martedì 23 giugno 2009
La libertà di poter esprimere la propria opinione
Piazze e popoli virtuali
La leadership aleatoria dei popoli mediatici
La televisione assorbe gran parte della domanda di informazione politica
Ma resta un mezzo usato per abitudine e per svago
E’ alta la domanda di informazione politica nel nostro paese: il 58,5% degli italiani si informa sui fatti della politica italiana “tutti i giorni o almeno una volta alla settimana”. Molto più alta la domanda di informazione fra i maschi (il 68%), che fra le donne (il 49,5%). E molto più alta fra gli adulti, con il 37-45%, fra i 35 e i 59 anni, che fra i giovani (20-25%) e gli anziani (34%).
Le ragioni dell’indifferenza verso l’informazione politica appaiono abbastanza nette. E’ la “mancanza di interesse” nel 66% dei casi, e la “sfiducia nella politica” nel 13,3%. Quali sono i canali, i mezzi, adottati da questa vasta domanda di informazione politica? Il canale totalizzante è la televisione, che ne intercetta ben il 93,7%, al secondo posto si trovano i quotidiani, fonte originaria e irrinunciabile dell’informazione politica, con il 52%, e al terzo la radio con il 31,8%. Svolgono poi un ruolo essenziale di circolazione dell’informazione sui fatti della politica italiana anche gli amici (22,8%, quarto posto), i parenti (15,8%, quinto posto) e i colleghi di lavoro (12,5%, settimo posto). Da sottolineare purtroppo la collocazione di partiti e sindacati in questo ambito d’elezione della loro funzione: i partiti sono al penultimo posto con l’1,8% e si sindacati all’ultimo con l’1,6%.
Ma nonostante questo ruolo attribuitole, come canale principale dell’informazione politica, al contrario la televisione continua ad essere accesa in maniera prevalente per “abitudine” (42,7%) e per “svago” (40,1%), e poi un po’ per “interesse” (33,3%) e un po’ per “compagnia” (20,4%). D’altronde, ormai il popolo televisivo e quello reale coincidono del tutto, l’uso della televisione rasenta il 99% della popolazione e se si confrontano, fra i due popoli, le composizioni per sesso, età, titolo di studio e condizione occupazionale si scopre che combaciano; la televisione raggiunge davvero tutti gli strati della popolazione, senza minacciarne o salvaguardarne alcuni in particolare. E nonostante la già ragguardevole diffusione, gli ascolti medi nell’intera giornata continuano ad aumentare, negli ultimi cinque anni sono cresciuti del 12% oltrepassando i 9 milioni, così come sono aumentate le ore medie di televisione viste nell’intera giornata, cresciute dell’11% ed arrivate quasi a 4 ore al giorno.
Pertanto il problema non è: televisione “sì” o televisione “no”, oppure “tanta o poca”, bensì televisione “soltanto, esclusivamente”, o televisione “anche”, insieme agli altri media a disposizione. In Italia il 9,1% della popolazione, pari a 4 milioni e mezzo di persone, sul piano mediatico vive una situazione di quasi assoluto isolamento, perché vede solo ed unicamente la televisione. Ed il 37,5%, ossia 18 milioni e 400 mila, oltre alla televisione, vedono poco altro, raramente leggono un quotidiano e un po’ più spesso ascoltano la radio; non leggono mai, o quasi mai, un libro, né sanno cosa sia internet. Sommando questi due dati si raggiunge il 46,6% della popolazione, che vive quindi in una sorta di solitudine televisiva, abbastanza precaria come dieta mediatica, se non forse tossica.
Questi sono alcuni dei risultati del lavoro di ricerca “Piazze e popoli virtuali. La leadership aleatoria dei popoli mediatici” realizzato nell’ambito dell’iniziativa Un mese di sociale “Leaders senza popolo. Popolo senza leaders”, e che vengono presentati oggi al Censis dal Direttore Giuseppe Roma, da Raffaele Pastore, curatore della ricerca, e da Giuseppe De Rita, Segretario generale del Censis.
LINK
Pressing del partito democratico: "L'inchiesta di Bari non viene trattata"
Il presidente Rai al direttore della testata: "Completezza e trasparenza"
Critiche al Tg1, interviene Garimberti
Minzolini attacca in video- Il Pd: "Incredibile"
Il direttore nella edizione delle 20: "Non sono notizie, solo strumentalizzazioni"
ROMA - Dopo le polemiche e le critiche, il direttore del Tg1 Minzolini interviene in diretta al Tg1 per giustificare la sua scelta: e cioè il black-out sull'inchiesta di Bari e sulle frequentazioni del premier Berlusconi, su tutti i giornali del mondo per il suo incontro con una squillo e la disinvolta gestione degli ingressi a Palazzo Grazioli e Villa Certosa.
"Ad urne chiuse voglio spiegare a voi telespettatori perché il Tg1, malgrado le polemiche, ha avuto una posizione prudente sull'ultimo gossip o pettegolezzo del momento: le famose cene, feste o chiamatele come vi pare, nelle dimore private di Silvio Berlusconi a palazzo Grazioli o Villa Certosa" ha detto Minzolini. "Il motivo è semplice: dentro questa storia piena di allusioni, testimoni più o meno attendibili e rancori personali non c'è ancora una notizia certa e tantomeno un'ipotesi di reato che coinvolga il premier e i suoi collaboratori".
VIDEO: L'INTERVENTO DI MINZOLINI
"Accade -ha detto Minzolini- che semplici ipotesi investigative e chiacchericci si trasformino in notizie da prima pagina nella realtà virtuale dei media o per strumentalizzazioni politiche o per interessi economici.
E' avvenuto in passato, come ricorderete, quando si tentò di colpire il presidente del consiglio di allora strumentalizzando la foto che ritraeva un suo collaboratore in una situazione definita scabrosa. E' accaduto più volte -ha continuato - in queste settimane in cui è stata messa sotto i riflettori la vita privata del premier in nome di un improvviso moralismo: abbiamo visto addirittura celebri mangiapreti vestire i panni di novelli Savonarola".
"Queste strumentalizzazioni, questi processi mediatici, non hanno nulla a che vedere con l'informazione del servizio pubblico -assicura Minzolini- Nella settimana in cui gli Stati Uniti hanno scelto le nuove regole per proteggere il risparmio nel mondo, mentre esplodeva il caso Iran, e alla vigilia del G8, sarebbe stato incomprensibile privilegiare polemiche sul gossip nazionale solo per scimmiottare qualche quotidiano o rotocalco. Questa è la linea editoriale del Tg1 che vi ho promesso, cari telespettatori, fin dal primo giorno. E che continuerò a garantirvi".
La convocazione di Garimberti. Questa mattina il presidente della Rai Paolo Garimberti aveva convocato il direttore: in un colloquio durato 20 minuti aveva ricordato a Minzolini che "completezza e trasparenza dell'informazione sono un dovere imprescindibile del servizio pubblico radiotelevisivo". Ma nell'edizione delle 13.30 del primo telegiornale delle reti pubbliche, l'inchiesta che domina le prime pagine della stampa nazionale e internazionale non era comparsa nei titoli.
C'era stato un un servizio, il quinto del telegiornale - dopo referendum, Iran, maltempo e treno merci deragliato - puntato sulle precisazioni dell'avvocato di Tarantini, l'imprenditore della sanità indagato, dove si fa solo una volta, verso la fine, il nome del presidente del Consiglio, mentre per il resto ci si riferisce genericamente ai "piani alti del potere". La situazione non cambiava molto nel Tg della 20. Minzolini ha affidato il servizio a un inviato di primo piano, Pino Scaccia. Per poi comparire in video e giustifcare le sue scelte.
L'opposizione: "Incredibile". "Incredibile. Augusto Minzolini è l'unico direttore di giornale e di telegiornale del mondo occidentale - dice Paolo Gentiloni (Pd) - a considerare 'non notizie' le notizie che da settimane coinvolgono il presidente del Consiglio Berlusconi". "Si resta allibiti - conclude - del fatto che questa sua teoria Minzolini l'abbia voluta esporre di fronte a milioni di telespettatori. Al Tg1 e in Rai non si era mai vista una cosa del genere".
(22 giugno 2009)
lunedì 22 giugno 2009
Bari/ Cinque feste, 30 ragazze e spunta anche un trans
Lunedí 22.06.2009 17:00
Non solo Patrizia D'Addario e Barbara Montereale. Un'altra giovane donna ha confermato ai magistrati pugliesi di essere stata reclutata per partecipare a feste nelle residenze private di Silvio Berlusconi e spunta anche un trans. Nell'inchiesta di Bari Berlusconi non risulta indagato. I pm stanno ascoltando alcune testimoni nell'ambito di un'indagine sull'induzione alla prostituzione in cui è coinvolto l'imprenditore pugliese, Gianpaolo Tarantini, che avrebbe pagato giovani donne per partecipare a feste in almeno due residenze di Berlusconi, Villa Certosa in Sardegna e Palazzo Grazioli a Roma. L'inchiesta sarebbe nata dalle intercettazioni relative a una presunta associazione a delinquere per corruzione, finalizzata a ottenere favore nelle concessioni di appalti nel settore della sanità.
Il calendario del trans Manila Gorio
Sono 5 le feste di Berlusconi e dei Vip su cui si indaga e ci sono anche le foto...
Una parte dell'inchiesta si sposta a Milano. Sono 5 le feste di Berlusconi e di altri Vip su cui indagano i magistrati di Bari e lo annuncia la Repubblica, che pubblica altre foto finora inedite, tra cui quelle scattate da Barbara Montereale a Palazzo Grazioli. Ma le indagini dei magistrati baresi hanno svelato anche una circostanza ritenuta "molto preoccupante" dalle stesse fonti inquirenti: l'accesso a Palazzo Grazioli durante le feste del presidente del Consiglio era "incontrollato". Questa circostanza è stata fatta notare anche dai magistrati a Patrizia D'Addario, che ha risposto affermando di non aver subito, assieme alle sue amiche, alcun controllo all'ingresso. E il registratore che aveva addosso è solo un'ulteriore conferma di questa assoluta (e pericolosa) mancanza di controlli.
