per giorni e giorni, non gli pose neppure una domanda su quella lettera autografa di Riina diretta a Berlusconi? L’onorevole avvocato Niccolò Ghedini, interpellato dalla Stampa, cade dalle nuvole: “E’ in assoluto la prima volta che sento parlare di questa storia.

E penso che non ne sappia nulla nemmeno il Presidente, altrimenti lo saprei anch’io”. Strano, perché il presidente, al telefono con Della Valle, si mostrava informatissimo della cosa, ed è una di quelle cose che difficilmente si dimenticano. Ma forse l’On.Avv. s’è portato avanti col lavoro, e, in attesa di abolire le intercettazioni, ha deciso di dimenticarle. E’ il Lodo Amnesia.

venerdì 3 luglio 2009

Cosa succede nei paesi normali...

LINK

Portogallo, ministro Economia si dimette per aver fatto le corna in Parlamento

LISBONA (3 luglio) - Il ministro dell'Economia portoghese, Manuel Pinho, si è dimesso dopo aver offeso un deputato dell'opposizione rivolgendogli il gesto “delle corna” durante un importante dibattito in parlamento. Pinho si era messo gli indici di entrambi le mani sulla testa e si era rivolto al capogruppo comunista Bernardino Soares, dopo essere stato attaccato su una questione mineraria.

Il premier portoghese, il socialista Josè Socrates, ha definito il gesto «inaccettabile» e ha reso noto di aver accolto immediatamente le dimissioni offerte da Pinho. Socrates ha chiesto al ministro delle Finanze, Fernando Teixeira, di aggiungere al suo portafoglio anche quello dell'Economia fino alle elezioni politiche del 27 settembre.

LINK

Si dimette il ministro dell'Economia portoghese: aveva fatto il gesto delle corna in Parlamento

Ha fatto il gesto delle corna in Parlamento, poi ha rassegnato le dimissioni. È successo a Manuel Pinho, il ministro dell'economia portoghese, durante un animato dibattito parlamentare. Mentre Jose' Socrates,il primo ministro socialista, stava esponendo le misure del governo per creare posti di lavoro in una miniera che si trova nel Portogallo meridionale, Bernardino Soares, deputato del partito comunista, ha cominiciato a fare commenti sul ruolo che Pinho avrebbe avuto nel piano. Prima uno scambio verbale, poi Pinho replica Soares facendo il gesto delle corna.

Per l'immagine del governo è veramente troppo, tanto più che tra tre mesi si terranno in Portogallo le elezioni che potrebbero strappare la maggioranza al partito socialista. Pinho, 54 anni, uno dei principali artefici del piano di sviluppo delle energie rinnovabili in Portogallo, ha chiesto ripetutamente scusa per il gesto. Ma per il premier Jose' Socrates il gesto è veramente imperdonabile.

A prendere il timone del ministero dell'Economia fino alle elezioni del prossimo 27 settembre sarà il ministro delle Finanze Fernando Teixeira dos Santo.

giovedì 2 luglio 2009

Bei politici...

Mario Borghezio


Borghezio è membro della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni; della Commissione per le petizioni; della Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori; della Commissione per l'industria, la ricerca e l'energia; della Delegazione alla commissione parlamentare mista UE-Romania; della Delegazione all'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE.

Le toghe? Tutte rosse, i neri sono "gli altri"...

LINK

Polemica su un incontro a cena fra il membro della Consulta e il premier

alla vigilia della decisione sul Lodo Alfano. "La polizia fascista è ancora all'opera"
Il giudice Mazzella scrive a Berlusconi
"Siamo oggetto di barbarie"

Pd e Idv all'attacco in Parlamento: "Infangata la sacralità della Corte, si dimetta"
Il giudice Mazzella scrive a Berlusconi "Siamo oggetto di barbarie"

ROMA - "Caro Silvio, siamo oggetto di barbarie ma ti inviterò ancora a cena", firmato Luigi Mazzella. Il giudice costituzionale, dopo le polemiche, scioglie le riserve e sceglie la strada dello scontro aperto con i critici. Motivo del contendere una cena a casa del giudice costituzionale, cui hanno partecipato Silvio Berlusconi, il ministro della Giustizia Angelino Alfano, insieme ad un altro giudice costituzionale, Paolo Maria Napolitano, e al senatore Carlo Vizzini che ha scatenato polemiche feroci sull'opportunità che due giudici dell'Alta Corte si incontrino alla viilia di una importante decisione sul Lodo Alfano che la Consulta dovrà giudicare a settembre. E la lettera arriva nel giorno dello scontro il Aula fra Antonio Di Pietro e il ministro Sandro Bondi a colpi di "vergogna". Il leader dell'Idv: "Mazzella è reo confesso, si dimetta".