Almeno 30 ragazze
Secondo la ricostruzione di Repubblica, sarebbero almeno 30 le ragazze reclutate per le feste di Berlusconi "Tutte da Tarantini - o da persone a lui vicine - per le sue feste (a Bari, Milano e in Sardegna) o per gli inviti a cena nelle case di Berlusconi. Ecco perché - scrivono Gabriella De Matteis e Giuliano Foschini - in queste ore gli investigatori stanno scandagliando tutti gli ambienti di un certo tipo vicini a Tarantini: un ruolo, in questo, lo avrebbe la transessuale Manila Gorio, amica del cuore di Patrizia D'Addario e conduttrice di un reality trasmesso da una tivù locale ("La Masseria" su Teleregione) in cui, peraltro, ha partecipato Barbara Montereale.
Le foto di Barbara a Palazzo Grazioli
Accesso incontrollato a Palazzo Grazioli e Villa Certosa
Proprio questo numero crescente di ragazze coinvolte apre per altro un nuovo capitolo dell'inchiesta che gli stessi investigatori definiscono "molto preoccupante". Dall'indagine è emerso infatti chiaramente che l'accesso a Palazzo Grazioli e a Villa Certosa era incontrollato. Perché così ha raccontato agli inquirenti Patrizia D'Addario, così ha confermato nell'intervista a Repubblica Lucia Rossini, ricordando che per far aprire le porte è bastata soltanto una telefonata di Gianpaolo. Sia Patrizia D'Addario sia Barbara Montereale hanno potuto registrare o scattare foto all'interno della casa, dalla legge ritenuta assimilabile a residenza di Stato. Non solo: Barbara racconta che nessun controllo c'è stato nemmeno a Villa Certosa, dove c'erano anche ragazze straniere non riconducibili al giro di Tarantini". "Slave, romene, ragazze dell'Est", dichiara la Montereale in un'altra intervista a Repubblica.
Barbara Montereale
Barbara Montereale 2
Il calendario di Patrizia D'Addario
Una falla enorme nella sicurezza
Insomma, la falla è enorme soprattutto se si pensa che quelle stesse stanze sono abitate normalmente dai grandi del mondo. E difficilmente, ragionano gli inquirenti, si può parlare di inadeguatezza dei Servizi. Dal racconto delle ragazze si evince infatti come quella di non controllare agli ingressi o all'interno fosse una disposizione arrivata dal presidente o comunque dal suo staff.
E prende consistenza la pista della cocaina
"Infine, la droga. E' questa la terza pista che la procura di Bari e la Guardia di Finanza continuano a seguire. C'è almeno un indagato e negli interrogatori gli investigatori chiedono a tutti riscontri all'ipotesi di un traffico lungo la direttrice Bari-Civitavecchia-Olbia. Dalle intercettazioni telefoniche emerge, infatti, che alcuni dei partecipanti alle feste sarde e alcuni dei collaboratori di Tarantini facevano uso di sostanze stupefacenti".
C'è chi non si accontenta dei soldi cash e delle farfalle
C'è chi non si accontenta dei soldi cash e delle farfalle che si dice disegni Berlusconi in persona, c'è quella che vuole un programma tv o un ruolo di maggior spicco se già è in televisione e c'è anche chi pretende una licenza edilizia. Il "giro" di fanciulle intorno al presidente del Consiglio e che approfitta delle sue debolezze è famelico.
Gallery dell'Ape Regina
Scattate numerose foto
La seconda volta - racconta la Sarzanini, inviata del Corriere - quando accetta di rimanere a palazzo Grazioli, Patrizia D'Addario non solo registra, ma riesce a scattare numerose foto. Materiale che la scorsa settimana ha consegnato alla magistratura. Le sue dichiarazioni sono state ora confermate da Barbara. Con loro c’è una ragazza pugliese, Lucia Rossini. Racconta Patrizia: "Indossavo un bellissimo abito di Versace che mi era stato regalato in un atelier di Bari dove lavora una mia amica. Loro erano sul divano. Lui le accarezzava, ma guardava me. Poi decise che dovevo rimanere sola con lui e le altre andarono via con Gianpaolo".
Il ricordo della mattina successiva
Ci sono nastri che raccontano dettagli intimi. Ma nel verbale è rimasto anche il ricordo della mattina successiva: "A un certo punto mi disse che doveva allontanarsi per fare una dichiarazione ai giornalisti sull’elezione del presidente americano. Mi disse di aspettarlo perché voleva fare colazione con me. Io andai in bagno, feci le fotografie, poi attesi il suo ritorno".
Prima che arrivi il vassoio, il registratore ricomincia a girare. Si sente una voce maschile chiedere: "Vuoi the o caffè?". Poi altre frasi. Fino a quando Patrizia sta per uscire: "Berlusconi mi disse che mi avrebbe accompagnato un suo segretario. Mi fecero salire su un’auto per uscire dal palazzo. L’uomo mi disse che lavorava con Miti Simonetto". Il nastro con incise queste parole è già a disposizione della Procura di Bari.
La licenza edilizia "tradita"
Patrizia sostiene di aver atteso invano che Berlusconi mantenesse la promessa di inviare due persone per risolvere la sua pratica edilizia. E di avere per questo rifiutato tutti gli inviti di Tarantini. Mentre a metà gennaio Barbara partiva con destinazione villa Certosa, lei si negava. Ma Tarantini continuò a insistere. Il 27 gennaio scorso la chiama al telefono: "Ti vuole vedere la prossima settimana a Roma". Lei fa la preziosa: "Non lo so, io avevo chiesto di rispettare la promessa". "Ha chiesto di te". Appena due settimane prima Patrizia aveva incontrato Dino, l’autista dell’imprenditore, che l’accompagnò a verificare se la sua pratica al Comune fosse stata sbloccata. Scoprirono che invece era tutto fermo.
"Noemi ha la foto che ha dato a tutte"
Il tempo passa e non accade nulla, la rabbia di Patrizia monta. La donna fa sapere a Tarantini di avere "le prove delle serate a Roma". Ad aprile viene candidata nella lista «La Puglia prima di tutto». Ma quando Berlusconi arriva a Bari per presentare le liste, gli uomini della sicurezza e del partito le impediscono di entrare nella sala. Quanto basta perché Patrizia decida che "la mia avventura era terminata".
Anche Barbara ha le foto di Palazzo Grazioli
Chiama Barbara, vuole capire se Tarantini le ha riferito qualcosa. Le racconta di aver "visto lui" soltanto in strada, davanti all’hotel Palace: "Mi ha abbracciata e baciata". Non è vero, ma lo dice per far ingelosire l’amica. Poi le chiede: "Tu hai ancora le foto di quando siamo andate a Roma?". Barbara risponde convinta: "Certo! C’ho le foto del bagno e pure quelle del soggiorno". Patrizia passa ad altro argomento: "È arrivato lo sceicco, quello di Dubai".
Barbara si mostra interessata: "Ma ce li dà i soldi?".
Ma tu vuoi fare come Noemi?
Poi ritornano sulla vicenda che riguarda Berlusconi. Barbara s’informa: "Ma tu vuoi fare come Noemi? Quella deve fare il Festivalbar. Mi hanno detto che adesso le fanno fare la televisione". E ancora: "Hai visto Noemi che lui gli ha dato la foto come ce l’abbiamo noi? La foto sua, quella firmata. Allora la dava a tutte". Parlano ancora del risentimento di Patrizia, che chiede a Barbara della seconda volta che sono andate a palazzo Grazioli. "Ti ricordi come mi corteggiava?", domanda.
Tutto davanti alle guardie del corpo, che schifo
L’amica risponde: "Tutto davanti alle guardie del corpo. Uno schifo. Tu sei un’altra come Noemi che gli può fare male".
E c'è anche Lucia, la terza ragazza
"Era ottobre o novembre e sono andata due volte a Palazzo Grazioli. C’era Patrizia D’Addario e un’altra ragazza. Ma non so chi fosse". Barbara Montereale ai giornali nega di conoscere il nome della terza ragazza che ha varcato il portone della residenza romana di Berlusconi. Un nome che però deve aver fatto a Giuseppe Scelsi, il pm che indaga sullo scandalo delle escort baresi, che domenica ha sentito Lucia R. L'Unità - con la firma di Enrico Fierro - ricostruisce anche la storia della terza presenza, quella di Lucia. Una giovane donna di 28 anni che ha confermato tutto mettendo a verbale che anche lei era stata reclutata per allietare le serate del presidente del Consiglio. Altre donne, nuovi racconti sulle notti folli a Palazzo Grazioli e a Villa Certosa. L’affaire sesso e politica scoppiato a Bari ora si allarga a Milano, a Bologna e arriva fino in Francia, dove il pm Giuseppe Scelsi ha disposto una serie di verifiche. Sullo sfondo gli affari di Gianpaolo Tarantini e della sua scuderia di escort, ragazze immagini e show girl di provincia.
A Milano sentita Terry e una parte degli atti può finire sotto la Madonnina
A Milano è stata sentita come indagata Maria Teresa De Nicolo, originaria di Trani, ma da anni residente in Lombardia. La chiamano Terry e sarebbe molto amica di Patrizia D’Addario, la donna che con le sue rivelazioni è all’origine dello scandalo. Secondo indiscrezioni - scrive Enrico Fierro - una parte degli atti dell’inchiesta sarebbe stata trasferita nel capoluogo lombardo. "È lì – rivelano fonti vicine ai pm – che Tarantini avrebbe stabilito una parte del suo quartier generale". O una succursale della sua “scuderia”. Escort di professione attive nei locali alla moda di Bari, ma anche belle ragazze alla ricerca dei contatti giusti per conquistare un posto di prima fila nello show business. Come Barbara Montereale, 23 anni, conduttrice di “Forcing”, un programma sportivo di “Teleregione”. "Anche io fui pagata per andare a Palazzo Grazioli – ha rivelato alla “Gazzetta del Mezzogiorno” – ero con Patrizia D’Addario, ma non feci sesso. Silvio è stato gentile con me, un vero signore. Neanche una mano addosso". Fin qui l'Unità. Da altre fonti si sa, invece, che, per una visita in Sardegna, a Villa Certosa la Montereale ebbe una busta con 10.000 euro.
domenica 21 giugno 2009
Quando le immagini parlano da sole
"Le elezioni dovrebbero essere annullate"
Teheran, morti e feriti nel 'sabato nero'. Moussavi: ''Pronto al martirio''. Obama all'Iran: ''Stop alle violenze sul popolo''
Il leader riformista attacca: ''Brogli pianificati'' e ai manifestanti dice: ''Se mi arrestano scioperate''. In 3mila sono scesi in piazza sfidando il divieto dell'Ayatollah Khamenei. Kamikaze al mausoleo Khomeini: assalto alla sede del partito di Ahmadinejad. Ricontato il 10% dei voti. Il Consiglio dei Guardiani: ''Le schede scelte a caso''. La guida suprema: ''Proteste istigate dall'Occidente''. Sul web il giornale della protesta 'street'. Da venerdì Google ‘parla’ anche farsi.
Teheran, 20 giu. (Adnkronos/Ign) - Escalation di tensione in Iran dove i sostenitori di Moussavi, sono scesi in piazza in 3mila per protestare contro l'esito del voto nonostante il divieto dell'Ayatollah Ali Khamenei. La polizia che in un primo momento aveva usato lacrimogeni e cannoni ad acqua per disperdere i manifestanti ha iniziato a sparare in aria, secondo quanto riferito da testimoni oculari che hanno parlato anche di scontri tra i sostenitori di Moussavi e quelli di Ahmadinejad.
Secondo le notizie arrivate dalla capitale iraniana - dove il regime è riuscito praticamente ad oscurare la protesta imponendo restrizioni ai limite della censura ai media internazionali - in migliaia si sarebbero radunati nella Piazza della rivoluzione, urlando "Morte al dittatore" e "Morte alla dittatura''.
I sostenitori del leader riformista avrebbero poi tentato l'assalto alla sede del partito di Ahmadinejad, cui sarebbe stato dato fuoco. Mentre un kamikaze si è fatto saltare in aria nell'ala settentrionale del mausoleo dedicato al fondatore della Repubblica islamica Khomeini, nella zona meridionale di Teheran, causando la propria morte e il ferimento di almeno 2 persone, secondo il bilancio fornito da 'Press Tv'. La notizia dell'esplosione non è stata confermata dalla 'Bbc', il cui corrispondente sostiene che non ci sia alcuna prova dell'attacco.
Migliaia di poliziotti in tenuta antisommossa e uomini della milizia Basji hanno poi sigillato piazza Enghelab, dove i sostenitori di Moussavi volevano tenere la loro nuova manifestazione di protesta.
E Moussavi dal popolare social network Twitter avverte: ''Sono pronto al martirio''. Quindi rivolto ai manifestanti detta la linea: ''Se mi arrestano, scioperate''. Sul suo sito il leader riformista ha pubblicato anche la lunga e dettagliata lettera inviata oggi al Consiglio dei Guardiani (l'organo che verifica la correttezza del processo elettorale), nella quale chiede che siano annullati i risultati delle elezioni vinte, secondo le accuse, con brogli. ''Queste misure irritanti (i brogli elettorali) - scrive il leader - erano state pianificate mesi prima del voto... considerate tutte le violazioni... le elezioni dovrebbero essere annullate''.
''Continuerò i miei sforzi per chiarire la verità sulla base della costituzione e delle leggi vigenti - spiega Moussavi nella missiva di sette pagine - nonostante le violazioni e la pianificazione di questi atti disgustosi siano state preparate in anticipo''.
Dal canto suo Mahmoud Ahmadinejad ha ringraziato l'ayatollah Ali Khamenei per il sostegno datogli. ''Senza dubbio lei ha sventolato la bandiera del coraggio e della determinazione davanti agli arroganti'', scrive il presidente iraniano in una lettera inviata alla guida spirituale suprema, che venerdì aveva difeso la sua elezione, ''voluta dal popolo''.
Intanto il Consiglio dei Guardiani proprio oggi ha stabilito che sarà ricontato il 10% dei voti espressi alle presidenziali dello scorso 12 giugno e le schede verranno scelte a caso.
Nel frattempo, Barack Obama ha chiesto alla leadership iraniana di fermare le violenze contro il popolo. "Il governo iraniano - ha detto il presidente degli Stati Uniti in una nota diffusa dalla Casa Bianca - deve comprendere che il mondo lo sta guardando. Noi piangiamo ogni singola vita innocente che è andata persa. Chiediamo al governo iraniano di fermare tutte le azioni violente e ingiuste contro il suo stesso popolo".
sabato 20 giugno 2009
La magistratura che perde tempo
Berlusconi; Bossi: Possibile che pm Bari non abbiano meglio da fare?
Cesano Maderno (Milano), 19 giu. (Apcom) - Secondo il leader della Lega, Umberto Bossi, la magistratura pugliese invece di occuparsi di Berlusconi farebbe meglio ad occuparsi dei problemi reali che spaziano dalla mafia alla sanità, rendendo sicuramente un servizio migliore ai cittadini. Così Umberto Bossi nel suo intervento a Cesano Maderno è tornato sulla vicenda delle inchieste avviate dai pm di Bari, che vedono protagonista il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. "Con tutti i problemi che ci sono in Puglia è possibile che la Magistratura non abbia di meglio da fare che occuparsi di Berlusconi?", ha dichiarato il leader del Carroccio. Secondo Bossi "i cittadini ci guadagnerebbero di più se la magistratura si occupasse dei problemi veri, piuttosto dei rapporti di Berlusconi con le donne". Secondo il leader della Lega è difficile da comprendere le ragioni per cui la magistratura perde tempo "per verificare se è vero quello che dice lo stesso Berlusconi, ossia di essere una persona che ha tante donne. Oltretutto come fa a quell'età?". In conclusione, secondo Bossi, tutta la vicenda "è una montatura ad arte e la verità verrà a galla".
...da cittadino mi domando quanti soldi pubblici stanno sprecando in processi come quello di Andreotti, in processi come quello di Dell'Utri, e come si possa continuare in uno Stato di diritto a portare innanzi la figura del concorso in associazione mafiosa, un reato che non trova sede nei nostri codici...
(minuto 13.10)
venerdì 19 giugno 2009
Senza nemmeno provare a fare la raccolta differenziata...
Premier: complotti Pdl fantapolitica
Sui giornali tutta spazzatura, ma farò fuori anche questa
(ANSA) - ROMA, 19 GIU - "Quanto leggo sui giornali di complotti dentro il Pdl sono storie di fantapolitica", ribadisce da Bruxelles Silvio Berlusconi. "Non c'è niente da chiarire. E' tutto chiarissimo. E' tutta spazzatura: a Napoli già l'ho fatta fuori e farò fuori anche questa", dice il premier nella conferenza stampa dopo il Consiglio europeo.
LINK
di Raffaele Sardo
La monnezza scomparsa della Campania?
E' finita nella discarica di Ferrandelle
Una squadra di attivisti di Legambiente è riuscita a compiere un sopralluogo a Ferrandelle, una località che si trova tra i comuni di Casal di Principe, Santa Maria La Fossa e Grazzanise. Ecco le immagini e il servizio che documentano come i rifiuti scomparsi dalle città della Campania siano tenuti 'sotto sorveglianza' in una grande discarica a cielo aperto, in un'area completamente recintata. L'area, dichiarata sito di interesse strategico nazionale e strettamente vigilata, era stata confiscata al boss Francesco Schiavone, detto Sandokan. Doveva diventare una fattoria, invece è stata requisita dal Commissario straordinario per i rifiuti. E ora ospita, secondo le stime di Legambiente, almeno un milione di metri cubi di rifiuti indifferenziati.
GUARDA FOTO - La montagna di rifiuti di Ferrandelle
Sono finiti a Ferrandelle i rifiuti scomparsi dalle città della Campania. Una località che si trova tra i comuni di Casal di Principe, Santa Maria La Fossa e Grazzanise. Sono tenuti sotto stretta sorveglianza in un'area completamente recintata di diversi ettari. Nessuno si può avvicinare più di tanto perché tutto il perimetro è stata dichiarato sito di interesse strategico nazionale e c’è una vigilanza molto attenta che allontana tutti quelli che cercano di guardare più da vicino.
Ieri notte una squadra di attivisti di Legambiente, guidati dal direttore dell’associazione ambientalista, Raffaele Del Giudice, sono arrivati sul posto per fare “un sopralluogo”. “Ci sono montagne di rifiuti ammassate senza alcun controllo sui possibili danni sanitari e ambientali – spiega Del Giudice – mentre continua ad arrivare quotidianamente la monnezza da ogni parte della Campania”. L’area dove sono depositati i rifiuti fu sequestrata al boss Francesco Schiavone, Sandokan, ed affidata al Consorzio Agrorinasce per farne una fattoria di prodotti tipici. Ma, nonostante l’avvio dei primi lavori per dare vita all’iniziativa, il terreno fu requisito in piena emergenza rifiuti.
I sindaci di Santa Maria La Fossa e Grazzanise, poco più di un anno fa, guidarono una clamorosa protesta alla testa delle popolazioni locali. Dopo un braccio di ferro con il Commissario per l’emergenza rifiuti, diedero il via libera alla costruzione di due piazzole che dovevano “ospitare” all’incirca 90 mila metri cubi di rifiuti. Ma in via temporanea e con l’impegno a bonificare il sito entro breve tempo. “Qui ce ne sono almeno un milione di metri cubi di rifiuti – spiega il professor Stefano Tonziello, di Legambiente - e continuano a crescere giorno dopo giorno, perché l’emergenza non è finita, ma è stata solo spostata dalle città.
Qui arrivano rifiuti “tal quale”, cioè senza essere selezionati a monte. E dunque non potranno mai essere bruciati nell’inceneritore di Acerra. Inceneritore che, peraltro, ora è in pieno collaudo e per vederlo operativo se ne parlerà almeno tra sei mesi.” Nell’area tutt’intorno vi sono caseifici, allevamenti di bufale, campi coltivati a foraggio, pescheti, ortaggi, fragole, irrigati con le falde acquifere inquinate. Poco più in là, vi sono almeno altre sei discariche. Qualcuna dismessa, ma non morta definitivamente. “Forse il vero miracolo di Berlusconi – aggiunge Tonziello – è quello di aver messo a tacere tutto e tutti. Qui, lasciatemi usare il paradosso, è tutto fuorilegge per legge. Se queste cose le avessero fatte i privati, si sarebbero aperte sicuramente le porte del carcere.