La lettera. "Caro Presidente, caro Silvio, ti scrivo una lettera aperta perché sto cominciando seriamente a dubitare del fatto che le pratiche dell'Ovra (la polizia segreta fascista, ndr) siano definitivamente cessate con la caduta del fascismo". "Ho sempre intrattenuto con te - scrive Mazzella - rapporti di grande civiltà e di reciproca e rispettosa stima. Vederti in compagnia di persone a me altrettanto care e conversare tutti assieme in tranquilla amicizia non mi era sembrato un misfatto. A casa mia, come tu sai per vecchia consuetudine, la cena è sempre curata da una domestica fidata (e basta!). Non vi sono cioè possibili 'spioni', come li avrebbe definiti Totò. Chi abbia potuto raccontare un fantasioso contenuto delle nostre conversazioni a tavola inventandosi tutto di sana pianta - è sottolineato nella lettera - resta un mistero che i grandi inquisitori del nostro Paese dovrebbero approfondire prima di lanciare accuse e anatemi. La libertà di cronaca è una cosa, la licenza di raccontare frottole ad ignari lettori è ben altra! Soprattutto quando il fine non è proprio nobile".

"Caro Silvio, a parte il fatto che non era quella la prima volta che venivi a casa mia e che non sarà certo l'ultima fino al momento in cui un nuovo totalitarismo malauguratamente dovesse privarci delle nostre libertà personali, mi sembra doveroso dirti per correttezza che la prassi delle cene con persone di riguardo in casa di persone perbene non è stata certo inaugurata da me ma ha lunga data nella storia civile del nostro Paese. Molti miei attuali ed emeriti colleghi della Corte Costituzionale hanno sempre ricevuto nelle loro case, come è giusto che sia, alte personalità dello Stato e potrei fartene un elenco chilometrico".

"Caro presidente - conclude la lettera -, l'amore per la libertà e la fiducia nella intelligenza e nella grande civiltà degli italiani che entrambi nutriamo ci consente di guardare alla barbarie di cui siamo fatti oggetto in questi giorni con sereno distacco. L'Italia continuerà ad essere, ne sono sicuro, il Paese civile in cui una persona perbene potrà invitare alla sua tavola un amico stimato. Con questa fiducia, un caro saluto".

La polemica. "Non si è parlato di Lodo Alfano", ha detto il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito, durante il question time alla Camera, rispondendo così ad un'interrogazione del leader dell'Idv. "Tranquillizzo gli onorevoli interroganti: le iniziative del governo in materia di Giustizia - conclude Vito - saranno rispondenti al programma presentato al corpo elettorale e che gli elettori hanno premiato".

Eppure le polemiche non si placano e la spiegazione non convince l'opposizione, mentre crescono le adesioni - un migliaio di email sono arrivate a Repubblica - all'appello che circola su Internet per le dimissioni dei due giudici costituzionali. Il Pd continua a definire "gravissimo" l'incontro nella residenza privata del giudice Mazzella. "Può dire ciò che vuole, ma io trovo che decisamente non stia bene invitare qualcuno a casa propria, sul quale si è chiamati a decidere. Un magistrato, soprattutto se sta alla Corte Costituzionale, non dovrebbe mai farlo'', dice Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Partito Democratico. E il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, illustrando alla Camera la sua interpellanza, parla di toghe spregiudicate che con la loro condotta hanno "infangato la sacralità della Corte Costituzionale" e giudica la risposta di Vito "insoddisfacente e inaccettabile". Poi, presa visione della lettera, il capo dell'Idv è ancora più duro: "Se ne deve andare". ''Con la sua lettera Mazzella è reo confesso. Infatti - afferma dice Di Pietro - egli ammette di essere un amico di vecchia data e di avere rapporti di frequentazione e di intimità con il plurimputato Silvio Berlusconi, senza rendersi conto che egli e' anche giudice della Corte Costituzionale che deve esprimersi sulla legittimità del Lodo Alfano, cioé proprio su quella legge che Berlusconi si e' confezionare per non farsi processare. Anche uno studente di giurisprudenza capirebbe l'abnormità di questo caso, e lo stesso Mazzella non può non capirlo. Insistiamo con la richiesta di dimissioni e ci appelliamo al presidente della Corte Costituzionale e al presidente della Repubblica affinché intervengano su un fatto così grave che mortifica la credibilità, la sacralità e l'autonomia della Consulta''.

(1 luglio 2009)