Tenere in questo modo i rifiuti è da criminali. Senza considerare che tra poco con l’arrivo della stagione calda, tutt’intorno l’aria sarà irrespirabile, ma ci sarà anche un pericolo sanitario immediato per la salute delle persone”. Non lontano da qui, a Santa Maria La Fossa, dovrebbe sorgere anche l’altro inceneritore previsto in Campania. Nei campi intorno a Ferrandelle, intanto, la vita scorre come sempre: I contadini sui trattori, gli immigrati nei campi a lavorare, il foraggio che cresce rigoglioso, il percolato che continua a scorrere nella falda acquifera e le montagne di rifiuti che continuano a crescere.
(13 maggio 2009)
Niccolò, ma ti sembra possibile che tu possa pensare una cosa del genere di me?
palazzo chigi: «frasi Attribuite al premier? uno Scandalo». L'avvenire:«Chiarisca»
Fuori onda Sky Berlusconi-Ghedini
La tv satellitare "cattura" una telefonata tra il presidente del Consiglio e l'avvocato-consigliere sull'inchiesta di Bari
BRUXELLES - «Qui ci sono cose che non ho mai detto: io non ho mai parlato di complotto oscuro, non ho mai detto di temere di essere spiato e non ho mai detto che il mio avvocato è uscito pazzo... Questi sono dei disgraziati». Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel corso di una conversazione telefonica con Niccolò Ghedini, deputato del Pdl e avvocato del premier, registrata da una telecamera di Sky nel corso del giro di tavolo che effettuano le televisioni prima dell'inizio dei lavori del Consiglio europeo. «Ma dai Niccolò - dice ancora Berlusconi al telefono - ma ti sembra possibile che tu possa pensare una cosa del genere di me?», ha aggiunto Berlusconi sempre riferendosi alle ricostruzioni giornalistiche su alcune considerazioni fatte dal Cavaliere in merito all'operato di Ghedini stesso. «A questo punto mi offendo io. Ora chiamo Bonaiuti - prosegue - e facciamo un comunicato».
LA NOTA - «Sui giornali - si legge nella nota diramata successivamente - si continuano a leggere frasi tra virgolette attribuite a Silvio Berlusconi che il presidente del Consiglio non ha mai detto e questo è "scandaloso"». La dichiarazione cita una serie di frasi riprese da articoli odierni del Corriere della sera, della Stampa, del Messaggero e di Repubblica: «Ecco un campionario di falsità dai giornali di oggi: 'Temo di essere spiato'; 'Sono stato spiato e pedinato'; 'Risponderò colpo su colpo'; 'Il mio avvocato è uscito pazzo'; 'Se vogliono la guerra l'avranno'; 'E' in atto un oscuro complotto'. Tutte queste frasi sono inventate di sana pianta. Ma per garantire la loro verosimiglianza, vengono riportate dai giornali tra virgolette e attribuite al presidente Berlusconi da ignoti interlocutori (mai nome e cognome, per carità!). Questo malvezzo è peggiorato negli ultimi tempi, eppure non abbiamo visto ancora un solo intervento degli Organi dei giornalisti».
L'AVVENIRE - Nel frattempo, c'è da segnalare la presa di posizione di Avvenire. In un editoriale, il giornale dei vescovi chiede al premier di fornire «il più presto possibile» un chiarimento sui tanti interrogativi, sulle voci sul suo conto che hanno portato anche a una inchiesta a Bari. «Il punto centrale è la necessità di arrivare il più presto possibile a un chiarimento sufficiente a sgombrare il terreno dagli interrogativi più pressanti, che non vengono solo - sottolinea il giornale della Cei - dagli avversari politici, ma anche da una parte di opinione pubblica non pregiudizialmente avversa al premier». «È lecito domandarsi - si chiede l'Avvenire - se il presidente del Consiglio abbia finora scelto la linea di resistenza migliore e i difensori più appropriati al suo caso». Ma anche se «non fosse possibile eliminare ogni ombra, perché ad esempio su alcune questioni il bandolo della matassa è in mano alla magistratura, si pongano almeno i presupposti per evitare ulteriori stillicidi di chiacchere e di tempeste mediatiche». «Senza illudersi - conclude Avvenire - che l'efficienza dell'azione di governo possa far premio, sempre e comunque, sui comportamenti privati. Alla lunga, tutto finisce per avere un prezzo. E il pericolo, soprattutto in questo caso, è che a pagarlo non sia soltanto il singolo debitore di turno, ma l'interno Paese».
19 giugno 2009
Feltri e le mani avanti
LINKdi Graziella De Matteis e Giuliano foschini
L'inchiesta di Bari. Nelle carte la Savino (Pdl) e due esponenti del Pd
Il pm non ha fatto trascrivere i nastri della donna che passò una notte a Palazzo Grazioli
Nuovo indagato, spunta la cocaina
Sigillate le registrazioni di Patrizia
BARI - Non solo donne, ma anche cocaina. Punta alla droga l'inchiesta della procura di Bari sul presunto giro di appalti milionari e squillo che l'imprenditore Gianpaolo Tarantini avrebbe organizzato lungo la rotta Bari-Roma-Porto Cervo. Il fascicolo della magistratura conta infatti un nuovo indagato: Alessandro Mannavini. Si tratta di un giovane professionista barese, ingaggiato da Tarantini l'estate scorsa appositamente per l'allestimento di feste nella villa affittata in Sardegna. Nell'indagine sarebbero contenuti poi anche due nuovi nomi, venuti fuori nelle telefonate: il parlamentare del Pd, Gero Grassi e il vice presidente della giunta regionale, Sandro Frisullo, anche lui del Pd, in rapporti diretti con Tarantini.
"Conosco bene Gianpaolo (Tarantini, ndr), ma non so nulla dell'inchiesta", dice Frisullo. "Pranzi, cene, telefonate sì, ma non sono stato mai in Sardegna alle sue feste. Mi piacciono le donne - scherza Frisullo - ma non la droga". Allo stato non risulta che i due politici siano la indagati.
Lo è invece Mannavini che è stato convocato nella caserma della Guardia di finanza per rispondere all'accusa di detenzione di stupefacenti. Dalle intercettazioni sarebbe emerso che Mannavini avrebbe consumato coca in Sardegna. "Ma la posizione del mio assistito - tiene a precisare il suo avvocato, Marco Vignola - non ha nulla a che fare con la storia di prostituzione". Nel corso dell'interrogatorio il sostituto procuratore Giuseppe Scelsi ha fatto però domande precise a Mannavini: gli ha chiesto se avesse riconosciuto altre donne nelle feste in Sardegna a casa Tarantini e se avesse avuto mai sentore di un giro di prostituzione. L'uomo ha confermato che da settembre, una volta rientrati da Porto Cervo, non ha più lavorato per Tarantini.
E' lui la figura chiave dell'inchiesta, il punto di raccordo tra Patrizia D'Addario, la testimone principale dell'indagine, e il premier Silvio Berlusconi. Il premier è stato tirato in ballo nell'indagine da questa signora barese, che ha raccontato di essere stata pagata da Tarantini per passare la notte con il premier a Palazzo Grazioli. A supporto del suo racconto ha prodotto due cassette, ora custodite in un armadio blindato nella caserma della Guardia di finanza e che, per evitare fughe di notizie, non sono state trascritte. L'audio è disturbato, sporcato da fruscii, rumori di sottofondo. Patrizia D'Addario ha usato un vecchio registratore, nascosto tra gli abiti. Il racconto della donna al sostituto procuratore, Giuseppe Scelsi, è stato dettagliato, circostanziato, molto di più di quello, invece, offerto dalle altre quattro giovani donne sentite dalla Finanza perché avrebbero partecipato ai due incontri, organizzati da Tarantini a Palazzo Grazioli. La testimonianza di Patrizia D'Addario è stata vagliata e ritenuta attendibile dalla procura che ha già controllato i suoi spostamenti: dai primi riscontri, tutto coincide.
Le indagini sono molto complesse: ogni conversazione è uno spunto d'indagine diversa. Gianpaolo Tarantini aveva tante amicizie. E al telefono era un fiume in piena: raccontava di donne e affari, dalla sanità al business della protezione civile. E faceva i nomi. Tanti. C'è per esempio quello di Sabina Began. Sarebbe lei, spesso citata, il tramite principale tra l'imprenditore e il premier. Ma nei brogliacci delle telefonate spuntano anche il nome della parlamentare del Pdl Elvira Savino, approdata alla Camera da Conversano, due passi da Bari e quello di Angela Sozio, l'ex concorrente barese del Grande Fratello fotografata nel 2007 sulle gambe del premier a Villa Certosa.
(19 giugno 2009)
giovedì 18 giugno 2009
Un pianeta da difendere
di Mario Tozzi
primo ricercatore Cnr - Igag e conduttore televisivo
Un terremoto da non dimenticare
Come sia possibile che un terremoto di media forza (“solo” 5,8 magnitudo Richter) possa provocare quasi 300 morti, e la devastazione che ancora tutti abbiamo negli occhi, non è affatto un mistero, non solo per i geologi, ma anche per chiunque abbia qualche dimestichezza con la memoria tormentata di questo Paese.
I terremoti non si possono ancora prevedere, ma certamente possiamo sapere, con un certo dettaglio, dove avverranno e che tipo di danni provocheranno. Quindi tutti avrebbero dovuto ben conoscere il grado di sismicità de L’Aquila, sul cui territorio le leggi antisismiche erano state promulgate fino dal 1935. E tutti avrebbero dovuto conoscere anche lo stato di conservazione degli edifici pubblci e delle abitazioni private. Così gli amministratori locali avrebbero avuto gli strumenti per intervenire, impiegando i denari nel risanamento degli edifici pubblici e stimolando l’edilizia privata a restaurare in modo antsismico. Ma come avrebbero potuto, quando l’esempio nazionale, quello del governo, andava nel segno opposto? Angelo Bonelli ha messo in luce quali sono stati i tagli effettuati da questo governo alla protezione del territorio. È stato soppresso, con il decreto 112/2009, il fondo per il monitoraggio sismico previsto dalla legge 244/2007, per un totale di 4,5 milioni di euro. La norma prevedeva “la prosecuzione delle attività di monitoraggio del rischio sismico attraverso l’utilizzo di tecnologie scientifiche integrate dai fattori di rischio delle diverse aree del paese”. Cioè esattamente quello che non si sarebbe mai dovuto tagliare in Italia. Sono stati ridotti da 510 milioni a 270 milioni di euro i fondi per la difesa del suolo. Sono stati soppressi, sempre con il decreto 112/2009, i finanziamenti di 151 milioni di euro destinati alla prevenzione e difesa suolo della Sicilia e della Calabria.
Mancherà anche il fondo di un milione di euro per attuazione dei piani di difesa del suolo. È stato soppresso, con decreto 112/2009, il fondo di 45 milioni di euro per il ripristino del paesaggio, previsto dall’art. 2 comma 404 della legge finanziaria n. 244/2007. Così pure è stato soppresso, con decreto 112/2009, il fondo di 15 milioni di euro per la difesa del suolo dei piccoli comuni, previsto dall’art. 2 comma 331 legge 244/2007. Infine, sono stati ridotti i fondi per la messa in sicurezza degli edifici scolastici rispetto ad un fondo generale di 100 milioni di euro istituito con legge finanziaria 244/2007. Il piano antisismico è stato rifinanziato individuando uno stanziamento pari al 5% - e non più il 10% - del piano per le grandi infrastrutture, come previsto nei precedenti piani. Nonostante si piangano ancora gli studenti morti a San Giuliano di Puglia. Di fronte a queste operazioni, perché gli amministatori locali avrebbero dovuto essere più virtuosi? Il terremoto è un evento del tutto naturale, che diventa catastrofico solo per colpa di amministratori spesso in malafede, governanti incapaci e ignoranti e anche cittadini che sperano sempre che non avvenga mai, come se fosse un’eventualità scatenata dagli dei.
Analisi da Tehran
Il 22 Giugno 2009 il popolo iraniano ha votato in un numero record di seggi elettorali nel mondo per eleggere il loro decimo presidente. Il risultato ufficiale che giunge dopo qualche ora dalla chiusura dei seggi è scioccante per tutti. Anche per il leader supremo Sayed Ali Khemenei, chiamato "il miracolo di Dio". Più di 39 milioni di persone ha votato, e il presidente in carica Mahamoud Ahmadi Nejad ha vinto le elezioni con il 63% dei voti (24.5 milioni di voti). Subito dopo l'annuncio ufficiale dei risultati, lo sfidante Mir Hossein Mousavi ha risollevato la questione dei brogli elettorali, che ha portato il paese a disordini senza precedenti da sabato. Gli eventi che si sono succeduti all'indomani delle elezioni sono veramente storici e cambieranno probabilmente il futuro dell'Iran e del mondo, in un modo o nell'altro. Cercherò qui di riassumere quello che sta succedendo e condividere il mio punto di vista.
Cos'è scioccante e perché è scioccante?
L'affluenza dell'85% dei votanti ha ribaltato ogni previsione elettorale. La più alta media di partecipazione (del 79%) nel passato avvenne nel 1997 (che portò all'elezione del riformista Mohammad Khatami). Le più ottimistiche previsioni davano una pertecipazione alle urne del 70%. Per questo l'affluenza alle urne è scioccante.
Un altro numero sorprendete è che 24 milioni e mezzo di persone hanno votato per Ahmadi Nejad. Anche questa cifra supera le più ottimistiche previsioni. Rispetto al tasso di partecipazione, il numero è sorprendentemente alto.
Il mistero si fa più fitto se mettiamo insieme questi due numeri. Ha vinto col 63% dei voti. Perché è un mistero? Confrontiamo i numeri con le elezioni del 2005. In quell'anno, l'affluenza alle urne è stata del 62%, e lui vinse con 17 milioni di voti, circa il 63%. Ciò significa che, se i numeri sono esatti, tutte le persone che hanno scelto di partecipare alle elezioni di quest'anno (e che non hanno partecipato nel 2005) hanno votato Ahmadi Nejadin in media con la stessa percentuale del 63%. Questo non può essere vero. Perché? La risposta è: demografia.
I votanti di Ahadi Nejad provengono da due gruppi: gli ultraconservatori e la gente delle aree rurali e delle perieria. La partecipazione di questi gruppi alle votazioni non sono cambiate significativamente. Questi hanno sempre votato e sempre voteranno per i candidati conservatori. Gli "swing voters" vengono dalla classe media colta che vive nelle città. Queste persone o stanno a casa oppure votano per i riformisti. Così quando la percentuale di partecipazione aumenta, aumenta anche il voto verso i candidati riformisti.
Nel 2009, 12 milioni di persone sono andate a votare. Basandosi sulla demografia dei nuovi votanti e sui risultati elettorali, Ahmadi Nejad non può aver vinto con più del 40% dei voti. Questo significa che, se è ruscito a mantenere i 17 milioni di elettori del 2005, il miglior risultato che si sarebbe potuto aspettare non avrebbe dovuto superare i 22 milioni (che sarebbero bastati comunque per una vittoria).
D'altra parte, Ahmadi Nejad ha perso consensi durate le due ultime settimane di campagna elettorale. I dibattiti televisivi non hanno giocato a suo favore. Inoltre in queste settimane molte persone hanno cambiato idea e hanno deciso di andare a votare. Molti di loro non avevano mai votato negli ultimi trent'anni.
Basandosi su questi numeri e sull'ipotesi che l'alto tasso di affluenza alle urne favorisce i riformisti, la gente è scioccata nel vedere Ahmadi Nejad uscire fuori dalle elezioni vittorioso. Agli occhi dell'elettore medio (specialmente nelle grandi città) questo può voler dire solo una cosa: c'è qualcosa che non quadra.
Dove sono le pistole fumanti?
La verità è che nessuno lo sa. Non è ancora chiaro a nessuno perché nessuno è in grado di trovare prove evidenti di imbroglio. Intanto il Ministro degli Interni, in carica in queste elezioni, ha rifiutato di pubblicare i risultati dettagliati dei distretti. E, anche se lo facesse, questo non li aiuterebbe. La loro credibilità è seriamente danneggiata, e qualsiasi numero che viene fuori a supporto dei risultati ufficiali viene immediatamente tacciato come falso.
D'altra parte, il partito di Mousavi obietta che i suoi rappresentanti non sono stati presenti allo spoglio delle schede (il Ministro degli Interni contesta quest'affermazione). Questo significa che hanno ben poco da mostrare per rafforzare la forte dichiarazione che stanno facendo. La cosa migliore che possano fare è sollevare domande indagatorie. Una di queste esce fuori da una minoranza Azeri (Mousavi è un Azeri). Storicamente, il popolo degli Azeri hanno sempre votato sproporzionalmente per i candidati Azeri. Quest'anno, tuttavia, Mousavi ha vinto nelle province Azeri con un margine notevolmente ridotto (tra il 52% e il 51%).
Un altro punto che viene sollevato è che in alcuni posti il numero dei voti eccede il numero dei votanti di addirittura il 40%. Secondo il Ministro degli Interni, questo è dovuto al fatto che le persone potrebbero esser tornate dall'estero al loro paese per votare.
Infine, la più pesante dichiarazione che è uscita dal partito di Mousavi è l'accusa di golpe. Nella prima conferenza stampa di venerdì notte ha dichiarato che lui è il vincitore, e ogni altro risultato ufficiale è da considerarsi fraudolento. Ha anche chiesto alle persone di uscire per strada e rimanervi finchè non verrà detta la verità. Questa è la prima volta in trent'anni che una persona (che fa parte ad ogni modo della classe dirigente) ha invitato apertamente il popolo alla resistenza civile.
Praticamente ha dichiarato che un qualche elemento all'interno del sistema è rimasto sorpreso e insoddisfatto dei risultati e ha deciso di cambiarli durante la notte. Ciò che ha fatto in modo che la gente gli credesse è stato un annuncio sul Revolutionary Guards di giovedì (il giorno dopo delle elezioni) nel quale veniva dichiarato che non sarebbe stata tollerata una "rivoluzione colorata". Hanno anche annunciato un "servizio di sicurezza" a Theran per sabato (che è in pratica un avviso alla popolazione che le forze armate sarebbero scese in strada per dimostrare il proprio potere). Hanno anche disabilitato il sistema di invio si SMS e staccato i segnali telefonici a partire da venerdì mattina. Suona un po' come se l'avessero preparata.
Questi sono i fatti significativi. Mousavi ha fatto una mossa incisiva, e ha portato milioni di persone in strada. Ha messo la sua vita, e la stabilità del regime al quale è fedele, in pericolo. Deve per forza sapere qualcosa. Apparentemente sembra non avere prove evidenti di imbroglio. Ma deve avere per forza qualcosa i mano per fomentare questi moti. Ma nessuno sa cos'è.
Il sistema politico in Iran è molto complicato. Anche le dinamiche tra i giocatori chiave in questa partita sono molto complicate. Molte dispute negli ultimi trent'ani sono state risolte a porte chiuse. Questa è la prima volta che un disaccordo tra le fazioni del regime sfociano in strada e vengono riprese dai media di tutto il mondo. Questo rende molta gente del regime estremamente nervose.
Cosa succederà?
A dispetto delle proteste contro i risultati ufficiali di sabato, il leader [religioso NdR] si è congratulato col vincitore, e con ciò ha confermato il risultato. Anche se più tardi ha chiesto al Guardian Council di guardare alle proteste, ha anche menzionato il fatto che dal suo punto di vista questo è il puro spirito delle elezioni. Il supporto al leader [religioso NdR] e il disaccordo con le proteste hanno effettivamente eliminato la possibilità di una risoluzione di pace nella disputa con il sistema politico iraniano.
In una conferenza stampa Ahmadi Nejad ha dichiarato che l'Iran è "lo stato più stabile del mondo". Non ha rimarcato ulteriormente la questione, stavolta. L'Iran era un paese stabile fino a sabato. Ma la cattiva amministrazione nella gestione delle elezioni e le dispute conseguenti hanno cambiato tutto per sempre. Centinaia di persone sono sulle strade ogni giorno. Sono state attaccate dalla Basji Milita in molte università. Da domenica, almeno 15 persone sono state dichiarate morte (7 di loro sono studenti che sono stati attaccati nel loro dormitorio). E tutto ciò di fronte agli occhi di tutto il mondo. Potete immaginare quanto sia grandioso vedere i giocatori di calcio mostrare la loro solidarietà alla popolazione indossando polsini verdi in giochi internazionali (e rischiando la loro futura carriera). Questo significa che la protesta ha raggiunto anche i viziati bambini ricchi del nord di Theran.
Dal mio punto di vista la preghiera del venerdì sarà l'evento chiave da osservare. Il leader supremo sarà lo speaker della preghiera del venerdì. Mousavi e Karroubi (l'altro candidato riformista) hanno chiesto ai loro sostenitori di manifestare durante la preghiera, e fare in modo che il leader ascolti la loro voce direttamente. Ciò che il leader ha da dire e il modo in cui lo dirà determinerà la direzione che seguiranno gli eventi. Ad ogni modo qualcuno dovrà concedersi e fare compromessi, altrimenti correrà ancora sangue. Qualsiasi cosa ne venga fuori, l'Iran è cambiato per sempre. Ahmadi Nejad è sicuro di questo.
Lettera da Theran
Cari tutti,
da più di una settimana Teheran è in ebollizione e i sostenitori di Moussavi hanno organizzato grandi raduni in ogni parte della città, cordoni di persone vestite di verde lungo la Vali-e Asr (circa 20 km di strada), hanno distribuito volantini e inventato slogan davvero divertenti contro il Presidente in carica.
Il clima era splendido, al bar non si parlava d'altro, in taxi non si poteva entrare senza prima essersi preparati un discorso convincente, le edicole erano prese d'assalto da avidi lettori e la partecipazione sembrava veramente dovesse dare lezioni di democrazia a un occidente raramente così entusiasta delle proprie istituzioni.
Due giorni prima delle elezioni un'enorme manifestazione pacifica di studenti colorati, guidata dall'Università di Teheran ha occupato le strade, bloccando completamente le grandi arterie della città. Quella notte non sono nemmeno riuscita a tornare a casa e sono stata ospitata da amici di amici irano-francesi dopo una camminata notturna di circa 15 km.
Poi le elezioni.
Con il Primo Segretario X, un'amica e un giornalista italiano, siamo andati a visitare alcuni seggi e le code erano impressionanti, qualcuno ha aspettato più di 3 ore per votare. Le strade delle scuole e delle moschee, diventate seggi elettorali, erano affollate da una varietà incredibile di tipi umani: la donna col chador nero fino ai piedi ma con un piccolo braccialettino verde smeraldo legato al polso, il mullah dallo sguardo sfuggente, gli studenti eccitati e le ragazze perfettamente truccate per il gran giorno. Ci sono cose che una donna non può fare senza rossetto, si diceva in un film.
L'attesa serale tutti intorno alla televisione ad aspettare la chiusura dei seggi. Poi salta la luce per un'ora e mezza, i telefoni si rifiutano di inviare gli sms. Ho aspettato sveglia i risultati parziali e i commenti che la mia amica metteva in tempo reale su internet, dalla sede di un famoso giornale riformista.
I risultati hanno preso tutti di sorpresa ma la mattina regnava una tesa tranquillità. Tanto che io, l'idiota, ho deciso di fare una passeggiata e poi scendere a sud per fare un po' di shopping e annegare lo sconforto e la delusione del ben più sano consumismo.
Y, un amico francese, mi ha chiamato verso le sei, non poteva tornare a casa, la polizia aveva bloccato il suo quartiere e all'Ambasciata francese si parlava dell'arrivo di 250.000 uomini dei corpi speciali verso Teheran. I corpi speciali sono vestiti di nero. L'intera uniforme, con coprispalle e elmetto integrale, ricorda ironicamente il cattivo di Star wars.
Y mi ha detto di andarmene da lì ma io avevo appuntamento con Q, l'altro stagista dell'ambasciata e sono andata lo stesso. Siamo andati insieme verso la stazione dei taxi per tornare a casa ma tra noi e la stazione si preparava la guerra civile. La guerra vera. Di fronte all'Università di Teheran i cori "morte al dittatore" riempivano l'aria, qualche centinaio di studenti agitavano cartelli mentre almeno una cinquantina di uomini dei corpi speciali si erano schierati intorno all'entrata principale della facoltà, famosa per la dura repressione del '99. Ci siamo avvicinati un po', la massa di manifestanti era sempre più numerosa e prima che ci rendessimo conto di cosa stava succedendo la prima carica della polizia ci ha letteralmente travolto. I fumogeni hanno oscurato l'aria tra le prime gocce di pioggia e ci siamo trovati tra centinaia di persone in corsa.
Q mi ha preso il braccio e mi sono trovata contro il muro mentre davanti a me tutti correvano, alcuni studenti erano trascinati via dalla polizia segreta che fino a quel momento sembrava un gruppetto di semplici passanti in borghese.
Uno studente era appena morto in Fatemi street, la parallela di Enqelab Road, la Via della Rivoluzione, dove mi trovavo io.
Tre cariche dopo la polizia ci aveva spinto fino ad una piazza immensa dove molti ragazzi col volto coperto da stoffa verde, per difendersi dal gas, bruciavano cassonetti della spazzatura bloccando completamente la strada. Poi sono arrivati anche i soldati neri in motocicletta e hanno incomiciato a manganellare la gente a caso. Attimo di panico quando un soldato ci ha avvicinato con lo sguardo inquieto di chi non ha mai compreso la differenza tra spia e straniero. Dopo avergli rivolto un sorrisone da coppietta di turisti tedeschi siamo corsi dentro l'Università, il cui ingresso è normalmente proibito agli stranieri, da un'entrata laterale. I gruppi di studenti si spostavano da un'uscita all'altra come formiche ma trovavano un momento per sfilare il passmontagna e chiederci da dove venivamo per poi scusarsi educatamente del casino, come si trattasse del volume troppo alto di uno stereo.
Finalmente raggiungiamo il taxi ma l'autostrada, una delle tante che si intrecciano dentro i confini della città, è bloccata da migliaia di macchine che suonano il clacson, procedendo a passo d'uomo, per almeno dieci chilometri.
Parecchio tempo dopo arriviamo a fine corsa ma la piazza è bloccata dalle transenne dell'esercito, il taxi fa il giro largo e quando scendiamo ci ritroviamo nella stessa situazione in cui eravamo alla partenza. Cassonetti in fiamme, centinaia di persone che urlano, donne che rivolgono a Ahmadinejad insulti irripetibili. Piazza Tajrish non è diversa da Enqelab, a 20 km di distanza. Si presume che anche nella strada che le unisce, la più lunga del medioriente, la situazione non sia più calma. Al ritorno a casa veniamo a sapere che altre due persone sono morte, proprio a Tajrish, pochi metri da casa mia.
Questo è quanto, Q è rimasto da me al nord e oggi al risveglio di nuovo sembrava tutto tranquillo. Ho comprato il giornale, la notizia del giorno è che Russel Crowe ha deciso di girare Robin Hood diretto da Ridley Scott. A colazione un brasiliano ha raccontato di aver visto i corpi speciali, i "neri", picchiare un ragazzo con un bambino di pochi mesi in braccio. Un giornalista neozelandese diceva invece di aver visto i manifestanti caricare la polizia e di aver visto l'esercito dei Pasdaran negare aiuto ai basiji, volontari per la difesa della Rivoluzione islamica, che picchiavano i manifestanti. Forse qualcosa sta cambiando davvero e se anche solo una parte del corpo dei Pasdaran, braccio armato della Guida Suprema, si schierasse con il movimento di Moussavi, ci sarebbe davvero uno spiraglio per vedere l'altra faccia dell'Iran.
Se questi movimenti di protesta avessero un leader e un'organizzazione potrebbe davvero cambiare tutto il sistema, o almeno spingere a nuove elezioni. Spero che qualcuno, non necessariamente in Iran, magari dietro una scrivania dall'altra parte del mondo, se ne stia occupando.
Ciao a tutti,
Libera
mercoledì 17 giugno 2009
Le scosse di D'Alema
La nota del premier dopo le rivelazioni su un'inchiesta della procura di Bari che indaga per induzione alla prostituzione
Berlusconi, nuovo attacco ai giornali: "Spazzatura, non mi condizionerà"
In alcune intercettazioni imprenditori parlerebbero di soldi versati a ragazze per partecipare a feste nelle abitazioni sarde e romane del presidente del Consiglio
ROMA - "Ancora una volta si riempiono i giornali di spazzatura e di falsità. Io non mi farò certo condizionare da queste aggressioni e continuerò a lavorare, come sempre, per il bene del Paese". Questa volta a far arrabbiare Silvio Berlusconi, che in una dichiarazione diffusa oggi attacca nuovamente la stampa, è il Corriere della Sera, con le notizie, riportate in prima pagina, sull'inchiesta della procura di Bari relativa ad appalti nel settore sanità concessi in cambio di mazzette, con intercettazioni nelle quali alcuni imprenditori coinvolti parlerebbero di soldi versati a ragazze per partecipare a feste nelle abitazioni romane e sarde di Silvio Berlusconi. Sarebbe questo il cuore del "complotto" che agiterebbe l'entourage del Presidente del Consiglio. E dall'ufficio di presidenza del Pdl arriva "totale solidarietà" al premier, "anche oggi anche oggi oggetto di un attacco scandalistico tanto privo di fondamento quanto estraneo ai temi di una corretta valutazione dell'operato di un leader politico e del suo movimento".
Le telefonate. Il titolare di un'azienda, la Tecnhospital - società barese che si occupa della fornitura di tecnologie ospedaliere, su cui la procura pugliese indaga per stabilire se sia stata favorita negli appalti - avrebbe avuto rapporti con Berlusconi nel corso degli anni, riferisce il Corriere. E in alcuni colloqui telefonici, l'imprenditore avrebbe parlato delle feste, cui era invitato del premier, e avrebbe tenuti i contatti con ragazze che venivano invitate a partecipare a questi eventi nelle residenze di Berlusconi, con riferimenti anche al versamento di soldi a quelle che decidevano di andare, tutti da verificare.
L'intervista. Il quotidiano intervista una ragazza, Patrizia D'Addario, che racconta (sostenendo di avere registrazioni che lo provano) di aver ottenuto denaro e una candidatura alle elezioni baresi dopo due feste a palazzo Grazioli. La D'Addario, candidato consigliere comunale per la lista "La Puglia prima di tutto", che appoggia il candidato sindaco del Pdl Di Cagno Abbrescia, dice di poter provare la sua presenza a Palazzo Grazioli. Una delle due occasioni fu la sera dell'elezione di Barack Obama.
Dice di essere stata pagata per andare a Roma e di aver incontrato il premier insieme ad altre ragazze. "Un mio amico di Bari mi ha detto che voleva farmi parlare con una persona che conosceva, per partecipare ad una cena che si sarebbe svolta a Roma. Io gli ho spiegato che per muovermi avrebbero dovuto pagarmi e ci siamo accordati per 2.000 euro. Allora mi ha presentato un certo Giampaolo", dice la D'Addario. Arrivata a Roma, sostiene di essere stata prelevata da un autista e portata da Giampaolo. "Con lui e altre due ragazze siamo entrati a Palazzo Grazioli in una macchina coi vetri oscurati. Mi avevano detto che il mio nome era Alessia", racconta ancora al Corriere. Poi "siamo state portate in un grande salone e lì abbiamo trovato tante ragazze, saranno state una ventina. Come antipasto c'erano pezzi di pizza e champagne. Dopo poco è arrivato Silvio Berlusconi". La D'Addario dice di aver ricevuto solo 1.000 euro dei 2.000 pattuiti "perché non ero rimasta".
La seconda volta, invece, si è trattenuta. "E' stato sempre Giampaolo a organizzare tutto... Con l'autista ci ha portato nella residenza del presidente, ma quella sera non c'erano altre ospiti. Abbiamo trovato un buffet di dolci e il solito pianista. Quando mi ha visto Berlusconi si è subito ricordato del progetto edilizio che volevo realizzare", di cui avevano discusso la volta precedente, secondo quanto riferisce. "Poi mi ha chiesto di rimanere", racconta. Per dimostrarlo assicura: "Ho le registrazioni dei due incontri".
(LINK all'intervista su corriere.it)
Indagini a Bari: "induzione alla prostituzione". Intanto, fonti ufficiose della Procura di Bari confermano che è in corso un'indagine per induzione alla prostituzione in luoghi esclusivi di Roma e della Sardegna. L'inchiesta, che coinvolge i responsabili della Technospital, Gianpaolo Tarantini ed il fratello Claudio, sarebbe scaturita da elementi acquisiti nell'ambito di accertamenti per presunti episodi di corruzione relativi a forniture di protesi.
Nell'inchiesta si ipotizza che l'imprenditore abbia contattato e inviato in residenze private alcune ragazze. Il titolare delle indagini è il pm Giuseppe Scelsi, che nell'inchiesta originaria ipotizza i reati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione. Queste ipotesi criminose vengono contestate ai due imprenditori in concorso con Silvia Tatò, titolare di alcuni centri di riabilitazione, e a Vincenzo Patella, primario di ortopedia del Policlinico di Bari.
(17 giugno 2009)
(LINK alle confuse dichiarazioni post-gossip)
I carcerati di Guantanamo
Gli ex detenuti di Guantanamo nel loro paese d'origine sono considerati terroristi.
Finora solo le isole Bermuda e l'isola Palau avevano accettato di ospitare gli ex detenuti, anche se tra remore e contestazioni. Ma Palau, uno dei più piccoli Stati del mondo, conta solo 20 mila abitanti, e sta accogliendo praticamente dei profughi politici; l'Unione Europea è mezzo continente con 500 milioni di persone che possono circolare liberamente, e non si sa "chi ci stiamo prendendo".
LINK
Guantanamo, Obama: in Italia 3 detenutiOra, io mi domando... ma il signor b. pensa di fare tutto da solo? Il suo ministro dell'Interno e il ministro degli Esteri non solo sembrano non essere d'accordo, sembrano anzi proprio cascare dalle nuvole:
Il presidente degli Stati Uniti ha ringraziato il nostro Paese per l'accordo raggiunto. La decisione è stata resa nota al termine dell'incontro, nella sala ovale della Casa Bianca, con Silvio Berlusconi
Barack Obama ha ringraziato pubblicamente l'Italia per la decisione di accogliere tre prigionieri e per aver contribuito a convincere l'Europa a creare nuove regole di diritto internazionale. L'accordo è stato reso noto al termine dell'incontro, nella sala ovale della Casa Bianca, con Silvio Berlusconi. Obama sta premendo sui partner esteri perchè accolgano alcuni detenuti che non possono tornare nei Paesi d'origine per il timore di trattamenti inumani.
LINK
Guantanamo, in Italia tre detenuti
L'annuncio da Obama, Maroni dice no
"Non siamo tanto d'accordo, purtroppo anche qui l'Europa ha dimostrato di non esserci". E' la reazione del ministro dell'Interno Roberto Maroni alla disponibilità, data dal premier Berlusconi nel corso del suo colloquio con il presidente Usa Obama, ad accogliere in Italia tre detenuti di Guantanamo. "Ogni Paese va per conto suo: ad esempio, se li prende la Francia arrivano senza che possiamo far nulla per impedirlo", ha spiegato il ministro.
Nel motivare il suo no, Maroni fa riferimento all'accordo di Schengen, che dal 1995 ha eliminato i controlli migratori tra i Paesi aderenti, e in particolare, ai governi spagnolo e francese che hanno già dichiarato che accetteranno alcuni ex detenuti, dando loro anche un permesso di soggiorno umanitario.
Per il nostro Paese la situazione è diversa: da noi dovrebbero arrivare detenuti che hanno pendenze penali anche verso la giustizia italiana e che, una volta messo piede sul nostro suolo, verranno accompagnati dietro le sbarre.
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GUANTANAMO: FRATTINI, NON CONOSCO NOMI DETENUTI E SE SARANNO TRESulle modalità, chi ne parla la mette in questi termini:
Roma, 16 giu. - (Adnkronos) - "Non conosco ancora i nomi dei detenuti e se saranno tre o un numero diverso tre". Lo ha precisato il ministro degli Esteri Franco Frattini, all'indomani dell'annuncio a Washington del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sull'arrivo in Italia di tre ex detenuti di Guantanamo. "Non c'e' ancora alcuna richiesta ufficiale" da parte americana, ha insistito il titolare della Farnesina, precisando che i nomi circolati nei giorni scorsi sono quelli di due tunisini di cui la procura di Milano aveva chiesto l'estradizione agli Stati Uniti, ma "non sappiamo ancora" se saranno quelli consegnati all'Italia.
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In Italia tre detenuti di GuantanamoNon può mancare anche un bel FORSE tra i titoli:
Sì di Maroni: andranno subito in carcere
ROMA (16 giugno) - Dopo la polemica sull'arrivo in Italia di tre detenuti di Guantanamo, dopo l'accordo siglato lunedì a Washington tra il premir Silvio Berlusconi e il presidente americano, Barack Obama, arriva anche l'ok di Maroni che ha posto come condizione il trasporto immediato in carcere dei detenuti.
Tre tunisini - Riadh Nasri, Moez Fezzani e Abdul bin Mohammed bin Ourgy - due dei quali indagati dalla procura di Milano che li accusa di aver fornito supporto logistico ad una cellula legata al gruppo Salafita, i detenuti di Guantanamo in arrivo in Italia. Secondo quanto si apprende i nomi dei tre sono già stati individuati anche se per il loro arrivo «ci vorrà tempo».
Ordinanza di custodia in Italia. Su tutti e tre pende un'ordinanza di custodia cautelare in carcere della procura di Milano. L'ordinanza nei confronti di Nasri e Fezzani è stata emessa nel giugno del 2007 dal Gip Guido Salvini su richiesta del pm Elio Ramondini, con l'accusa di associazione a delinquere, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e altri reati aggravati dalla finalità di terrorismo. I due sono accusati di aver fornito supporto logistico ad una cellula del gruppo Salafita per la predicazione e il combattimento, che avrebbe reclutato persone destinate al martirio nei paesi in guerra. I fatti risalgono ad un periodo tra il 1997 e il 2001 e le indagini del Gico della Guardia di Finanza avevano accertato che per autofinanziarsi, il gruppo ricorreva anche allo spaccio di droga. Anche Ourgy, nei cui confronti c'è un provvedimento di arresto della magistratura milanese, avrebbe avuto dei legami, sempre a Milano, con persone dedite a reclutare volontari per l'Iraq e l'Afghanistan: la circostanza emerge da documenti dell'intelligence militare americana secondo i quali dei dieci tunisini detenuti ancora a Guantanamo, almeno cinque si trovano al centro di indagini della magistratura italiana.
Subito in carcere. Una volta arrivati in Italia i tre andranno dunque immediatamente in carcere, probabilmente a Voghera o a Parma, in regime “As2”, che significa «Alta sicurezza, secondo livello» e cioè il circuito creato ad hoc per gli indagati, gli imputati o i condannati per terrorismo, anche internazionale. E proprio la certezza che finiranno dietro le sbarre, si apprende da fonti governative, ha “ammorbidito” il ministro Maroni, da sempre contrario all'ipotesi di accogliere i detenuti di Guantanamo.
Frattini. Conferma indiretta del ministro degli Esteri. «Le preoccupazioni» del ministro degli Interni, ha notato il capo della diplomazia italiana, «si collegano ad un aspetto» e cioè che «queste persone, salvo che non siano sotto inchiesta in Italia per altri motivi, sono persone libere» di circolare in area Schengen. Un problema superato, appunto, dal fatto che sui tre ci sono inchieste nel nostro paese. Poi, aggiunge Frattini, «la decisione è di Berlusconi» perchè «come è ovvio, la sintesi la fa il capo del governo». Le cose, però, non sono andate così secondo il segretario del Pd Dario Franceschini. «C'è un impegno internazionale del presidente del Consiglio - dice - e il suo ministro dell'Interno lo contraddice a migliaia di chilometri di distanza. Si mettano d'accordo».
Il no di Maroni. «Non siamo tanto d'accordo sul prendersi in carico i detenuti di Guantanamo», aveva ribadito ieri il ministro dell'interno, Roberto Maroni.
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Tre detenuti di GuantanamoCredo che i nostri governanti dovrebbero fare un po' di chiarezza (anche su altro, ma questa è un'altra storia...), dato che l'accogliere come uomini liberi gli ex-detenuti di Guantanamo è un argomento secondo me di interesse ESTREMAMENTE pubblico.
forse trasferiti in via Burla
E' una delle ipotesi per i tre tunisini che saranno trasferiti da Guantanamo (che Obama vuole chiudere) in Italia. Dovranno essere detenuti in un penitenziario "Alta sicurezza, secondo livello"
Forse saranno trasferiti nel carcere di Parma i tre tunisini detenuti nel carcere di Guantanamo. E' una delle numerose ipotesi in campo: è presto per dire in quale penitenziario andranno i tre maghrebini che da Guantanamo arriveranno in Italia, dove saranno subito arrestati. Quel che è certo - viene fatto notare in ambienti del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap) - è che finiranno in 'AS2'. L'acronimo sta per "Alta sicurezza, secondo livello", vale a dire il nuovo circuito creato 'ad hoc' per gli indagati, gli imputati o i condannati per terrorismo, anche internazionale, o per eversione dell'ordine democratico attraverso atti di violenza. Il carcere di via Burla fa parte di questo circuito di alta sicurezza.
In base a questo nuova classificazione penitenziaria - introdotta da appena un mese con una circolare del capo del Dap, Franco Ionta, e del responsabile della direzione generale detenuti, Sebastiano Ardita - i tre presunti terroristi tunisini Riadh Nasri, Moez Fezzani e Abdul bin Mohammed bin Ourgy, per i quali pende un mandato di arresto chiesto dalla procura di Milano, non potranno finire nella stessa sezione dove si trovano esponenti di spicco di associazioni mafiose. La nuova circolare ridefinisce, infatti, i criteri di assegnazione dei detenuti ritenuti piu' pericolosi, ma per i quali non ci sono (o non esistono più) i requisiti per il regime penitenziario in assoluto piu' duro, quello del 41 bis.
Credo non possano esimersi adesso, in un periodo in cui va così tanto di moda respingere gli immigrati i quali, per quanto mi riguarda, potrebbero pure essere tutta gente onesta, moda causata della fobia collettiva di essere stuprati o uccisi da qualche delinquente extracomunitario (a tal proposito, volevo ricordare ai razzisti in ascolto e alla Guardia Nazionale Italiana che la Romania fa parte dell'Unione Europea) e che è stata instillata un po' per volta in un popolo già impaurito di suo attraverso la mancanza d'informazione.
martedì 16 giugno 2009
Totò contro i quattro
Ora d'aria
di Marco Travaglio
l'Unità, 15 giugno 2009
La lettura degli house organ berlusconiani è sempre molto affascinante. Ma lo sarà sempre più, col progredire della sindrome da Bagaglino che porterà presto Al Tappone a presentarsi a un summit internazionale con un pitale in testa, un camicino modello Gheddafi e uno spazzolone in mano per proclamarsi imperatore delle galassie. Appena spara una cazzata, i dipendenti accorrono per esibire le prove della medesima.
Ieri Il Giornale titolava: «I segreti del piano eversivo anti-Berlusconi», indicando i quattro nemici che tramano per sostituirlo con «un non eletto». Per la precisione: «veline, Mills, minorenni e voli di Stato». Nella fretta il capocomico Giordano ha dimenticato Veronica e Kakà, ma già i suddetti Quattro bastano a mettere in seria discussione la legge Basaglia. Infatti le veline, le minorenni, Mills e i voli di Stato sono roba di Al Tappone. Resta da individuare il «non eletto» che dovrebbe sostituirlo (a proposito: dichiaro fin da ora che voterò per lui, chiunque egli sia). Cossiga, con la proverbiale lucidità, lo indica in Mario Draghi (magari).
Nei prossimi giorni, forse già alla Casa Bianca o al G8, il premier denuncerà un complotto dei venusiani ai suoi danni. Il Giornale, Panorama, Tg4, Tg5, Tg1, Tg2, Studio Aperto e Chi intervisteranno stuoli di extraterrestri per confermarlo. Il bello di questi Pulitzer arcoriani è che non temono di perdere la faccia: l’hanno già persa da tempo. Clemente J.Mimun dà del «bugiardo» a Santoro per aver detto ad Annozero che il Tg5 non aveva trasmesso l’intervento di Grillo al Senato. E, per «ristabilire la verità», mostra un servizio che dimostrerebbe il contrario: in realtà nel servizio c’è solo la voce del cronista che racconta con parole sue quel che avrebbe detto Grillo, di cui non si sente neppure un monosillabo. Quindi Santoro ha detto il vero e Mimun, mentre «ristabiliva la verità», mentiva. Del resto sulla “verità” formato Mediaset circolano su YouTube alcuni fuorionda illuminanti. Meraviglioso quello della serata elettorale, in cui Gioacchino Bonsignore del Tg5 chiede a un collega i risultati del Pdl alle politiche 2008 per confrontarli con quelli delle Europee, ma precisa che «è solo una curiosità, mica lo diciamo». Sennò si capisce che il padrone ha perso tre punti. Strepitoso Luigi Galluzzo di Studio Aperto, che studia a memoria una balla da raccontare ai poveretti che lo guardano: «Escono le motivazioni del processo Mills in cui Berlusconi fu assolto». Purtroppo Berlusconi non fu nemmeno processato, per Lodo ricevuto. Ma, si sa, Mediaset è lì per «ristabilire la verità».
Ps. Un mese fa, con la scusa della par condicio, Daria Bignardi tagliò l’intervista a Vauro e a Beatrice Borromeo, ma giurò di trasmetterla nell’ultima puntata dell’Era glaciale: infatti, nell’ultima puntata, ha intervistato il giornalista Calabresi, il cantante Morgan, il velista Malingri e lo scrittore Lolli. Vergogniamoci per lei.
La citazione troppo fantastica che mancava a Travaglio
b) il comma 2 è sostituito dal seguente:
«2. Quando l’azione penale è esercitata nei confronti di un ecclesiastico o di un religioso del culto cattolico, l’informazione è inviata all’autorità ecclesiastica di cui ai commi 2-ter e 2-quater.»
c) dopo il comma 2 sono inseriti i seguenti:
«2-bis. Il pubblico ministero invia l’informazione anche quando taluno dei soggetti indicati nei commi 1 e 2 è stato arrestato o fermato, ovvero quando è stata applicata nei suoi confronti la misura della custodia cautelare; nei casi in cui risulta indagato un ecclesiastico o un religioso del culto cattolico invia, altresì, l’informazione quando è stata applicata nei suoi confronti ogni altra misura cautelare personale, nonché quando procede all’invio della comunicazione di cui all’articolo 369 del codice.
2-ter. Quando risulta indagato o imputato un Vescovo diocesano, prelato territoriale, coadiutore, ausiliare, titolare o emerito, o un Ordinario di luogo equiparato a un Vescovo diocesano, abate di una abbazia territoriale o sacerdote che, durante la vacanza della sede, svolge l’ufficio di amministratore della diocesi, il pubblico ministero invia l’informazione al Cardinale Segretario di Stato.
2-quater. Quando risulta indagato o imputato un sacerdote secolare o appartenente ad un Istituto di vita consacrata o ad una società di vita apostolica, il pubblico ministero invia l’informazione all’Ordinario diocesano nella cui circoscrizione territoriale ha sede la procura della Repubblica competente.»
Da governo.it
Mastella: Genchi ha intercettato metà degli italiani... BUGIARDO!
1) Genchi non ha intercettato nessuno ma ha incrociato dati e tabulati per precisa disposizione di un magistrato di Catanzaro (De Magistris).
2) Le utenze controllate sono solo 743 e non "metà degli italiani".
3) La procura di Roma ha dimostrato che le intercettazioni fatte verso Mastella non sono state affatto illegali ordinando il dissequestro del materiale di Genchi.
lunedì 15 giugno 2009
Cosa si contesta ai magistrati, di essere troppo efficienti?
di Lavinia Di Gianvito
Il magistrato Maria Cordova
«Abbiamo arrestato ottanta pedofili Ora sarà impossibile»
ROMA — Duecento bambini violentati, scambiati, costretti a partecipare a festini a luci rosse. Ottanta arresti e altrettante condanne, fino a vent’anni di carcere. L’inchiesta «Fiori nel fango» è quella che Maria Cordova ricorda per prima quando si tocca il tema delle microspie. Perché di una cosa l’ex procuratore aggiunto è certa: «Senza le intercettazioni, quei risultati non li avremmo mai ottenuti».
Quanto tempo sono durati gli «ascolti»?
«Almeno sei mesi. A poco a poco è emersa una catena, con pedofili che venivano a Roma anche da altre regioni».
I 60 giorni previsti adesso non sarebbero bastati?
«Assolutamente no, perché le conversazioni telefoniche non sono mai chiare. Ci possono essere quattro, cinque intercettazioni che non sono univoche. Poi, a un certo punto, arriva quella che dà un senso anche alle precedenti».
Com’è cominciata l’inchiesta «Fiori nel fango»?
«Con dei controlli nei campi nomadi: la polizia aveva notato dei bambini che venivano portati via in macchina di sera.Poi si è scoperto che maneggiavano un po’ di soldi e che dai loro cellulari risultavano parecchie telefonate ad adulti. Erano tutti maschi sui dieci anni».
Non c’è mai stato il rischio di violare la privacy?
«No, abbiamo controllato solo le persone che apparivano collegate alle nostre ipotesi di reato, pedofilia e induzione alla prostituzione minorile» .
Questo è successo in quell’inchiesta. E in generale?
«È sempre così».
Pensa che ora si dovrà tornare a metodi investigativi più «tradizionali»?
«E quali? Sono in magistratura dal ’67 e le intercettazioni ci sono sempre state. Per di più allora venivano disposte dal pm, senza l’autorizzazione di un giudice».
Oggi però sembra che siano cresciute a dismisura.
«Vent’anni fa c’era la pedofilia? Era così diffusa la corruzione? Molti reati esistevano, ma erano sommersi. Cosa si contesta ai magistrati, di essere troppo efficienti?».
(12 giugno 2009)
LINK Polizia di Stato




